sabato 31 maggio 2008
CART
Via G. Borsi 86/d , 10149 TORINO Tel. 011 4531915 - Tel.Cell. 320 0921876 - http://www.spinart.it/ - e-mail:info@spinart.it
Associazione iscritta nel registro delle
Associazioni della Città di Torino con delibera 0207710/01 del 8/10/2002
PRESENTAZIONE
Oggetto :
CART – 3a Mostra Mercato d’Arte Moderna e Contemporanea
CARMAGNOLA -Torino
Dal 7 al 16 novembre 2008
Vernissage Venerdì 7 novembre 2008
Siamo lieti di proporre alla comunità artistica nazionale questo terzo appuntamento con CART - Mostra Mercato d'Arte Moderna e Contemporanea.L'iniziativa gode del patrocinio della Regione Piemonte, della Provincia di Torino, e della Città di CarmagnolaL’evento è localizzato negli ANTICHI BASTIONI, uno spazio espositivo di elevato prestigio nella Città di Carmagnola, in provincia di Torino .La disponibilità della civica amministrazione ed i costi contenuti relativi all’area espositiva,ci permettono di proporre agli Artisti e Creativi di partecipare a questa terza edizione di CART – Mostra Mercato d’Arte Moderna e Contemporanea con un investimento minimo e facilmente ammortizzabile.Da quest'anno CART cambia formula e durata .
Per favorire ulteriormente la partecipazione degli Artisti e Creativi, abbiamo allungato la durata della mostra e l'abbiamo scomposta con la seguente formula:
Venerdì 7 novembre ore 18,00 vernissage e presentazione del 1° concorso di pittura a carattere nazionale denominato "CART - IL POUVRON D'OR" alla quale partecipano solo gli espositori di CART 2008 con un opera tra quelle esposte.
Sabato 8 e Domenica 9 novembre, Mostra Mercato CART, con la presenza degli Artisti.
Da lunedì 10 a venerdì 14 novembre, CART Mostra Statica, senza la presenza degli Artisti.
Sabato 15 e Domenica 16 novembre, Mostra Mercato CART, con la presenza degli Artisti .
Domenica 16 novembre alle ore 17,00 premiazione del concorso " CART - IL POUVRON D'OR".
Una nuova disposizione degli stand e delle griglie espositive consentirà al pubblico un percorso di visita ancora più organico e piacevole.Inoltre nelle giornate di Mostra Mercato
(Sabati e Domeniche) verranno distribuite gratuitamente ai visitatori, 5000 copie del calendario CART 2009.
E' prevista una vasta e mirata azione pubblicitaria sui media locali e nazionali e sulle principali riviste d'arte a carattere nazionale, e naturalmente sui principali portali e siti della rete internet.
L'ingresso sarà gratuito e gli orari di svolgimento della manifestazione saranno i seguenti:
Venerdì 7 dalle ore 18,00 alle 21,30
Sabato 8/15 dalle ore 10,00 alle 22,30
Domenica 9/16 dalle ore 10,00 alle 20,00
Dal lunedi al venerdì 10/14 dalle ore 15,00 alle 19,30
Andrea Diprè
Andrea Diprè con l'artista Alessio Atzeni che sarà in mostra dal7 giugno al 20 luglio
all'Ecomuseo dell'Alabastro, Castellina Marittima
SULLE TRACCE DI DORIAN GRAY
venerdì 30 maggio 2008
BANGLADESH INFERNO DI DELIZIE Di Stefania Ragusa

la S.V. alla presentazione del volume
BANGLADESH INFERNO DI DELIZIE
Collana Off the Road
Oltre all’autrice interviene Umberto Cecchi direttore dell’emittente Canale 10
Martedì 10 giugno , ore 17.30
Biblioteca delle Oblate – Via dell’Oriuolo 26, terrazza al secondo piano- Firenze
Il volume sostiene Progetto Sorriso nel Mondo Onlus
giovedì 29 maggio 2008
PRESENTAZIONE CATALOGO D'ARTE
LA PAROLA MOSTRA IL SUO CORPO
Via Miniere 34 – 10015 Ivrea
presenta
LA PAROLA MOSTRA IL SUO CORPO
Forme della verbovisualità contemporanea.
A cura di A. Accattino, L. Giuranna, G. Plazio
31 maggio – 29 giugno, Ivrea, Museo della Carale Accattino
Inaugurazione 31 maggio ore 18.30
Apertura: giovedì e venerdì, ore 16 – 19
Ad inaugurare il nuovo Museo Della Carale Accattino sarà una mostra dedicata alle relazioni tra parola e immagine nell'arte contemporanea.
Fenomeno parallelo alle arti visive e agli sviluppi più sperimentali della poesia contemporanea, l'arte verbovisuale trova le sue origini in tempi antichissimi: dai poeti alessandrini alle sperimentazioni futuriste e avanguardiste, l'interesse per l'interazione tra segni verbali e immagini si afferma in pieno a partire dagli anni Cinquanta, e, sospinto dall'influsso dell'arte concettuale nei Sessanta, crea intorno a sé gruppi, movimenti e stili destinati a proseguire fino ai giorni nostri.
Attraverso la testimonianza di novantanove artisti ampiamente storicizzati, si tenta la ricognizione di un fenomeno che privilegia, afferma, nega, cancella, ridiscute – insomma, pone al centro – il linguaggio verbale attraverso l'espressione artistica.
L'evento è il primo episodio di un progetto triennale di mostre, approfondimenti su specifici autori e gruppi e proposte critiche sul tema della verbovisualità contemporanea.
In esposizione tele, incisioni, carte, tavole, libri d'artista e poesie oggetto realizzati nell'ultimo ventennio dai più importanti artisti italiani che si sono espressi su questo singolare e imprevedibile comparto della cultura attuale come, per citare solo qualche esempio: Nanni Balestrini, Vittore Baroni, Mirella Bentivoglio, Irma Blank, Ugo Carrega, Sergio Cena, Chiara Diamantini, Vincenzo Ferrari, Elisabetta Gut, Arrigo Lora-Totino, Ruggero Maggi, Lucia Marcucci, Anna Oberto, Martino Oberto, Giancarlo Pavanello, Sarenco, Gianni Emilio Simonetti, William Xerra, oltre ad alcuni artisti recentemente scomparsi come Vincenzo Accame, Carlo Belloli, Luciano Caruso, Giuseppe Chiari, Eugenio Miccini, Adriano Spatola, Emilio Villa. In esposizione alcune opere curiose, autentiche chicche, come Les demoiselles detournées di Lamberto Pignotti il quale ha festeggiato con un gustoso collage il centenario di Les demoiselles d'Avignon di Pablo Picasso; Paradise di Liliana Ebalginelli, libro d'artista fatto di impalpabili veli di polistirolo sui quali è stata trascritta una poesia; il libro di lamiera dal titolo La sconfitta del libro con le pagine costitute da lattine schiacciate da automobili, creato da Mirella Bentivoglio
La mostra è accompagnata da un convegno dal titolo: "Continuità e novità nella ricerca verbovisuale", cui sono invitati gli artisti presenti in mostra per rendere testimonianza della propria ricerca.
Il convegno, coordinato da Giorgio Zanchetti e Lorena Giuranna, si svolgerà il giorno dell'inaugurazione presso l'Auditorium del Liceo Classico Carlo Botta di Ivrea, Corso re Umberto 37, dalle 10 e 30 alle 13 e dalle 15 alle 17 e 30.
Durante lo svolgimento della mostra, inoltre, sono previste performance e incontri di aggiornamento con Arrigo Lora-Totino, Sergio Cena e Giorgio Maffei.
Per informazioni – tel. 0125 612658 sito internet; http://www.vivalarte.it/; e-mail: adrianoaccattino@libero.it
MUSICA E ARTE
MUSICA E ARTE
Ipotesi di un rapporto creativo
Mostra all’Istituto Superiore di Studi Musicali
“P. Mascagni”
Palazzo Gherardesca, Via G. Galilei 54, Livorno
Dal 30 maggio al 21 giugno 2008
Inaugurazione venerdì 30 maggio ore 17,30
Un incontro tra arte e musica non è certo evento inedito, visto che è stato raccontato da una infinita serie di figurazioni che trascorrono tutta la storia dell’arte. In particolare, nell’arte contemporanea si registra un intervento della musica nella struttura dell’opera d’arte, fino a ipotizzare un ruolo positivo alla sua assenza (si veda, ad esempio, l’esperienza di Cage).
In questo scenario di reciproche contaminazioni si inserisce la scelta di Giorgi e Marino di esporre i propri lavori visivi nel contesto “forte” dell’Istituto Mascagni, la realtà musicale più prestigiosa della città di Livorno. Gli artisti interpretrano in modo originale il rapporto tra contenente e contenuto, poiché il primo accoglie le opere visive, ma queste finiscono per assorbire l’aura del locus.
L’approccio di Fabrizio Giorgi con la musica è “fisico” e diretto. I suoi Strumenti metropolitani sono strumenti musicali, ma sono anche testimonianza di vita, costruiti con materiali delle discariche piegati ad una specificazione musicale ironica, comunque sostanziale; da essi emanano suoni duri, che, però, sono i suoni del mondo, e non possono essere ignorati da chi conosce la vita densa e aspra che pure scorre dentro la composizione da auditorium. Le opere di Giorgi impostano con il luogo un rapporto intenso, a tratti paradossale, che induce il visitatore a prendere atto della incongrua natura degli oggetti, ma anche della loro identità legata agli effetti sonori da essi prodotti,
Il rapporto di Giovanna Marino al mondo della musica è, invece, lirico, consonante, teso alla ricerca dell’anima della musica, individuata nell’armonia dei rapporti tra pure forme geometriche.. È una ricerca che scende nel profondo, investe lo scenario psicologico che sta a monte della composizione musicale e procede individuando nuclei linguistici dotati di propria “voce”, frasi e gruppi sonori che l’artista definisce Isole musicali. Il processo di reciproco condizionamento non è, in Marino, rude ed esplicito, ma indiretto e mediato, per questo stimolante, ricco di aperture armoniche piuttosto che di convenzionali rappresentazione di forme.
Bruno Sullo
Maricontromari
Si tratta di un progetto espositivo itinerante in cui artisti di Genova, Pisa, Amalfi e Venezia si 'fronteggiano' a memoria delle battaglie fra le Repubbliche Marinare. Gli artisti partecipanti sono Alfredo Maiorino, Mimmo Padovano; Andrea Morucchio, Natasa Radovic, Luca Vascon; Alberto Martini, Cecco Ragni, StudiOlo (Simone Galluzzi, Francesco La Francesca, Matteo Tosi, Giulio Tosi); Lorenzo Biggi, Guido Castagnoli e Davide Ragazzi.
Luisa Dufour
Relazioni Esterne
Mu.MA - Istituzione Musei del Mare e della Navigazione
tel. 010 2512435, 338 4800273
RENATO SCIOLAN

SCIOLAN
Di origine francese, Renato Sciolan, è nato Bari nel 1950 dove attualmente vive e lavora.
Ancora dodicenne si avvicinò al mondo studiando e sperimentando tecniche scultoree e incisorie che si resero fondamentali per il prosieguo del suo operato.
Si definisce pittore impressionista - chiarista e predilige dipingere i paesaggi senza, però, trascurare le figure e le nature morte.
La sua è una continua ricerca di nuovi modi espressivi di pittura che alternano il figurativo all'astratto, le figure con paesaggi. Nascono cosi, "brani di pittura" di varia forma e intensità.
E' un pittore in continua ascesa. Il suo nome compare su numerosi cataloghi d'arte sia nazionali che esteri
Numerose, ogni anno, le partecipazioni a rassegne d'arte.
Fra sogno e realtà:Sin in dalla sua nascita, avvenuta a Bari, nel 1950 Renato Sciolan ha sempre esternato un sentimento artistico che, col passare degli anni, è diventato sempre più intenso fino a caratterizzare la sua produzione artistica. Discendente dal 1800 da una delle più antiche famiglie circensi, tale tradizione familiare si interrompe allorchè il padre Ubaldo, si allontanò dalla propria famiglia per espletare il servizio di leva in concomitanza del periodo bellico.
Milite in Puglia, conobbe la sua futura moglie, a fine leva e sposati ritornarono al circo, il periodo triste ed infausto fu determinante per una scelta di un lavoro più quotidiano, più tranquillo e meno nomade, egli quindi per amore lascio il circo per non fare più ritorno.
Renato Sciolan, però, è sempre stato legato al circo, sia per i racconti del genitore, sia per le visite presso i familiari; sovente infatti, per il proprio piacere e grazie alla complicità dei suoi cugini e zii, ancora artisti circensi, sino all'età di 18 anni era solito indossare abiti di scena da clown e partecipare agli spettacoli, e così tra gioco e realtà, egli sentiva in se un eco, forse quello di realizzare un vecchio sogno.
Un sogno a cui Renato Sciolan è ancora legato; in ogni sua opera ritroviamo aspetti contrastanti del suo carattere, tipici di chi svolge (ha svolto o avrebbe voluto svolgere) l'attività circense: da un lato, atteggiamento ottimistico e gioioso di fronte alla vita, e dall'altro, uno spirito sostanzialmente intimistico ed introverso che emerge sempre dal compimento di ogni suo lavoro. Nelle opere di R. Sciolan c'è, quindi, una esternazione materiale di ricordi che nascono dal suo subconscio.
Sciolan non ama le mezze misure. C'è una solarità tutta mediterranea che emerge anche nelle composizioni che appaiono a volte più cupe o nervose. Insomma, le sue opere come stati d'animo, mediati dal colore, abilmente plasmato dal pennello o matericamente impresso dall'uso della spatola.
SCIOLAN
Di origine francese, Renato Sciolan, è nato Bari nel 1950 dove attualmente vive e lavora.
Ancora dodicenne si avvicinò al mondo studiando e sperimentando tecniche scultoree e incisorie che si resero fondamentali per il prosieguo del suo operato.
Si definisce pittore impressionista - chiarista e predilige dipingere i paesaggi senza, però, trascurare le figure e le nature morte.
La sua è una continua ricerca di nuovi modi espressivi di pittura che alternano il figurativo all'astratto, le figure con paesaggi. Nascono cosi, "brani di pittura" di varia forma e intensità.
E' un pittore in continua ascesa. Il suo nome compare su numerosi cataloghi d'arte sia nazionali che esteri
Numerose, ogni anno, le partecipazioni a rassegne d'arte.
Fra sogno e realtà:
Sin in dalla sua nascita, avvenuta a Bari, nel 1950 Renato Sciolan ha sempre esternato un sentimento artistico che, col passare degli anni, è diventato sempre più intenso fino a caratterizzare la sua produzione artistica. Discendente dal 1800 da una delle più antiche famiglie circensi, tale tradizione familiare si interrompe allorchè il padre Ubaldo, si allontanò dalla propria famiglia per espletare il servizio di leva in concomitanza del periodo bellico.
Milite in Puglia, conobbe la sua futura moglie, a fine leva e sposati ritornarono al circo, il periodo triste ed infausto fu determinante per una scelta di un lavoro più quotidiano, più tranquillo e meno nomade, egli quindi per amore lascio il circo per non fare più ritorno.
Renato Sciolan, però, è sempre stato legato al circo, sia per i racconti del genitore, sia per le visite presso i familiari; sovente infatti, per il proprio piacere e grazie alla complicità dei suoi cugini e zii, ancora artisti circensi, sino all'età di 18 anni era solito indossare abiti di scena da clown e partecipare agli spettacoli, e così tra gioco e realtà, egli sentiva in se un eco, forse quello di realizzare un vecchio sogno.
Un sogno a cui Renato Sciolan è ancora legato; in ogni sua opera ritroviamo aspetti contrastanti del suo carattere, tipici di chi svolge (ha svolto o avrebbe voluto svolgere) l'attività circense: da un lato, atteggiamento ottimistico e gioioso di fronte alla vita, e dall'altro, uno spirito sostanzialmente intimistico ed introverso che emerge sempre dal compimento di ogni suo lavoro. Nelle opere di R. Sciolan c'è, quindi, una esternazione materiale di ricordi che nascono dal suo subconscio.
Sciolan non ama le mezze misure. C'è una solarità tutta mediterranea che emerge anche nelle composizioni che appaiono a volte più cupe o nervose. Insomma, le sue opere come stati d'animo, mediati dal colore, abilmente plasmato dal pennello o matericamente impresso dall'uso della spatola.
mercoledì 28 maggio 2008
luci(DI)sensi
The Do LaBThe Do LaB is the June 2008 Digital Color Artist of the Month.

INSATURA MUSICA
Anno Scolastico 2008/09"inSatura"Scuola di MusicaGenova, Associazione Culturale Satura, http://webmaildomini.aruba.it/cgi-bin/webmail.cgi?cmd=url&xdata=~2-d95436f859a4d7524810d52ef8819dbac188afc1daded7c4d4c9dddad900&url=http!3A!2F!2Fwww.satura.it!2F!2F
Nell’ambito delle molteplici attività, SATURA propone un percorso che valorizzi giovani e meno giovani all’orientamento musicale.
Gli scopi sono quelli di diffondere l'educazione musicale e promuovere ogni iniziativa atta a fornire una corretta qualificazione professionale in campo musicale. La Scuola sarà aperta a bambini, ragazzi e adulti, a coloro che della musica vogliono fare una professione come ai dilettanti.
La scuola è strutturata in tre tipologie di ordinamenti didattici:
Corsi Propedeutici di musica suddivisi in due indirizzi Classico e Moderno, nati per soddisfare le esigenze e i gusti di tutti, adatti per tutte le età: corsi per bambini e corsi serali per adulti.
Avviamento al Conservatorio per bambini e giovani che dopo un corso propedeutico intendono portare avanti la propria formazione al fine di una qualificazione professionale.
Master Professionali sono corsi musicali di approfondimento o corsi sperimentali tenuti da affermati musicisti.
Quanto sopra è reso possibile grazie ad un costante confronto con insegnanti e professionisti qualificati e di straordinaria sensibilità, insieme ai quali viene individuato e realizzato un percorso tecnico-didattico specifico nel pieno rispetto della personalità artistica dell'allievo.
Si organizzano corsi di: Basso, Batteria, Canto Lirico e Moderno, Contrabbasso, Chitarra Classica e Moderna, Clarinetto, Fisarmonica, Flauto, Musica Antica, Pianoforte Classico e Moderno, Sassofono, Tastiere, Tromba, Trombone, Violino, Violoncello.
CORSI PER BAMBINI (4/8 anni)
MUSICA GIOCANDO
Educazione al suono e alla musica per bambini della scuola materna.
frequenza: 1 incontro settimanale
LABORATORIO STRUMENTALE
Avviamento alla pratica strumentale e alla musica di insieme per alunni di 3.a elementare oppure che abbiano frequentato i corsi precedenti, con possibilità di frequentare anche lezioni di strumento.
frequenza: 1 incontro settimanale
CORSO PROPEDEUTICO
Avviamento all’attività musicale per alunni di 1.a e 2.a elementare.
frequenza: 1 incontro settimanale
CORSI STRUMENTALI E VOCALI
CORSI DI BASE
per allievi principianti (dai 7/8 anni in su) comprendono:
- lezioni settimanali individuali o a piccoli gruppi
- laboratorio di formazione musicale
CORSI AMATORIALI
per allievi adulti, senza limiti di età, che vogliano iniziare o approfondire l’esperienza musicale oppure per alunni che abbiano completato il corso di base; comprendono:
- lezioni settimanali individuali
- possibilità di frequentare materie complementari e attività di insieme
LABORATORI DI MUSICA MODERNA
per allievi di ogni età che vogliano iniziare o approfondire l’esperienza di gruppi d’assieme;
frequenza: settimanale
CORSI AVANZATI
per allievi che abbiano già concluso il Corso di Base comprendono:- lezioni settimanali individuali
- lezioni settimanali collettive di formazione musicale
Satura, piazza Stella 5 cap 16123, Genova, Italia.Telefono\Fax: 010.24.68.284 - 010.66.29.17 - 338.29.16.243
E-mail: info@satura.itOrario di apertura: dal martedi al sabato, dalle 16:30 alle 19:00; altro orario su appuntamento.
ARTISTI IN PIAZZA

Gli artisti di strada che ammaliano grandi e bambini tra le piazzette e le antiche strade di Pennabilli per Artisti in Piazza 2008
L’antica rocca della Val Marecchia ripete la magia del piu' atteso raduno di buskers ed artisti di strada. Talenti di ogni arte e con qualsiasi strumento o improbabile marchingegno. E cosi' le piccole piazzette, le corti, le strade di pieve, diventano per 5 giorni palcoscenici improvvisati e teatri di strada, dove si ascoltano le mille storie di giullari e di artisti di un tempo.
“Artisti In Piazza”
dal 29 maggio al 2 giugno 2008
Pennabilli (Pesaro-Urbino)
Comunicato Stampa
di MercurioAgencyPress
Il Servizio di Comunicazione per il Turismo e per gli Eventi Culturali destinato ai giornalisti ed alle redazioni
Pennabilli Con oltre 60 differenti compagnie internazionali di artisti di strada, che arriveranno nel Montefeltro da ogni continente, Artisti in Piazza si ripropone come evento esclusivo per gli amanti dei buskers.
A partire dal 29 maggio fino al 2 giugno 2008 , con l’imbrunire e fino al cuore della notte, vi aspettano più di 100 spettacoli differenti ogni giorno e tutti, immancabilmente, magici. Passare alcuni giorni a Pennabilli (PU) lascia ricordi indelebili. Ma trascorrerci almeno una notte rapisce il cuore e la fantasia. Seguire gli artisti nelle loro performance, tutte rigorosamente " on the road", vi fara' perdere il ritmo del tempo, riportandovi a pensieri leggeri.
Vi proponiamo di provare questa magica esperienza durante le magiche lune di “Artisti in piazza” (http://www.artistiinpiazza.com/) , la Corte dei Miracoli ideata dagli eclettici giovani organizzatori Enrico Partisani, Chiara Ligi e Matteo Cenerini (Ultimo Punto).
Funamboli, mille giocolieri, fuoco, luci, musiche, mimi, artisti di ogni bottega e di ogni colore.
Una esperienza anche per i bambini: anzi soprattutto loro, avranno i loro eroi ed i loro folletti.
E cosi' con l’imbrunire ed alle prime ore della notte, il fascino di Pennabilli li trasformerà in piccoli artisti di strada.
Per interviste: 0541 928003 oppure 338 3563651 - 340 7136438
Per accrediti addetti Stampa e Giornalisti:
telefono 0541 928003 mail: mailto:info@artistiinpiazza.com
Info per specifico evento: press@artistiinpiazza.com
Skype Name: artistiinpiazza
Per ottenere gli ACCREDITI OMAGGIO per giornalisti, operatori TV, Radio e Fotografi, occorre semplicemente contattare la Segreteria il giorno precedente il proprio arrivo, specificando la Testata Giornalistica per cui si interviene. Necessario lasciare i prorpi recapiti telefonici, e.mail e fax per ricevere risposta e dettagli.
Questo evento è segnalato dai Bed & Breakfast delle Marche
martedì 27 maggio 2008
Bacon
Milano, Palazzo Reale5 marzo - 29 giugno 2008 > prorogata al 24 agosto 2008
Francis Bacon è unanimemente riconosciuto come l’ultimo dei grandi maestri del Novecento, ma una rassegna a lui dedicata manca in Italia dal 1993. Nonostante ciò, l’opera di Bacon è conosciuta e apprezzata da un vasto pubblico per la capacità con la quale il grande artista ha saputo interpretare le universali inquietudini del suo secolo.
La mostra di Milano, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e da Skira Editore, con il patrocinio e il contributo della Regione Lombardia ed è prodotta da Palazzo Reale e Skira in collaborazione con Arthemisia.
Un’esposizione che vuole porsi, per completezza e rigore, nel filone degli importanti omaggi che internazionalmente sono stati dedicati al grande Maestro, rappresentando l’occasione per molti di potersi confrontare per la prima volta con le opere di questo straordinario artista. Main Sponsor della mostra è Barclays, la Banca inglese presente in oltre 50 Paesi del mondo tra i quali l’Italia, da sempre attenta alla cultura e vicina alle istituzioni nel promuovere grandi eventi artistici e capace di riconoscere l’eccellenza e il talento sostenendolo in modo significativo, come nel caso di Bacon. Sostengono la mostra anche Vodafone e Corriere della Sera.
Milano anticipa inoltre i futuri omaggi al grande artista che saranno resi nel 2009, centenario della sua nascita, dalla Tate di Londra, dal Prado di Madrid e dal Metropolitan di New York.
L’esposizione, che costituisce dunque uno degli eventi più importanti della stagione culturale milanese, presenta le fasi salienti della ricerca pittorica di Bacon, attraverso opere provenienti dai più importanti Musei e collezioni di tutto il mondo, in particolare da Francia, Belgio, Gran Bretagna, Portogallo, Germania, Austria, Svizzera, Paesi Bassi, Finlandia, Israele, Stati Uniti d’America, Venezuela, Messico, Giappone, Australia e Taiwan. Il progetto scientifico dell’esposizione è curato dal Professor Rudy Chiappini, già commissario nel 1993, in qualità di direttore del Museo d’Arte Moderna di Lugano, della prima mostra postuma dedicata al pittore.
La mostra di Palazzo Reale ha carattere antologico e costituisce un’occasione privilegiata per avvicinarsi all’opera di Francis Bacon, consentendo una lettura complessiva del suo percorso artistico.
Il nucleo dell’esposizione prevede la selezione di oltre cento opere quasi tutte inedite per l’Italia, per un totale di ottantadue dipinti considerando lo sviluppo dei dittici e dei trittici, ai quali si aggiungono una quindicina di disegni e altrettanti oggetti che fanno parte del materiale d’archivio e sui quali l’artista è intervenuto. Un percorso completo che parte dai primissimi dipinti realizzati negli anni Trenta, che rivelano un Bacon ancora alla ricerca di un linguaggio personale ma già attratto dalla deformazione e dall’ambiguità delle figure riprodotte, fino agli ultimi grandi trittici, in particolare quelli dedicati al compagno John Edwards, nei quali il tormento esistenziale dell’artista sembra intravedere orizzonti di una sofferta serenità.
L’esposizione si apre con un gruppo di importanti opere su carta di grande rilevanza ritrovate soltanto dopo la morte dell’artista e finora mai presentate in Italia. Questi disegni forniscono nuove decisive indicazioni per la comprensione del percorso creativo di Bacon, ancora poco studiato e che fino a pochi anni fa si riteneva prescindesse da qualsiasi forma di studio preparatorio e di bozzetto.
La City Gallery The Hugh Lane di Dublino, città natale dell’artista, ha inoltre ricevuto in eredità l’intero atelier di Bacon a Londra, che espone dal 2001 in modo permanente e conserva preziosi reperti fotografici di straordinaria importanza per rivelare le sue molteplici fonti ispirative, dalle vecchie fotografie di Eadweard Muybridge a preziosi fotogrammi di film di Ejzenstejn, da immagini rielaborate tratte da libri di anatomia a riproduzioni di dipinti sui quali l’artista è intervenuto graficamente. Una stanza di Palazzo Reale presenta così, per la prima volta in Italia, la riproduzione fotografica, dell’atelier di Bacon al 7 di Reece Mews, South Kensington, Londra, il microcosmo più intimo dell’artista, dove egli ha abitato dal 1961 al 1992 e dove erano assemblati insieme colori e tele, fotografie e oggetti, libri e carte, schizzi e appunti, qualsiasi cosa potesse ispirarlo, in un assemblaggio caotico e da artista “maledetto”, in totale contrasto con l’ordine maniacale della stanza accanto che fungeva da casa con cucina, bagno e camera da letto. Bacon, pur avendo raggiunto in vita una grande notorietà e disponendo di notevoli mezzi finanziari, aveva infatti uno stile di vita quasi monacale.
La mostra prosegue con i dipinti del primo dopoguerra, quando Bacon si afferma sulla scena internazionale grazie agli Studi di figura (1945-1946), e soprattutto alla serie delle Teste (1949) che nella loro drammaticità preludono a una delle tematiche più celebri e affascinanti dell’artista: quella dedicata ai papi.
Bacon considerava il Ritratto di papa Innocenzo X di Velázquez uno dei quadri più importanti della storia ed era ossessionato dalla sua perfezione. In mostra sono esposti alcuni lavori su questo tema, con il quale l’artista, attraverso gli anni, si è confrontato almeno una quindicina di volte, realizzando alcuni tra i capolavori assoluti dell’arte moderna, e facendo assurgere l’immagine del papa a metafora della condizione umana, tra disperazione e follia: il più straordinario è Papa I (1951) dalla Art Gallery di Aberdeen.
Un’attenzione particolare viene poi posta nel documentare l’attività di Bacon negli anni Cinquanta, rivolta ai ritratti, di amici o eseguiti su commissione, come la serie Uomo in blu. Questi dipinti mantengono un carattere piuttosto misterioso e sinistro: figure incorporee e spettrali, volti argentei e sfocati, corpi che svaniscono nell’oscurità nero-inchiostro. In questo decennio Bacon realizza i lavori più importanti.
Nel decennio successivo, i suoi personaggi iniziano ad apparire in uno spazio meglio definito e brillantemente illuminato. Non si tratta più di presenze vaghe e indistinte, ma di figure che possiedono solidità e volume, unitamente a un’accresciuta espressività, come testimoniano i ritratti di cari amici come Henrietta Moraes, Isabel Rawsthorne, dell’amato George Dyer o del grande pittore Lucian Freud, cui Bacon è legato da amicizia e rispetto.
I grandi trittici degli anni Settanta evidenziano poi che, una volta raggiunta la piena maturità stilistica, Bacon porta all’esasperazione l’attenzione rivolta al soggetto, come se l’artista perseguisse un unico obiettivo: quello di penetrare i misteriosi e oscuri meandri dell’animo umano. Un viaggio nell’interiorità dell’individuo e al tempo stesso nell’attualità di una società sconvolta, scandito dalle figure anonime che urlano nelle loro gabbie, dalla sensualità e dall’erotismo provocatoriamente esibiti, dal senso della morte e dalla voluttuosità vitalistica presenti nei suoi capolavori. Tra i vari esempi in mostra, ricordiamo Tre studi di uomo di spalle dal Kunsthaus di Zurigo e Trittico proveniente dalla National Gallery di Canberra, in Australia.
Non mancano poi altri straordinari d’après, dopo Velázquez, come Edipo e la sfinge da Ingres (1983) dal Museu Berardo di Lisbona.
Sono presi infine in esame gli ultimi anni, quando il carattere furioso e visionario, tipico dei dipinti degli anni Sessanta e Settanta, viene temperato da una concezione meno appassionata ma non meno realistica e lucida. L’opera di Bacon subisce ora un processo di riduzione all’essenza del racconto, in alcuni casi spinto fino all’estremizzazione, con poche macchie di colore raggrumato in uno sfondo neutro.
Una mostra così concepita si presenta quindi come un’occasione unica per avvicinarsi all’opera di Francis Bacon: consente una lettura complessiva del suo percorso artistico sviluppatosi nell’arco di oltre mezzo secolo e rivela, attraverso materiale per lo più inedito, aspetti particolari e assolutamente originali della sua creatività.
Il catalogo della mostra edito da Skira ha il carattere di una monografia aggiornata sull’opera di Bacon: oltre al saggio introduttivo di Rudy Chiappini, curatore della mostra, contiene gli scritti di Fabrice Hergott, già responsabile della mostra di Bacon al Centre Pompidou e direttore del Musée de la Ville a Parigi, di Christoph Heinrich, curatore di arte moderna e contemporanea all’Art Museum di Denver, di Jean Louis Schefer, teorico dell’arte e saggista francese e di Barbara Dawson, direttrice della City Gallery The Hugh Lane di Dublino, che conserva l’atelier di Bacon, oltre alle schede descrittive delle opere stilate da Francesca Marini, alla biografia di Gaia Regazzoni e alle immagini a colori di tutte le opere esposte.
L’allestimento della mostra, molto essenziale e minimalista, concepito per rendere assolute protagoniste le sole opere di Bacon, è a cura di Cesare Mari. L’immagine grafica della mostra è di Pierluigi Cerri.
Uffici Stampa:
Ufficio Stampa Mostra:
Lucia Crespi, tel 02 89415532, 338 8090545, lucia@luciacrespi.it
Ufficio Stampa Arthemisia:
Alessandra Zanchi, tel. 0721 370956, 349 5691710, az@arthemisia.it
Ufficio Stampa Comune di Milano:
Martina Liut, tel. 02 88450150/6796, martina.liut@comune.milano.it
Ufficio Stampa Barclays
Andrea Faravelli, tel. 02 48000250, 328 4909501, a.faravelli@pmsgroup.it
L’ARTISTA
Francis Bacon (Dublino 1909 - Madrid 1992) viene unanimemente considerato dalla critica tra i massimi artisti della seconda metà del XX secolo.
Egli approda, fin dai primi anni Cinquanta, a una pittura basata su una forte carica drammatica, che distorce la realtà e l’umanità in un racconto espressivo ai limiti della figurazione, denunciando in ogni suo dipinto le ipocrisie e le finzioni della nostra società.
La sua opera, dai piccoli intensissimi ritratti ai monumentali trittici, risulta contraddistinta da valenze simboliche del tutto personali, ricche di allusioni cinematografiche, letterarie e religiose, ed è sostenuta da un’eccezionale perizia esecutiva e da una profonda partecipazione emozionale. In questo senso, costituisce un corpus senza eguali nella storia artistica degli ultimi cinquant’anni. Bacon non esprime la drammaticità di una condizione astratta della vita umana, ma il sentimento interiore dell’esistere, individuale e intimo. Questo lo spinge a un’espressione violentemente tragica, a immagini forti e di intensa drammaticità, che rappresentano il tratto specifico dell’uomo moderno.
La sua interpretazione, carica di energia esplosiva e di disperazione, del sentimento della vita umana, risulta molto più vera di qualsiasi rappresentazione realistica: per la sua totale soggettività, tocca in profondità la sensibilità più intima dell’osservatore.
La grandezza dell’opera di Bacon nel panorama artistico del XX secolo consiste nel fatto che la sua pittura, pur muovendo esclusivamente dall’esperienza della quotidianità, non ha nulla di realistico, nel senso che non è vincolata a nessun canone di raffigurazione.
La sua opera rivela la sua omosessualità e una personalità complessa, al limite del “disturbo psichico”, evidenziata dalla sua passione, sin da giovane, per la deformità, la malattia, la mutilazione. Alcune immagini di bambini deformi o mutilati, ritrovate nel suo studio, riecheggiano poi, benché trasformate e trasfigurate, in molte sue opere.
Bacon è un uomo tormentato che dipinge a partire dalla propria esperienza esistenziale, e la sua pittura si rivela autentica ed efficace proprio per la capacità di colpire la sensibilità più profonda e oscura dell’individuo. In questo senso, egli ha contribuito in modo straordinario ad ampliare la tradizione figurativa occidentale, attraverso immagini emblematiche della violenza e dell’angoscia caratteristiche della nostra epoca.
Nessuno più di Bacon ha saputo esprimere, dopo il dramma epocale della seconda guerra mondiale, la tragedia dell’individuo all’interno di una società esteriormente vincente e irresistibilmente protesa verso un progresso portatore di benessere, e al tempo stesso la denuncia di tutti gli aspetti oscuri dell’esistenza.
Per questa ragione, Francis Bacon è un artista indispensabile alla conoscenza dell’uomo moderno.
LE PRINCIPALI MOSTRE DEDICATE A FRANCIS BACON
A partire dalla sua morte, sopraggiunta a Madrid il 28 aprile 1992, numerose sono state le mostre dedicate all’opera dell’artista in importanti musei di tutto il mondo. La prima esposizione postuma è stata promossa nel 1993 al Museo d’Arte Moderna di Lugano, a cura di Rudy Chiappini, immediatamente seguita dalla rassegna al Museo Correr di Venezia nell’ambito della XLV Biennale, dove furono esposte trentacinque opere di Bacon.
Successivamente, retrospettive ed esposizioni a tema si sono tenute al Centre Pompidou (1996), al Louisiana Museum di Humlebæk (1998), al Fine Art Museum di San Francisco (1999), al Geementemuseun dell’Aia (2001), alla City Gallery The Hugh Lane di Dublino (2001), dove è conservato il materiale dello studio di Bacon, al Kunsthistorisches Museum di Vienna (2003), alla Kunsthalle di Amburgo (2005).
Queste mostre si sono spesso rivelate dei veri e propri eventi, suscitando non solo l’interesse della critica e degli addetti ai lavori, ma soprattutto destando ammirazione e stupore nel pubblico, confrontato con i capolavori di un artista indubbiamente assai noto e circondato da una straordinaria fama, ma sostanzialmente raramente esposto.
In Italia, una mostra su Bacon manca da quindici anni, e in particolare a Milano, salvo alcune sporadiche apparizioni in gallerie private - l’ultima delle quali nel 1972 alla Galleria Il Milione, dove fu venduto un solo lavoro del Maestro -, la sua opera non è finora mai stata presentata in una sede museale.

ANDY (bluvertigo)
andy nasce a monza nel 1971.dopo le scuole dell' obbligo si diploma all' istituto d' arte di monza.
si specializza nel ramo della grafica pubblicitaria e dell' illustrazione presso l'accademia delle
arti applicate a milano.
contemporaneamente sviluppa la sua attenzione nei confronti della musica, studia il saxofono, i sintetizzatori (tastiere) collaborando a un progetto musicale chiamato bluvertigo, una band capitanata da morgan (voce, basso e piano) , supportata da sergio carnevale (batteria) e livio magnini (chitarra), che propone al mercato italiano un suono anglofilo basato sulla commistione tra elettronico e suonato, applicato a diversi "generi musicali".
dopo anni di tournee, apparizioni televisive e implicazioni discografiche andy si propone oggi in diversi ruoli,cercando di unire diverse forme di espressione dipinge grandi quadri fluorescenti su tela, compone colonne sonore per la danza contemporanea e il teatro, mixa la musica new wave degli anni 80 nei club o le piazze come dj.il tutto sotto lo stesso punto di vista "il reset".
oggi la sua pittura viene applicata e commissionata in ambiti aziendali, come il settore della moda o quello pubblicitario.
ANDY
Dopo sette anni di voci e smentite i Bluvertigo tornano in concerto a partire dall'evento per MTV a Storytellers che andrà in onda lunedì 26 maggio alle 22,30 sull'emittente musicale. Il 30 maggio uscirà il Cd/DVD dell'evento. Poi un mini-tour estivo, per ora di quattro date.Dopo sette anni i Bluvertigo tornano in concerto a partire dall'evento per MTV a Storytellers, registrato il 7 aprile scorso, che andrà in onda lunedì 26 maggio alle 22,30 sull'emittente musicale. La band di Monza era dal 2001 che non si esibiva, escludendo la sporadica reunion per aprire il concerto di David Bowie al Summer Fest di Lucca. Rivedremo sul palco Marco "Morgan" Castoldi, Andrea "Andy" Fumagalli, Livio Magnini e Sergio Carnevale. Durante la serata i Bluvertigo hanno eseguito i brani più famosi del loro repertorio, la cosidetta "trilogia chimica", il primo album del 1995 "Acidi e basi" seguito nel 1997 da "Metallo non metallo" e nel 1999 "Zero". Non mancheranno "L’assenzio", "La Crisi", "Cieli neri", "Sovrappensiero" e "Sono = Sono", già disponibile come singolo, e le confessioni raccolte da Paola Maugeri. Dall'evento verrà pubblicato un CD/DVD che uscirà in tutti i negozi il 30 maggio e seguirà un tour estivo.
Per ora le date confermate sono quattro, la band si esibira' il 27 giugno all'Arena della Vittoria di Bari, il giorno dopo in piazza del Plebiscito ad Ancona, il 1 luglio al Parco Fluviale di San Dona' di Piave e il 5 luglio al Parco Torre del Castello a Tortona.27 giugno - Bari, Arena della Vittoria28 giugno - Ancona, Piazza del Plebiscito1 luglio - San Donà di Piave (VE), Parco Fluviale5 luglio - Tortona (AL), Parco Torre del Castello
Eduardo Pérez González
GEMITO
IL CORPO DELLA PITTURA

di Domenico D’Oora
Il titolo Gerarchie Spirituali che hai scelto per la tua seconda mostra personale presso la galleria Folini Arte Contemporanea è decisamente in controtendenza rispetto alla consueta vacuità del pensiero debole, ormai generalmente riscontrabile: quando e da dove nasce il tuo progetto?
Il progetto che sottende la mostra è una caratteristica che mi accompagna da oltre vent’anni. E’ una sorta di cautela, di rassicurazione mentale per il forte impegno, anche fisico, che mi attenderà dopo, quando comincerò a realizzare le opere. Questo progetto si divide in due parti: la seconda riguarda la fascinazione per un territorio, il Ticino, che, anche grazie all’amicizia con Renato Folini, comincio a conoscere bene e ad apprezzare. La prima parte del progetto, Gerarchie Spirituali, nasce da altre suggestioni, più legate ad un ragionamento introspettivo. Essere in controtendenza appartiene a quel bagaglio indispensabile d’inattualità che l’artista deve sapersi portare appresso, per cui oggi penso sia più innovativo dedicarsi al canto gregoriano che non fotografare la violenza nelle strade.
E’ un progetto simile a “Ottantuno” del 2005, dove indagavi sullo Spirituale nell’Arte, o questa volta ti sei spinto oltre?
La tematica di fondo è analoga, anche se in questo caso l’occasionalità e la profondità sono, ad ultima analisi, due facce di una stessa medaglia. Mia figlia minore frequenta le scuole medie presso una scuola Waldorf, che segue con rigore il metodo pedagogico legato al pensiero di Rudolf Steiner. Da un lato c’è quindi l’occasione della frequentazione della biblioteca della scuola, che offre la collana completa della Editrice Antroposofica di Milano, dall’altro c’è la presenza di un ambiente fortemente improntato alla dimensione “interna” dell’individuo, il mobilio autocostruito nel laboratorio, una luce che attraversa le stanze, realizzate completamente in legno chiaro, che infonde all’ambiente una sorta di aura cromatica rassicurante, la particolarità delle sculture e dei disegni dei ragazzi, oltre alla tipicità di una mensa interna che segue una dieta povera e d’impronta vegetariana. Un’occasione di vita, quindi. Una suggestione complessiva che deriva dalla forte presenza del pensiero di Steiner, fondatore dell’Antroposofia, che crede nella ciclicità dell’esperienza e vede l’uomo come punto nodale del divenire.
Un progetto molto ambizioso?
Non è sicuramente questo l’aspetto che mi ha motivato in questa ricerca. Il paradosso del vivere odierno ci porta a condurre vite di una complessità spesso insostenibile e, simmetricamente, alla frenesia di definirle nel modo più banale possibile. In realtà, la ricerca del proprio io, anche se necessita di ascolto e dedizione, è la cosa più vicina a noi, la cosa più prossima da recuperare perchè decisiva per la qualità della vita.
Non bisogna quindi avere paura delle parole
E’ comprensibile che ci sia una certa resistenza dinanzi all’abbinamento di gerarchia con spirituale. Ma l’attitudine al complesso, vissuto senza la presunzione del messaggio più o meno alto, privato quindi della supponenza classica dell’intellettuale nei confronti del resto del mondo, penso possa essere vissuta con estrema naturalezza. Per me, ad esempio, fa parte della mia realtà più frugale, quella che mi consente poi rapporti umani anche straordinariamente semplici. E’ quindi una ricerca delle ragioni dell’esistenza e non solo una rincorsa alla vita-vissuta.
Non credo che ci si debba fermare troppo a lungo alla prima impressione delle cose. Mi è capitato infatti di cogliere messaggi straordinariamente semplici in volumi dai titoli roboanti. Ad esempio negli atti della Triennale del 1951 titolati La Divina Proporzione (non so se mi spiego..), con interventi di Le Corbusier, Lucio Fontana, Gillo Dorfles, Ignazio Gardella, Pier Luigi Nervi, Gino Severini, Georges Vantongerloo, Bruno Zevi…un gotha di pensatori da mettere i brividi, ho trovato un pensiero dell’artista svizzero (ancora la Svizzera..) Max Bill semplicissimo e illuminante: Attraverso i suoi tentativi, l’uomo cerca l’armonìa corrispondente alla sua natura personale… nella consapevolezza di essere unito all’universo. E ancora, sul perché l’uomo ricerchi costruzioni basate su misure esatte e si organizzi in spazi misurabili : Perché così tenta di proteggersi contro l’ignoto, contro l’incerto..
Dipingendo, credo anch’io nell’esistenza delle Gerarchie Spirituali, dove il noto si alimenta anche di una parte meno in vista, che bisogna ricercare con l’ascolto, la pazienza, la dedizione, come nell’antichissima tradizione dell’uomo.
Un’apertura alla complessità che dovrebbe avere ogni uomo quindi, senza preconcetti
Certo. Come dicevo prima, il complesso, se ascoltato, si dipana e può divenire la ragione prima di ogni esistenza, nei suoi aspetti essenziali, quelli che dovrebbero essere poi la ragione di tutti gli altri, la loro prima motivazione.
In quello che dici c’è molto rispetto per il pensiero di altri. Quali sono le conoscenze che hanno, in qualche modo segnato la tua vita d’artista?
Ho avuto la fortuna di ricevere molte cose, dalle persone più varie. L’amicizia e la considerazione del musicologo Piero Buscaroli, così come il mal d’Africa del mio amico meccanico Danilo, la disponibilità del fisico nucleare Alberto Guglielmi, mio compagno di banco a scuola e l’antica misura del mio istruttore di judo Giancarlo. In àmbito professionale ricordo la stima ricevuta da Giuseppe Santomaso, morbido maestro che condivideva con me le origini veneziane e l’amore per le tonalità cromatiche basse, lacustri, poi sicuramente la forte attenzione di Alberto Burri con cui convenivo anche su altri aspetti umani e caratteriali, il rapporto elettivo con Mary de Rachewiltz, figlia e interprete prima del pensiero e dell’opera di suo padre Ezra Pound, la stima di Vittoria Marinetti, primogenita di cotanto padre, cui mi sento inspiegabilmente legato da sempre, quasi reincarnatomi da un trascorso futurista. Aspetto questo che rappresenta anche il giocoso incubo delle mie figlie Ludovica e Beatrice e di chi mi sta accanto.
Tornando alla mostra: il tuo lavoro che nuove forme ha assunto?
La novità più evidente è la presenza più marcata del colore nelle opere. Non solo per le accensioni cromatiche che si stagliano dalle basi omogenee e nemmeno per la vivacità delle Flags, ma soprattutto per la presenza di cromìe del tutto nuove, come i rossastri (Pòlline-al rosso), i rosati (Ritorno a casa-l’amore immaginato o Decima Gerarchia, i grigio-azzurri dei Finali di Partita. In particolare i rosati, che sembrano vibrare dal fondo, nascono da un procedimento quasi alchemico, dove la pasta bianca dei riquadri assorbe dalla base sottostante una sorta di luce interna.
Paul Klee ha affermato “Io sono il mio stile”: quali sono le ragioni di queste novità e sono esse necessarie?
Dipendono dall’urgenza della pittura, dalla sua possente energia. Da nient’altro. E, nel caso specifico di questo progetto, dalle forti motivazioni intrinseche alla tematica scelta, che mi hanno probabilmente obbligato a guardarmi dentro nel profondo.
Roberto, noi artisti, noi pittori, ben sappiamo che nel mondo dell’arte, a causa della sempre più accentuata destinazione ad una funzione d’intrattenimento di massa, è calata una genìa di personaggi il cui unico fine è quello di trarne il maggior profitto economico. Ne consegue che la pittura, proprio per il suo essere, al contrario, uno strutturato sempre autentico e veritiero, specchio dell’anima e della posizione che l’autore assume nel suo divenire rispetto alla contemporaneità e altresì nei confronti dei fini ultimi dell’esistenza, viene emarginata dall’impiego di mezzi molto più adatti alla costruzione di eventi meramente spettacolari.
Quindi vorrei chiederti: per Floreani individuo, per la tua vita, cosa significa la pittura?
Il contemporaneo più stretto di cui parli presume di alimentarsi da un lato dall’intransigenza dell’avanguardia e dall’altro dal consenso del mercato, diventando troppo spesso una cosa grottesca e inattendibile. I migliori artisti del Novecento, per restare nell’àmbito delle avanguardie storiche, precorrendo i tempi con le loro intuizioni (sempre straordinariamente motivate e, per questo oggi indecorosamente saccheggiate) erano, naturalmente, inattuali al loro tempo; il consenso allargato arrivava poi, quando la Storia ne prendeva coscienza. Quindi oggi un certo tipo di pittura in realtà non viene emarginata, gioca semplicemente un gioco diverso.
Per me la pittura è una strada da percorrere, una scelta che accompagna ogni attimo dell’ esistenza. Anche quello più inconsapevole e distante. Condividendo l’opinione di Francis Bacon, credo anch’io che l’idea romantica dell’ispirazione come attimo sublime e distintivo non esista. Esiste la vita con la pittura. Il lavoro. La pittura che mi chiede un tributo molto alto, una dedizione costante, impegnativa, senza sconti, e, proprio per questo, mi rende il miracolo di potermi sentire a volte realizzato. Senza mai pacificarmi.
C’è una misura di questa tua dedizione?
Credo che la misura sia legata banalmente anche alla tecnica che mi sono inventato per pura necessità espressiva, nella ricerca di un modo che fosse simultaneamente anche il corpo della pittura. Misura legata alle giornate dedicate alla manovalanza indispensabile per l’intelatura, per la preparazione stratificata (4, 5 livelli differenti) delle basi, all’avvicinamento progressivo alla tematica dell’opera agendo sulle mascherature, sulle sovrapposizioni, sulle colature, già struttura pensante del lavoro. E altre mascherature, poi le losanghe, poi i concentrici.. Poi l’annullamento delle 7, 8 basi con la stesura della monocromìa nera. Una ripartenza da zero. Una ripartenza dalle origini dell’astrazione, dall’idea suprematista del Quadrato Nero di Malevic. Un azzeramento che dura cento anni. E la stesura dell’acqua e delle terre diluite, la sua scolatura dopo la sedimentazione dei fondi. La pazienza dell’asciugatura, le giornate nell’attesa della risposta della materia, delle tracce affioranti delle basi…poi, carpìta l’essenza di quel che appare, l’introspezione dello scavo, il ritorno verso il centro nero dell’opera. Linea per linea, arco per arco, quadro per quadro..uno alla volta. Una vita insieme, senza l’asfissìa della quotidianità, il ritmo ossessivo di un lavoro subìto.
E il resto della vita?
Assolutamente presente. Indispensabile. Vorrei riuscire ad essere quel che faccio, quindi una cosa deve imprescindibilmente alimentare l’altra. Gli affetti prima di tutto, la natura, la pratica. La pittura sviluppa e risolve il mio modo d’essere, ma solo a condizione che garantisca il rientro di ritorno, per non correre il rischio di diventare autoreferenziale, asettica, sterile, rettilinea.
Circolare quindi
Dopo venticinque anni di convivenza, il mio rapporto con la pittura può essere considerato da un lato un’urgenza (senza orari) e dall’altro una componente interna connaturata col mio modo d’essere. Intensissima ma rasserenante. Tuttavia l’esito finale del quadro mi emoziona solo raramente più del procedimento che mi ha portato a quel risultato..ho vissuto ogni istante del suo divenire, l’ho sentito crescere, ne ho intuito gli sviluppi, l’importanza attimo per attimo, l’originalità rispetto ad altri che l’hanno preceduto… subito seguìto dallo sviluppo di altri quadri che si giovano di questa emozione, continuamente travasata nel pensiero successivo, circolarmente. Questo per quanto riguarda specificamente la dinamica della costruzione di un progetto.
Nonostante la sua apparente compostezza, nella tua opera si percepiscono sempre attese, tensioni, scarti, profondi sommovimenti di stratificazioni culturali, di rimandi letterarii..
Sono legatissimo alla lettura, alla necessità quasi rabdomantica di darmi nuovi stimoli, di alimentare una curiosità da Fanciullino pascoliano che mi sento sempre fremere dentro. Attraverso la pittura, ma molto anche nella frequentazione asistematica di alcuni luoghi d’elezione che coltivo da sempre, legati all’infanzia, ad esperienze importanti di vita, a passaggi decisivi. Come quello in Ticino, ad esempio. Amo la montagna, la sua leggerezza, la sua durezza.
Sì..ho l’impressione che se le montagne, i nostri preistorici, ghiacciati Grigioni, dipingessero, dipingerebbero come te…ami viaggiare?
Non sono un viaggiatore particolarmente incallito. Amo l’Italia, l’Europa, l’ampiezza degli Stati Uniti, una sorta di Europa travasata altrove. Amo soprattutto il viaggio cui corrisponda un’esperienza vissuta…e amplio quest’orizzonte con molta attenzione.
E al tempo, al suo senso?
Nel 1994 ho titolato il mio primo, importante progetto museale “La Casa e il Tempo”, cioè i due riferimenti più vicini al mio sentire di allora…quindici anni dopo, valicato il millennio, passati dall’Età dei Pesci alla sconosciuta età dell’Acquario, cerco di vivere una sorta di “presente allargato”, con una forte consapevolezza del presente determinato dall’esperienza del passato…per cui il futuro è ora…
Anche questa mostra è un viaggio d’elezione?
Certo. Legato ai luoghi, alle persone, alle emozioni.
Tornando alla mostra. Anche le basi presentano delle novità..
Ogni progetto importante mi motiva al punto da stimolare in me una sorta di sfida al superamento di quanto conosco, un motivo particolare, straordinario. Lavorando alle mostre personali quasi sempre con un progetto sottostante, molto spesso alle esposizioni ha corrisposto la nascita di una nuova serie di opere che poi ho sviluppato negli anni. Così è stato per le grandi ruote dei Mondi Sensibili, realizzati dal ’97, data dell’antologica alla Casa dei Carraresi di Treviso, poi per le velature dei bianchi e le nuove basi materiche ad acqua, elaborate per la grande mostra Memoria alla Galleria del Credito Valttellinese di Milano nel ‘99, poi per i Concentrici, presentati alla mostra al Museo Revoltella di Trieste del 2003 e le illuminazioni delle Flags, che hanno caratterizzato il tour europeo dello scorso anno. Fino ad oggi, con la serie Finale di Partita, concepita per il mio Passaggio in Ticino.
Ma già nel 2005 avevi presentato una mostra da Folini..
Avevo optato con Renato Folini per una mostra con lavori selezionati, rappresentativi dei vari periodi, ma già fissando ad oggi, due anni dopo, la realizzazione di un progetto ad hoc, una volta assimilato il respiro del territorio, delle persone, delle cose. Una volta ascoltata la natura dei luoghi e ascoltato quel che avevano da dirmi.
La tua arte è astratta, non appare come una fantasia privata, bensì pone delle immagini sui cui pensare; queste si presentano non come il fine ultimo della fruizione bensì il suo tramite, un’analogìa, mimesi di qualcosa d’invisibile, ma non per questo meno reale..
Credo che l’astrazione, grande novità del Novecento e quindi dell’Era Moderna, garantisca un livello assoluto di libertà non solo per l’autore ma anche per il fruitore dell’opera, che può ritrovarcisi dal versante che preferisce. E anche nel rifiuto completo del fruitore dinanzi al non riconoscibile, alla fine si può produrre quel vuoto che lo risucchia inconsapevolmente altrove. Per questo l’aspetto simbolico è molto distante dal mio fare pittura: le mie opere sono lì per come sono dipinte e la loro forza, se c’è, è di portare comunque il lettore da un’altra parte. La sua.
Certo. Ora però ascoltiamo il respiro della tua pittura.
Ascoltiamo. Sperando che parli.
THE BODY OF PAINTING
THE BODY OF PAINTINGDomenico D’Oora interview with Roberto Floreali
D. D. The title Spiritual Hierarchy that you have chosen for your second one-man show at Folini Arte Contemporanea gallery is clearly in an opposite trend instead of the usual vacuity of the pensiero debole, which is by now, generally verifiable: where and when doe’s your project begin?
R. F. The project implicit in the show is a characteristic that accompanies me for over twenty years. It is a sort of caution, of mental reassurance for the strong and even physical effort that expects me after, when I will start to realize the works. This project is divided into two parts: the second one concerns the enchantment for a territory, Ticino, that thanks to the friendship with Renato Folini I start to know well and to appreciate. The first part of the project, Gerarchie Spiriturali (Spiritual Hierarchy), begins from other suggestions, that are more close to an introspective thinking. Buking the trend belongs to that indispensable outdatness that the artist must be able to keep, therefore I believe today is more avant-garde to turn on Gregorian singing, rather then taking photos of violence in the streets.
D. D. Is it a project similar to “Ottantuno” in 2005, where you investigated about the Spiritual in Art, or this time did you go more far?
R. F. The background thematic is similar, even if in this case the occasional chance and the profundity are, in last analysis, the two sides of the same coin. My younger daughter attends a Waldorf middle school, that follows with rigour the pedagogic method connected to the Rudolf Steiner thought. On one part there is the chance of frequentation of the school library, which offers a complete series of the anthroposophical publisher in Milan, on the other one, there is the presence of an environment who gives a peculiar impression to the “inner” dimension of the individual, the furniture self-made in laboratory, the light that penetrates through the rooms, which are completely realized in light wood, that instils in the atmosphere a sort of reassuring chromatic aura, the peculiarity of the sculptures and of the drawings of the youngsters, above the typicality of the inside canteen, which follows a poor diet and of vegetarian imprint. So, an opportunity of life. A total suggestion that derives from the strong presence of the Steiner’s thought, who is the founder of Anthroposophy, who believes in cyclicity of experience and sees man as a nodal point of becoming.D. D. A very ambitious project, isn’t it!
R. F. Surely it is not this the aspect that has motivated me in this study. The paradox of living of today, takes us to lead life with a complexity which is often unbearable, and in a symmetrical way, to the delirium of defining it in the most possible banal way. Point of fact, the research of one conscious self, even if it needs consideration and dedication, is the thing most closed to us, the most near thing to recover because it is crucial for quality life.
D. D. So, we mustn’t be afraid of words.
R. F. It is meaningful that there is quite a resistance in front of the match hierarchy with spiritual. But the attitude to complex, that is lived without the presumption of a message more or less high, so without the classic haughtiness of intellectual in comparison with the rest of the world, I think it can be experienced very naturally. For example, in my case, it is part of my most frugal reality, the one that permits me to have human relationships which are even extremely simple. So it is a research of the reasons of existence and not only a run-up the lived life.
I don’t believe we must stop too long on the first impression of things. In fact has happened to me to catch messages extremely simple in volumes with bombastic titles. For example in the acts of the 1951 Triennial exhibition titled La Divina Proporzione (The Divine Proportion) - Am I making myself clear?-, with remarks by Le Corbusier, Lucio Fontana, Gillo Dorfles, Ignazio Gardella, Pier Luigi Nervi, Gino Severini, Georges Vantongerloo, Bruno Zevi… a select group of thinkers who can give you the shivers, I’ve found a very simple and illuminating thought of the Swiss artist -again the Switzerland- Max Bill: The man by his attempts, looks for the equivalent harmony to his personal nature… in the awareness of being wedded to the universe. And even, the reason for the man seeks out constructions based on exact measures and he organizes himself in measurable spaces: Because in this way, he tries to protect himself from the unknown, from the uncertain.
Painting, I believe in the existence of Spiritual hierarchy too, where the known subsists even on a part less in view, that we must look for with the ear, the patience, dedication, like in the very antique tradition of man.
D. D. So an opening with no prejudice towards complexity, that every man should have.
R. F. Of course. Like I was just saying before, the complexity , if heeded, unravels and can become the first reason of every existence, in its essential aspects, the ones that should be the reason of all the others, their first motivation.
D. D. In what you say there is much respect for other people’s thought. Which are the learnings that have, in some way, left a trace in your artist life?
I have been lucky enough to receive many things, from all kind of people. The friendship and the consideration of the musicologist Piero Buscaroli, and the Africa sickness of my friend Danilo, who is a mechanic, the helpfulness of the nuclear physicist Alberto Guglielmi, who was my desk mate at school and the antique dimensions of my judo instructor Giancarlo. In the professional field I remember the appreciation that I received from Giuseppe Santomaso, who was a soft craftsman who had, like me, Venetian origins and love for low chromatic lacustrian tones, and then surely, the big attention of Alberto Burri with whom I agreed even on other human and temperamental aspects, the elective relationship with Mary de Rachenwiltz, who was daughter and first interpreter of the thought and then of the work of her father Ezra Pound, the estimation of Vittoria Marinetti, first-born daughter of such a father, to whom I feel, in an inexplicable way, tied from time immemorial, nearly reincarnated from a futuristic past. This is an aspect that represents even the playful nightmare of my daughters Ludovica and Beatrice and of who is close to me.
D. D. Returning on the show: what kind of new forms has your work adopted?
The most evident novelty is the more marked presence of the colour in the works. Not only for the chromatic lightings that rise from the uniform bases and neither for the brightness of the Flags, but most of all for the presence of shades which are new, like the reddish ones (Polline-al rosso), the rose-coloured ones (Ritorno a casa- l’amore immaginato or Decima Gerarchia), the blue-grey ones of Finali di Partita. In particular the rose-coloured ones, that seem to vibrate, they derive by a nearly alchemic process, where the white paste of the squares absorbs from the underneath base a sort of internal light.
D. D. Paul Klee said “I’m my style”: which are the reasons of these novelties and are they necessary?
They depend on the urgency of the painting, on its energy. On nothing else. And in the specific case of this project, on the strong intrinsic motivations on the thematic adopted, which have probably obliged me to look inside my heart of hearts.
D. D. Roberto, us artists, us painters, we know very well that in the art world, because of the always more marked destination to a function of a mass entertainment, has melded a breed of figures that the only intention is to obtain the most economic benefit. The consequence is that painting, really for its way of being, on the contrary, an always true and authentic structure, which is the mirror of the soul and of the position that the author takes in its becoming towards contemporaneity and even towards the fundamental goal of existence, is marginalized by aids which are much more suitable to a production of purely spectacular events.
So, I’d like to ask you: for the individual Floreani, for your life, what does painting mean?
R. F. The closer contemporary that you are talking about, presumes to subsist on one side on the rigidity of the state-of-the-art and on the other side on the approval of the market, very often becoming an absurd and untrustworthy thing. The best artists of the twentieth century, to remain among the historic vanguards, coming along the time with their intuitions (always very motivated and for this reason, today they are looted in a shaming way) were, of course, outdated at that time; the enlarged consent used to arrive later, when the History used to realize. So today a certain kind of painting is not outcast, only it plays a different game.
For me painting is a road to go along, a decision that leads every minute of my existence. Even the one most unaware and far. Subscribing to Francis Bacon opinion, I believe too that the romantic idea of inspiration like an elevated and distinctive moment does not exist. It exists life with painting. The work. Painting that is asking me a very high tribute, an unfailing dedication, which is demanding, without reductions, and for this, sometimes it gives me back the miracle of feeling satisfied. Without never settling down.
D. D. Is there a measure in this dedication of yours?
R. F. I think that the measure is unexcitingly tied even to the technique I had self invented for pure expressive necessity, in the research of a way that should be simultaneously even the body of the painting. Measure tied to the days dedicated to the indispensable unskilled labour for the structure, for the stratified preparing (four, five different levels) of the bases, at the gradual approach to the work thematic, acting on disguises, on overlays, on drippings, which are already a thinking structure of the work. And other disguises, then the lozenges, then the concentric circles.. Then the abolition of the seven, eight bases with the spreading of the black tone. A new starting from zero. A new starting from the beginnings of abstraction from the Suprematist idea of Malevic’s Black Square. A resetting that lasts hundred years. And the spreading of the water and of the diluted earths, its dripping after the sedimentation of the grounds. The patience for the drying, the days waiting for the reaction of the material, of the emerging tracks of the bases…then, got the essence of what appears, the introspection of the digging, the coming back to the black centre of the work. Line by line, arch by arch, square by square, one at a time. A life together, without the suffocation of daily nature, an obsessive rhythm of a subjected work.
D. D. And the rest of life?
R. F. Absolutely present. Indispensable. I’d like to be able to be what I do, therefore one thing must, in an unavoidable way, power the other one. First of all attachments, nature, praxis. Painting improves and resolves my way of being, but only as long as it assures the comeback of re-entry, not to run the risk of becoming self-referential, aseptic, sterile, straight.
After twenty five years of coexistence, my relationship with painting can be considered on one part an urgency (with no limit of time) and on the other part an inner natural component of my way of being. Very intense but heart-warming. Nevertheless the final result of the painting, only seldom excites me more then the process that has took me to that result…I’ve lived every moment of its becoming, I felt it grow, I’ve perceived by intuition its develops, the importance moment by moment, the originality towards others that have come before… followed at once by the elaboration of other paintings, which avail themselves of this emotion, poured again and again in the next thought, in a circular manner. This is specifically for the dynamic of making a project.
D. D. In spite of its apparent composure, in your work you can always catch waits, tensions, rejections, deep agitations of cultural stratifications, of literal references…
R. F. I am very attached to reading, to the necessity nearly as a rhabdomancer of giving me new motivations, of stoking a curiosity like the Pascoli’s Fanciullino (Little boy), that I always feel palpitating inside me. By painting, but even with the frequentation that wasn’t systematic of some places that I have always nurtured, which are bounded to my childhood, to important life experiences, to deciding transitions. Like in Ticino for example. I love mountain, its lightness, its hardness.
D. D. Yes…I’ve got the impression that, if our prehistoric ice-cold Grigioni mountains would paint, they would paint like you…do you like travelling?
R. F. I am not a particular confirmed traveller. I love Italy, Europe, the United States spaces, a sort of Europe poured somewhere else. Most of all I love the travel to whom corresponds a life experience…and I enlarge this horizon with very care.
D. D. And about time, about its sense?
R. F. In 1994 I’ve titled my first important museum project “La Casa e il Tempo” (The Home and the Time), that were the most near two references of my way of feeling at that moment…fifteen years later, passed the millennium, passed from the Pisces Era to the unknown Aquarius one, I try to live a sort of “enlarged present” with a strong consciousness of the present, which is established by the past experience…therefore the future is now…
D. D. Is even this show a choice travel?
R. F. Of course. Bounded to the places, to the people, to the emotions.
D. D. Returning on the show. The bases represent some novelties too…
R. F. Every important project motivates me at the point to stimulate a sort of dare of the getting over what I know, a particular, extraordinary reason. Working on one man shows nearly always with an underneath project, very often at the exhibitions has corresponded the origin of a new series of works, that I have developed through the years later. That is how it has been for the big wheels of Mondi Sensibili Sensitive Worlds, realized from ‘97, which is the date of the anthological exhibition at the Casa dei Carraresi in Treviso, and the same for the veilings of the whites and the new material bases with water, which were worked out for the big show Memoria (Memory) at Galleria del Credito Valtellinese in Milan in ‘99, and then for the ones of Concentrici (Concentric Circles), presented at the show at Museo Revoltella in Trieste in 2003 and the lighting of the ones of Flags, which have characterized the last year tour. Until today, with the latest series Finale di Partita Final of Batch, conceptualized for my Passaggio in Ticino (Passage in Ticino).
D. D. But already in 2005 you presented a show at Folini’s...
R. F. With Renato Folini I opted for a show with selected works, representative of some periods, but fixing in today, two years later, the realization of a project ad hoc, once the breath of the territory, of people, of things has been assimilated. After having listened to the nature of the places and listened to what they had to tell me.
D. D. Your art is abstract, it doesn’t appear as a private fantasy, but offers some images to think of; these present themselves not like the definitive end of the exploitation, but rather like its mediation, an analogy, a mimesis of something that’s invisible, but not for this, less real…
R. F. I think that abstraction, which is a great novelty in Twentieth Century and therefore of the Modern Era, assures an absolute level of freedom not only for the author, but even for the user of the work, who can find himself on the side he prefers. And even in the user complete rejection in front of the unknown, at the end, can be produced that kind of emptiness, that unaware sucks him in, somewhere else. For this reason the symbolic aspect is very far from my way of painting: my works are there, for how they have been painted and for their strength, if there is one, anyway, it is to take the reader to another place. His place.
D. D. Of course. But now let’s listen to the breathing of your painting.
R. F. Let’s listen. Hoping it will tell.
Translated by Lucy D’Orazio
Container Art , Genova 2008
Piazza De Ferraridal 27 maggio all’ 8 giugno
‘Ecosistemi – container di arte, natura e spiritualità da tutto il mondo’
Premio Celeste, Content Partner di Container Art presenta:
‘Pressure’
di
Nicola Villa
“Pressure” nasce dal tentativo di affrontare la tridimensionalità dello spazio container con elementi prettamente pittorici. Il progetto consiste nella realizzazione di una sorta di diorama pittorico all’interno del container realizzato attraverso la sovrapposizione di differenti livelli di fogli plastici trasparenti (200 x 200 cm c.a.) disegnati e colorati con pennarelli.
Il titolo del lavoro parte da un ciclo di dipinti in fase di realizzazione, incentrati sul tema della vita nelle grandi città, che verranno esposti dal prossimo 13 giugno alla Moretti Fine Art Gallery di Londra.
‘Pressure’ è una delle opere presenti all’evento genovese organizzato da Container Art, a cui collaborano il Museum of Fine Arts di Kaohsiung di Taiwan con 15 containers, ZoneAttive, Festival Oyoyoy!, Accademia Ligustica di Belle Arti, Festival Internazionale di Poesia di Genova e Premio Celeste.
Nicola Villa e’ nato a Lecco il 19/12/1976.
Nel 2007 ha vinto il Premio Pittura del Premio Celeste con l’opera ‘Walking on 125 Street’, acquarello su carta, 210x120cm, 2007.
Premio Celeste è organizzato da Associazione Culturale L’Albero Celeste
Per ulteriori informazioni o immagini del progetto ‘Pressure’:
info@premioceleste.it
via Marconi 1, 53037 San Gimignano (SI). Tel/Fax 0577 907114
CLYTIE ALEXANDER
CLYTIE ALEXANDER"Diaphans" acrilici su metallo e su carta
inaugurazione: venerdì 30 maggio ore 21,00
periodo: dal 30 maggio al 25 giugno 2008
tutti i giorni ore: 10-13 / 16-20
festivi e lunedì mattina chiuso
Clytie Alexander, installation of "Diaphan Orange" and "Diaphan Tan,” 2005, perforated kozo and shellac based ink, 34 x 25”.
CLYTIE ALEXANDER, è nata a Lawrence, Kansas nel 1940.
Vive e lavora a New York e Los Angeles. Insegna alla School of Visual Arts di New York dal 2005. Da sempre interessata alla pittura astratta con particolare riferimento ai temi della luce e del colore. Recentemente ha lavorato ad una serie di opere dal titolo generale di "Diaphans".
Di cui alcune sono esposta in questa sua mostra personale a Livorno.
Le opere sono realizzate con colore diffuso su una lamina sottile di alluminio perforato, oppure alcune sono su carte semi-trasparenti.
I "Diafani" grazie alle perforazioni della superficie e al forte, vibrante colore acrilico monocromo, distribuito sui due lati (fronte/retro) della superficie della lastra traforata,
assumono una "presenza" minimale e utilizzando la luce irradiano di colore la parete sulla quale vengono appesi. Il processo di fabbricazione delle opere crea una situazione iniziale dove i fori sembrano predominare. Ma l'azione pittorica, distribuita sul fronte e sul retro, integra le perforazioni e dà ai colori una nuova, diversa esperienza visiva. L' influenza della luce sull' opera sàtura la superficie e il suo colore che diffondendosi ne modifica la stessa percezione della pittura."Mi interessano i "Diafani" perchè appaiono così semplici ed immediati; ho preso idee evanescenti e le ho tramutate in segno. Lavoro con notazioni astratte. Non c'è immagine. Voglio prendere questi elementi e vedere se riesco ad raggiungere una sensazione di immaterialità e a trattenere qualcosa di elusivo, come in un sutra.
Il vero quadro è nella mente ". Così l'artista spiega le sue opere e le sue intenzioni, rispondendo a Jim Long nell' intervista edita nel catalogo della mostra.
In catalogo, una co-edizione tra la Galleria Peccolo e la Bobbie Greenfield Gallery di Santa Monica, CA. sono riprodotte le opere della serie "Diaphans".
L' introduzione-intervista è di Jim Long.
mostra n. 3 1 6
EDIZIONI E GALLERIA
piazza della Repubblica 12
fax/tel. + 39.0586.88.85.09
e-mail: galleriapeccolo@libero.it
Visioni d'autore

Eidos

Palazzo CefalàVia Alloro, 99
Gentili amici dell’arte,alla presente alleghiamo l’immagine JPEG di una xilografia di Di Bosso per ora esposte alla Mostra-mercato presso la Galleria GARAGE di Piazza di Resuttano, 2 a Palermo.Per eventuali quotazioni potete contattarci con lo stesso mezzo.
Antonio Saporito Renier




