giovedì 10 dicembre 2009

“la Meraviglia delle Farfalle”



Il giorno 19 dicembre 2009
ORE 17:00 – 20:00



Presso la GALLERIA “LA PORTA”
via Soccini 1 – Buonconvento (SI)



per visitare la mostra negli altri giorni si prega di prendere un appuntamento telefonando al numero: 0577.806351

sabato 5 dicembre 2009

"UN'ARTE CHE CURA"


Alejandro Jodorowsky





EVENTI San Marino
Presenta




"UN'ARTE CHE CURA"




Stage Intensivo di e CON
ALEJANDRO JODOROWSKY

INFO
0549.909.478


TEATRO VASCELLO


TEATRO VASCELLO

Direttori Artistici Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann




SOSTIENI LA CULTURA VIENI AL TEATRO VASCELLO UNO SPAZIO DI LIBERTA’ DOVE L’IMMAGINAZIONE DIVENTA REALTA’
Teatro Stabile d'Innovazione Ricerca, Formazione e Promozione di nuovi linguaggi
VIA GIACINTO CARINI 78 ROMA 00152 - MONTEVERDE - VI ASPETTIAMO NUMEROSI
Come raggiungerci: Il Teatro Vascello si trova in Via G. Carini 78 a Monteverde Vecchio (Roma) sopra a Trastevere, vicino al Gianicolo. Con mezzi privati: Parcheggio per automobili: lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro.Con mezzi pubblici: autobus 75 si ferma proprio davanti al teatro Vascello e si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure il 44, il 710 e l'871, 870. Treno Metropolitano che si può prendere da Ostiense fermata Stazione 4 venti in Viale 4 Venti a due passi dal Teatro Vascello

SINGULAR STOP FESTIVAL 4

SINGULAR STOP FESTIVAL 4

SEMANA DE LA MODA DE GALICIA - 100 PARTICIPANTES

Diseño+Arte+Música+Tendencias+Vanguardia

DÍAS 10/11/12 DE DICIEMBRE A LAS 20:00 H


Día 10 (jueves)

AMOELBARROCO JÓSE MATTEOS GLORÍA FIGUEROA GUERRAL MARÍA MOREIRA MIGUEL DE LUNA PERDONA BONITA OLGA SANTONI
GALICIA JOYA
ATÍPIKA KATUXA MARTA ARMADA SANDRA CRIADO SILVEREIRA ROSA MÉNDEZ


Día 11 (viernes)

ESPACIO ZONA E
ALLETHEA MATTOS ATRI GUTIERREZ CELIA ALVAREZ COVADONGA GUTIERREZ BLANCA ROSALES ESTHER GAMERO INGRID BRATT ISABEL PIÑAR IVAN FERRERO LEANDRO RODRIGUES MAI-KRISTIN MARÍA JESUS CUEVAS MARÍA ABILLEIRA MARIANA LUCIA NOELIA POSE PEDRO MARTINEZ RACHEL MARTINEZ RENATA UZAL SARAI FERNANDEZ SILVIA ESQUIO SUSANA DE DIOS

CORRIENTE ALTERNA
(espacio dirigido a alumnos, escuelas de diseño de Galicia: Goymar Coruña, Goymar Vigo, Felicidad Duce centro de Villalba y la sede principal en Barcelona, Escuela del Atlantico de joyería, Mestre Mateo moda y joyería)

PARTICIPANTES MODA
ADRIANA BACCARO ALBA VÁZQUEZ ANA NOGUEIRA ARIADNA GARCÍA BEATRIZ RIVEIRO CRISTINA MATOS ESTEFANÍA ORGAZ – PEDRO ORGAZ LAYLA SHAMI LARA IGLESIAS LORENA VILLALBA LUCIA MARCOTE NURIA PIÑEIRO MARÍA ESPIÑO MARÍA MARTÍNEZ MARÍA MONTES – MÓNIKA GUILLÁN MARCOS BATUECAS MARTA MAGIDE MARTA PEREZ MARTHA JULIANA MÓNICA CALO MÓNICA BASTÓN OLALLA ROMÁN OLAYA MUIÑO OLAYA VARELA SABELA PÉREZ SOFÍA FERNÁNDEZ STEPAHANIE LARUMBE

PARTICIPANTES JOYA
EUGENIA BESTEIRO JOSÉ OREIRO MARÍA SANCOSMED MIGUEL BLANCO MÓNICA GÓMEZ SANTIAGO GARCÍA SARA NAVEIRO SHEILA VILLAR SONIA MUIÑOS VANESA LISTA NOELIA PEÑA NURIA BENLLOCH ALDARA VENTOSO REBECA ABADÍA NADIA LEYLA AL-ZAMEN MARTA CARCÍA ARCOS MARTIN ARIAS ANDREA PIÑEIRO LAURA PINZÓN INÉS SÁNCHEZ

Día 12 (sábado)

SINGULAR STOP
ALICIA DANIELS ANGELES CASTRO DIANA VELOSO DIVINA DE LA MUERTE KRIZIA ROBUSTELLA MARIAM ALMAU ORNELLA GALLO SUSANA ESCRIBANO MARCOS GARABÁN SIN PATRÓN SERGIO EIRIS THEMANINME YONO TAOLA


Entrada libre
Aforo limitado
Aparcamiento gratuito
Autobús urbano Nº11



Museo de Arte Contemporáneo Gas Natural - Unión Fenosa
Avda. de Arteixo 171
15007 A Coruña
www.macuf.com

Horario:
De 11:00 a 14:00 y de 17:00 a 21:30 h.
Domingos y festivos, de 11:00 a 14:00 h.
Lunes cerrado

Mostra Personale dei mosaici di Pierino Bonci - (a cura del maestro Michell)-Legnano, sab 5 dic, h 18







SABATO 5 DICEMBRE H 18,00

PERSONALE DEL MAESTRO DEL MOSAICO

PIERINO BONCI

LEGNANO (MI) P.ZZA SAN MAGNO 10

INAUGURAZIONE DEI LAVORI E PROFILO ARTISTICO

A CURA DEL MAESTRO "MICHELL" pittore, scultore, art director


PIERINO BONCI:

unicita’ temporale dell’arte musiva

a cura del maestro d’arte “MICHELL”


Se analizziamo la parola mosaico

scopriamo che questo termine eredita diverse etimologie.

Mosaico deriva probabilmente

da “musae”, ninfe protettrici

dell’arte secondo la mitologia greca,

Successivamente,subisce la translitterazione latina medioevale “musàicus”

che significa “creazione delle Muse” (le nove divinità greche

delle arti e delle scienze, figlie di Zeus e Mnemosine).

Medesime origini

Vengono attribuite al termine museo. Il termine Museo trae etimologia dalla parola greca MUSEION (da Musa e quindi “luogo sacro alle Muse”).

Museion era l’istituzione culturale pubblica creata da Tolomeo II ad Alessandria d’Egitto nel III sec. A. C. in stretta correlazione con la celebre biblioteca:

un luogo di riunione e di studio per letterati, scienziati, filosofi, tra le cui funzioni, non è certo anche se probabile, pare vi fosse anche quella di raccogliere opere d’arte.

Ma chi erano le Muse?

Per i Greci erano le figlie di Zeus e della ninfa Mnemosine, erano divinità che proteggevano le arti e risiedevano sul Monte Elicona, in Beozia. Erano nove e spesso venivano raffigurate accanto al dio Apollo.

L'ARTE MUSIVA, dunque "mosaico", significa «opera paziente, degna delle Muse». Quindi andrebbe pronunciata “musaico”, da Musa, appunto, ma il termine e’ stato poi translitterato e ci giunge come “mosaico”.

Tutto questo escursus, a rivendicare un lavoro quasi “divino”

fatto di un paziente laborio nell’accostamento

ordinato di preziose tessere.

Le unità del mosaico sono appunto le tessere (dal greco tesserà (gonos, in latino)

Tessera che significa un oggetto regolare piatto con quattro lati.

Si tratta dunque di una tecnica decorativa con la quale per mezzo di frammenti (ordinariamente piccoli cubi, detti appunto tessere musive) di pietre naturali, di terracotte o di paste vitree, bianche o nere o colorate, applicate sopra una superficie solida con cemento o mastice, viene riprodotto un determinato disegno.

Scintillante vetro, lucida ceramica, pietre

dure, raffinata madreperla, pregiati lapislazzuli

e gocce d’oro zecchino, questi gli ingredienti

della magica alchimia del mosaico.

Secondo un’antica leggenda, infatti, il mosaico

nasce proprio dal tentativo dell’uomo

di imitare la natura nel suo aspetto

più creativo, geloso di tanta bellezza e

arte quasi pittorica dell’uso dei colori.

Il risultato è un arcobaleno iridescente,

che ci riporta ai colorati cunicoli

delle piramidi egiziane.

Nondimeno agli

antichi gioielli della Mesopotamia, testimonianza più antica di decorazioni musive, risalente al IV millennio a.C. dove i mosaici erano formati con coni di argilla cotti infissi nei muri con malta e bitume.

L'origine del mosaico dunque si perde nel tempo, sviluppandosi come parte integrante dell'architettura: comunemente si fa risalire alla pavimentazione a ciottoli in uso a Creta, che però non presentava una superficie piana, in quanto venivano utilizzate pietre naturali.

Dall’antica Roma, Plinio (scrittore romano del I secolo d.C.) e Vitruvio (architetto romano del I secolo a.C.) ce ne lasciarono chiare indicazioni.” La sostruzione (lo strato su cui fissare le tessere) era composta da più strati: lo "statume", un agglomerato di ciottoli, il "rudus", composto da tre parti di pietre spezzate e una di calce, e il "nucleus", fatto di coccio pesto e calce, e infine uno strato sottile d'intonaco su cui andavano inserite le tessere”. Quando la civiltà romana cadde sotto i colpi dei barbari invasori, l'arte traslocò presso le sicure terre d'oriente: a Bisanzio e nel resto dell'Impero d'Oriente, si formarono scuole di mosaicisti che produssero opere grandiose; sotto la spinta della nuova religione, il cristianesimo, i muri delle basiliche si vestirono di miliardi di piccole tessere colorate. Il mosaico bizantino, dunque, pittura per l'eternità.

Dopo i fasti del periodo bizantino, il mosaico conobbe un lungo periodo di decadenza.Lo riscopriamo nel Settecento. In virtù di un sempre più perfetto mimetismo con la pittura, che già il mosaico superava in durata, stimoli sempre piu riscopert ipoi grazie agli scavi che fecero riemergere le meraviglie di Ercolano e Pompei.



Passando attraverso lo

studio e l’applicazione del mosaico romano,

bizantino, moderno e contemporaneo.

dai mosaici del Foro Italico in Roma a

quelli della Chiesa del Santo Sepolcro a

Gerusalemme, si giunge oggi alle decorazioni pavimentali

del grande Kawakyu Hotel in Giappone

al mosaico “Saetta iridescente” per

la nuova stazione della metropolitana

Temporary Word Center Path Station

(Ground Zero) di New York.

Senza dubbio rappresenta una delle più alte espressioni dell'arte e uno dei più antichi e appariscenti mezzi d'ornamentazione, tramandateci fin dai tempi antichi, come abbiamo visto..



Cio’ anteposto, traendo partito dal principio visivo primario dell’arte musiva, cioè la proprietà di

accostare le tessere formando alla fine un disegno che noi chiamiamo

comunemente FORMA, quando ne comprendiamo l’insieme a partire

da ciò che viene percepito visivamente e dagli elementi e i processi

che lo attraversano, che lo hanno prodotto,

esplorando l’operato musivo del Bonci,

riscontriamo aspetti straordinariamente contrapposti della ricerca artistica e introspettiva dell’artista.

Antico e moderno convergono nelle tematiche che il maestro percorre e traduce mirabilmente attraverso la sublime arte del mosaico.

Abbiamo gia visto che di per se’ l’arte del mosaico e’gia intrinsecamente“arte decorativa arcaicistica”per eccellenza, rimandandoci alle realizzazioni greco-romane pompeiane e imprescindibilmente all’epoca bizantina (tratti che risaltano eccellentemente nell’opera mosaicistica del Bonci – vedasi l’opera ERACLE E IL CACCIATORE, in stile greco romano o CROCEFISSIONE e SOFFERENZA in stile bizantino ).

Ma rilevante e’ il tentativo del maestro nel rapportarsi anche a tematiche moderne e concettuali attraverso una tecnica intrinsecamente decorativa e arcaicistica, come il mosaico. Tentativo che ritroviamo nelle opere MURO WRITER oppure IERI OGGI, tentativi di rappresentazione di tematiche sociali. Oppure addirittura nella ricerca antropologica che ritroviamo in MASCHERA AFRICANA, fino ai tratti di arcani geometrismi sacri presenti in opere come

EGITTO oppure L’ALBERO E LA MONTAGNA, e ENERGIA AL QUADRATO opera quest’ultima che riecheggia finanche i geometrismi kandinskiani.

L’arte musiva del Bonci , in quanto tale, rappresenta ingrediente primario a disposizione di architetti, artisti e designers, nutriente per

la continua ricerca e sperimentazione di

soluzioni estetiche e funzionali .

Un capolavoro

di minuzia e religiosa dedizione,

l’arte del Bonci, così sorprendentemente ben ispirata, dopo millenni,

da un intervento quasi “ultraterreno”, in un’era di caos digitale e arido arrivista materialismo.

Sublime tratto contraddittorio della metodica e dell’approccio artistico del Bonci rispetto ai tempi.

E’ probabile che il Bonci tenti di reincarnare antiche reminescenze, di miti e di tratti di storia umana, ormai irrevocabilmente inscritti nella banca dati del DNA umano e magistralmente “proiettati” nelle forme che il maestro Bonci compone attraverso l’accostamento delle moltitudini di preziose tessere musive.

Ricomposizione fors’ anche delle forme interiori, delle IMAGO interne. Un percorso a ristroso nell’antico, fino al raggiungimento delle profondita’ degli Archetipi ((vedasi l’opera EGITTO), per risalire, ripercorrere, RICOMPORRE il mosaico della propria mente-spirito, per giungere a una nuova piu’ matura consapevolezza: la forma finale dell’immagine musiva diviene dunque per il Bonci, simbolicamente una riformulazione del proprio Se’, spirituale e artistico, ricco di nuova mturita’ e consapevolezza.



Concludendo.

Tra i tasselli del mosaico del Bonci e le delicate

forme dei suoi disegni, eredita’ fin dal lontano

IV secolo A.C., possiamo dunque ritrovare

le tracce della nostra storia, gli archetipi, le fondamenta

della nostra cultura,

Fulgida entita’ artistica, Pierino Bonci, con i suoi mosaici, e’ indiscutibilmente da rispettare

ma soprattutto da valorizzare e custodire con gelosia, tra le nuove identita’ artistiche dei nostri anni.



Michell



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IL SALOTTO DEGLI ARTISTI

DOMENICA 13 DICEMBRE

dalle h 19.00

" N O M A N Z I A "

(o Astrologia Onomantica)

(..."analisi del nome e cognome come importanti codici alfanumerici, contenenti importanti messaggi per la rivelazione del passato, presente e futuro, per una maggiore consapevolezza e miglioramento del Se'...

Scienza antichissima, tratta dalla Kabbalah ebraica e dall'Alef-Bet (alfabeto) ebraico.

Simbologie dei 22 caratteri ebraici e similitudini con le lettere dei comuni alfabeti occidentali. Il linguaggio e la comunicazione moderni, evoluzione e involuzione. L'assegnazione del nome come casualita' "causale".....".

Ne parla

il MAESTRO "MICHELL"

pittore, scultore, approfonditore delle fiosofie, religioni, delle scienze esoteriche e delle culture dei popoli



DOMENICA 13 DICEMBRE

dalle h 19.00

HOTEL DELL'ARTE
VIA FARUFFINI 25 - MILANO



CONFERENZE ISTITUTO "ALKEMIA"

presidente

dott. prof. Alberto U.CADDEO





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MARTEDI' 15 Dicembre 2009 - ore 21,00
presso Mondadori Multicenter Auditorium
Via Marghera 28 Milano (MM De Angeli)

DIVINA COMMEDIA E PSICOSINTESI

Dante Alighieri affermava (nel Convivio) che la sua Divina Commedia poteva essere letta in quattro diversi modi: in modo letterale, allegorico, morale, anagogico (cioè spirituale). A questi se ne può aggiungere oggi un quinto: quello psicologico. Da quest’ultimo punto di vista, la Divina Commedia è infatti un immenso palcoscenico di immagini e vicende narrative che rappresentano precisi stati di coscienza e mutamenti interiori della psiche: Il viaggio dell'anima umana attraverso i tre regni interiori dell’Inferno, del Purgatorio, del Paradiso.
Nel corso della serata verranno letti e commentati in chiave psicologica alcuni passi della Divina Commedia, per mostrare come l'immaginazione letteraria di un testo del Trecento può fare da mappa psicologica per il cammino evolutivo dell'uomo moderno, lungo i gironi, le cornici e i cerchi di luce del suo vivere quotidiano.

relatori:

GIUSEPPE COLALEO, counselor, insegnante, formatore, dottore in filosofia

ALBERTO UGO CADDEO,medico, psicoterapeuta, psicosomatista

NIKI DE SAINT PHALLE







Per la prima volta in Italia una mostra presenta oltre 100 opere di Niki de Saint-Phalle, (Neuilly-sur-Seine, 1930 – San Diego, 2002), pittrice, scrittrice, performer che ha legato il suo nome a un percorso artistico straordinario che va oltre le classificazioni e le mode, e si mescola con una vita tumultuosa e affascinante: un’energia che ritroviamo in tutte le sue opere, dalle policrome sculture (Nanas) al famosissimo giardino dei Tarocchi di Capalbio.

La rassegna si svolgerà presso il Museo Fondazione Roma (già Museo del Corso), dal 4 novembre 2009 al 17 gennaio 2010 ed è promossa dalla Fondazione Roma, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele che ha voluto rendere omaggio all’artista francese portando in Italia una mostra antologica di una celebre esponente della pop art.

“Dopo il successo ottenuto con la mostra su Hiroshige – dichiara il Presidente Emanuele - la Fondazione Roma rivolge ancora una volta il suo sguardo e la sua attenzione ad un artista universale, Niki de Saint-Phalle, che ha caratterizzato le sue opere di un’energia incontenibile, legando il suo lavoro alle vicende della sua esistenza personale, fatta di stimolazioni, di rabbia, di incontri e scontri con i protagonisti della storia dell’arte mondiale. In un interminabile percorso di ricerca, l’arte della de Saint-Phalle non è un progetto continuo che si svolge pacatamente da un punto all’altro del tempo secondo una strada riconoscibile, ma è una serie incessante di tentativi, di ricerche, di avventure che si muovono in ogni direzione e che spesso si accavallano, a volte si contraddicono, e talora si distruggono vicendevolmente. Niki de Saint-Phalle ha lasciato numerose opere nel nostro Paese e, ora, potremo godere finalmente del respiro internazione di tutta la sua arte, fedeli a quel continuo processo di osmosi interculturale che da sempre muove l’attività del Museo della Fondazione Roma. La mostra, dunque, – continua Emanuele – è un ulteriore tassello di questo progetto che la Fondazione Roma porta avanti attraverso il suo Museo, che nel corso di questo 2009 ha celebrato i primi dieci anni di attività. Dieci anni durante i quali la Fondazione ha promosso esposizioni ed eventi collaterali innovativi, che hanno contribuito sensibilmente ad arricchire l’offerta culturale della città di Roma”.

La mostra è co-prodotta ed organizzata con Arthemisia Group, a fianco della Fondazione Roma ormai da tempo nella realizzazione di progetti di successo.

Curata da Stefano Cecchetto, la rassegna si avvale della prestigiosa collaborazione della Niki Charitable Art Foundation (California), principale prestatore delle opere, e del supporto organizzativo di Comediarting.

Una mostra con caratteristiche eccezionali, anche dal punto di vista della fruizione da parte del pubblico: tutti i bambini fino a 14 anni potranno visitare la rassegna con ingresso gratuito grazie all’impegno della Fondazione Roma e di Arthemisia Group. Una iniziativa che si incontra con lo speciale rapporto che Niki de Saint-Phalle aveva con i bambini: l’artista li invitò spesso a fruire da vicino le sue opere, particolarmente adatte al pubblico dei più piccoli, chiedendo anche di interagire con esse. Per questa ragione, il Presidente Emanuele ha deciso di offrire ai giovani questa straordinaria opportunità.

L’itinerario individuato dal curatore segue il percorso interiore dell’artista e permette lo sviluppo parallelo di un’esposizione che allinea numerosi dipinti del primo periodo dell’artista, degli anni cinquanta e sessanta, insieme alle celebri sculture policrome (Nanas) per le quali Niki de Saint-Phalle è famosa in tutto il mondo.

Le oltre 100 opere che compongono la mostra provengono per la maggior parte dalla Niki Charitable Art Foundation di San Diego in California, e raccontano una storia affascinante, fatta di esperienze vissute, sia dal punto di vista artistico, sia da quello umano e personale.

Femminismo, mitologia, violenza, le inquietudini private e quelle sociali, sono i temi che permeano le opere di Niki de Saint Phalle. Opere mai disgiunte dalla sua vita e attraverso la mostra, che presenta anche una serie di fotografie, sarà possibile percepire il fil-rouge che collega le diverse e intersecate esperienze della sua tormentata vicenda artistica.

L’artista
Non c’è nessuna traccia nel background della famiglia di Niki de Saint-Phalle che faccia presagire un qualche contatto con il mondo artistico. Niki nasce in Francia a Neuilly-sur-Seine nel 1930, secondogenita di un’aristocratica famiglia di banchieri che però si trasferisce presto a New York.
Sono i viaggi in Europa dal 1952, le visite ai musei francesi e spagnoli, il fascino delle facciate gotiche delle cattedrali e l’infinito universo visionario dell’architetto catalano Antoni Gaudì, che la faranno innamorare dell’universo artistico. Ma solo dopo il grave esaurimento nervoso che la colpisce nel 1953, l’artista percepisce che l’arte è un principio di vita. In questo modo l’arte diventa una terapia, un’arma contro le convenzioni sociali, un mezzo per esprimere l’inquietudine universale in maniera assolutamente personale.
Negli anni Sessanta scopre a Parigi un mondo di artisti visionari, incantatori e sciamani che la conquistano con la forza delle idee e della creatività. Inizia così anche la lunga e proficua collaborazione con lo scultore svizzero Jean Tinguely, conosciuto nel 1955 e divenuto poi suo secondo marito nel 1971, con il quale aderisce al gruppo dei Nouveaux Réalistes.
L’artista impara a conoscere nuovi linguaggi e inizia a definire la gamma iconografica dei suoi temi; nei primi tempi il suo lavoro si concentra sulla violenza, nel contesto della ribellione giovanile verso le aggressioni mondiali; dall’Algeria, al Biafra, dal Vietnam alla Cecoslovacchia. Niki diviene celebre infatti grazie ai Tiri: una serie di azioni durante le quali l'artista stessa, e a volte anche il pubblico, sparano su rilievi in gesso dove si trovano dei sacchetti di pittura che esplodono al momento dell'impatto.
Sull’onda del movimento femminista, esplora poi la rappresentazione dell’universo femminile e realizza le bellissime Nanas, figure policrome anche di notevoli dimensioni. Sono per altro numerose le opere monumentali create per luoghi pubblici in vari paesi del mondo, tra cui l’Italia, dove realizza con l'aiuto del marito Jean Tinguely, a Garavicchio, presso Capalbio in Toscana, il celebre e meraviglioso Giardino dei Tarocchi (1979), ispirato al Parc Güell di Gaudì a Barcellona.
Trascorre in California i suoi ultimi anni, documentati nella serie di serigrafie Diario Californiano, e dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 2002, viene fondata l'organizzazione no-profit Niki Charitable Art Foundation allo scopo di promuovere e proteggere l'eredità artistica di Niki.

La mostra
Il percorso della mostra è diviso per “verifiche’” e si propone di seguire, attraverso le opere, lo sviluppo interiore dell’artista. I dipinti, i disegni, le sculture e le fotografie sono distribuiti in un percorso di quattro capitoli: “Le stanze della memoria” allestite non con il rigore vincolante dell’ordine cronologico, bensì divise per isole tematiche che raccontano la genesi e la maturità artistica di Niki in un continuo rimando di “andata e ritorno”: un gioco che rivela la fusione perfetta tra spirito e materia, tra realtà e rappresentazione, tra soggetto e oggetto di una concettualità meditata e sofferta.

Le origini
I tiri, il rapporto tra sacro e profano, la presa di coscienza della sua identità di artista, sono i temi della prima sezione con sequenza di opere come The zoo with you; Four Houses, Self-Portrait, Rocket e la serie denominata Study for King Kong. Dipinti realizzati tra gli anni cinquanta e sessanta che rimandano all’esperienza surrealista di Mirò, allo stupore sottilmente impresso di solitudine del primo Max Ernst, agli emblemi esotici ed esoterici di Victor Brauner.
Sono opere che raccontano la genesi concettuale del suo percorso artistico: dalle prime esperienze legate alle influenze surrealiste e alla fascinazione per l’opera di Antoni Guadì, fino alla consapevolezza di una metamorfosi che porta l’artista a sperimentare nuovi linguaggi e nuovi temi iconografici.

Nana Power
Nella seconda sezione entrano in scena Les Nanas: le ragazze.
Dopo l’avvento del movimento di liberazione della donna, il talento di Niki de Saint Phalle esplora l’universo femminile attraverso la realizzazione di una serie di sculture assolutamente straordinarie, fuori da ogni concezione accademica. La donna diventa protagonista assoluta; le sue forme si liberano, diventano esagerate e la distorsione cercata e voluta del soggetto mantiene una stretta corrispondenza tra forma e contenuto. Niente del lavoro di Niki è puramente decorativo: la manipolazione è la risposta ad un’esigenza interiore. La scultura, e in modo particolare Les Nanas, nascono dal desiderio di comunicare l’universo femminile in tutte le sue forme.
Nana Assise; Gwendolyn; Big lady (Black); Nana sur le dauphin e Ange Luminaire, sono gli emblemi di una ritrovata felicità creativa portata all’eccesso, esasperata fino al gigantismo.
Le sculture diventeranno poi anche lampade, vasi da fiori, tazze, obelischi, oggetti di uso quotidiano che devono essere fruiti, utilizzati e non solo ammirati per la loro estetica.

Il Giardino dei Tarocchi
Nel 1979 Niki de Saint-Phalle inizia un’impresa affascinante destinata a lasciare un segno significativo nel mondo dell’arte internazionale: una serie di sculture gigantesche ispirate al tema dei Tarocchi.
Individuato il terreno nella tenuta di Garavicchio, di proprietà della famiglia Caracciolo, nel Comune di Capalbio, l’artista immagina un percorso straordinario dove sono rappresentate le 22 carte dei Tarocchi, gli Arcani maggiori, attraverso sculture ciclopiche, alte circa 12/15 metri, ricoperte di mosaici in specchio, vetri pregiati e ceramiche, ispirate al parco Güell di Gaudì a Barcellona.
Niki inizia la sua avventura preparando disegni e bozzetti, molti dei quali esposti in mostra, e costruendo a proprie spese, in collaborazione con il marito Jean Tinguely, i primi “emblemi” di quello che diventerà lo strepitoso scenario del Giardino dei Tarocchi. I lavori furono affidati all’esperienza della mano d’opera locale, tra cui si distinsero alcuni artigiani che Niki de Saint-Phalle considerò sempre parte della sua famiglia.

Spiritual Path
Niki de Saint-Phalle e Jean Tinguely, la coppia esplosiva che ha rivoluzionato l’arte del Novecento è protagonista dell’ultima sezione. Il fermento, la passione dei sensi e il genio creativo di entrambi si fondono in un rapporto che conduce alla realizzazione di opere sempre più visionarie e imprevedibili. Le ramificazioni di questo rapporto si estendono nel corso degli anni fino a formare una trama di “forme e figure” in cui la libertà non conosce restrizioni: per Niki de Saint Phalle l’arte è il risultato di relazioni, di incontri con il mondo esterno, è una forma di amore universale che si coglie al meglio in opere quali: Could we have loved?; You are my love forever and ever and ever…; Sweet sexy Clarice; My love we won't; I rather like you a lot you fool; Jean in my heart.

La mostra si conclude infine con un consuntivo della vita di Niki, registrato personalmente dall’artista nel diario a cui si dedica quotidianamente dall’inizio degli anni novanta in California, dove vive per lunghi periodi nella sua tenuta di La Jolla, vicino a San Diego. Niki realizza una serie di opere su carta: disegni e serigrafie che diventeranno la serie qui esposta California Diary; gli eventi di ogni girono si trasformano in fogli colorati che esprimono avvenimenti e sensazioni. Un’analisi delle esperienze vissute attraverso la formulazione ordinata dei propri pensieri e delle proprie emozioni.

Catalogo Skira

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
AD ARTEM T+ 39 0662288877

F + 39 0662288878

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VERNICE STAMPA > Martedì 3 novembre, ore 12.00
Fondazione Roma - Museo - Via del Corso 320, Roma

UFFICI STAMPA

Ufficio Stampa mostra
Arthemisia Group
Alessandra Zanchi
M +39 3495691710 - az@arthemisia.it
Ilaria Bolognesi
M +39 3939673674 - ib@arthemisia.it
T +39 026596888 T +39 0721370956
press@arthemisia.it



Ufficio Stampa catalogo
Skira
Lucia Crespi
T +39 0289415532 - 0289401645 lucia@luciacrespi.it
FONDAZIONE ROMA

La storia della Fondazione Roma trae origine nel 1539 dalla nascita del Monte di Pietà di Roma, istituito con Bolla Pontificia di Paolo III al fine di combattere la pratica dell’usura, e prosegue nel 1836 attraverso la costituzione, con Rescritto Pontificio di Gregorio XVI e per iniziativa di benemeriti cittadini, della Cassa di Risparmio di Roma, che nel 1937 incorporò il Monte di Pietà.

La storia ha visto in seguito il sorgere della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, che nei primi anni ’90, in attuazione della Riforma “Amato”, ha ereditato le originarie finalità di utilità sociale della Cassa di Risparmio.

Nel 2007 la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma cambia denominazione in Fondazione Roma, allo scopo di evidenziare fin nel nome l’evoluzione identitaria avvenuta con la separazione dell’attività bancaria da quella filantropica, entrando così a pieno titolo nella categoria delle fondazioni di diritto comune, quale soggetto preposto all’organizzazione delle libertà sociali.

La Fondazione Roma rappresenta pertanto l’ultima tappa di un lungo percorso che si dipana attraverso 500 anni di storia, durante i quali, nel perseguimento delle tradizionali finalità istituzionali, essa si è profondamente trasformata e rinnovata, adeguando le iniziative di cui è protagonista in funzione del mutato contesto socio-economico: una testimonianza tangibile, fatta di progettualità attiva e risultati concreti, del legame che la unisce da sempre alla Città Eterna ed al più ampio territorio di riferimento.

Sotto la presidenza del Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, la Fondazione Roma ha avviato una nuova modalità di intervento, orientata alla realizzazione di iniziative strutturali, la maggior parte delle quali a carattere continuativo, per rispondere alle grandi “emergenze” del territorio di operatività, che comprende la città di Roma e la sua provincia, le province di Latina e Frosinone.

Abbandonata definitivamente la modalità dell’ “erogazione a pioggia”, la Fondazione Roma ha progressivamente privilegiato l’opzione per il modello operating, che le ha consentito di sviluppare una capacità progettuale autonoma, realizzando, in ciascuno dei cinque settori di intervento in cui è attiva – Sanità; Ricerca scientifica; Istruzione; Arte e cultura; Assistenza alle categorie sociali deboli – iniziative di grande valore sociale.

Attraverso il confronto costante, dinamico e costruttivo con le Istituzioni, le associazioni, gli enti pubblici ed i soggetti privati, e le realtà che operano, sia a livello locale che nazionale, nel Terzo Settore, la Fondazione Roma vive oggi una “piena cittadinanza” all’interno della dimensione della “socialità”, costituzionalmente riconosciuta e tutelata attraverso il principio di sussidiarietà, partecipazione concreta e propositiva.

Ascolto, dialogo, impegno sono i suoi tratti distintivi, che si traducono in iniziative ed interventi a favore del benessere della collettività, esempi di best practice concepiti nella prospettiva della costruzione della nuova welfare society.

ROMA, galleria delloro, carlo bernardini, dal 4 dicembre


Via del Consolato 10, Roma 00186
Tel +39 06 64760339
info@galleriadelloro.it
http://www.galleriadelloro.it/

Dal venerd ì 04 dicembre 2009
al lunedì 15 febbraio 2010

Orari:
mar/sab h. 16.30/19.30

Geometrie di luce rimbalzano fra i palazzi per poi aggredire le sale della galleria, le fibre ottiche penetrano dalle facciate dei palazzi negli spazi espositivi coniugando così l’ambiente esterno con l’ambiento interno.
Delloro Arte Contemporanea è lieta di presentare il primo intervento ambientale urbano di Carlo Bernardini a Roma.
Dopo qualche anno di assenza nella capitale l’artista ci stupisce ancora una volta con un’installazione site specific che coinvolge oltre gli spazi espositivi i palazzi prospicienti alla galleria: le linee di luce ridisegnano la facciata cinquecentesca di San Giovanni dei Fiorentini che fa da sfondo all’intervento in fibra ottica di via del Consolato, allo spettatore viene rivelato uno spazio riconfigurato completamente, le architetture circostanti continuano ad esistere ma reinterpretate con diverse prospettive, un nuovo piano geometrico vi si sovrappone ma contemporaneamente interagisce e dialoga con esse.
Come lo stesso artista ci rivela “L’installazione si appropria dello spazio e lo fagocita nel suo interno. E’ un rapporto di dominio quello che la forma spaziale instaura con il luogo, lo penetra, lo feconda, lo riduce in suo potere sino a trasformarlo in essa stessa”.
Al centro della sala una grande scultura in acciaio inox riceve la fibra ottica e ne moltiplica le geometrie luminose sulle pareti della galleria che perde il suo ruolo di semplice contenitore trasformandosi appunto in opera d’arte essa stessa.
Ma l’installazione alla Galleria Delloro assume una valenza sopratutto riepilogativa, in essa sono racchiusi i concetti e i traguardi dell’ultimo anno di ricerca, anno che soprattutto sotto il punto di vista espositivo per Bernardini è stato veramente impegnativo.
Innanzi tutto la grande personale a Milano da Grossetti Arte Contemporanea, dove l’ artista ha sviluppato il concetto di attraversamento degli spazi bucando letteralmente le mura della galleria, l’esposizione a Villa del Grumello a Como in occasione di Open Mind(s) e l’invito da parte di Bruno Corà al Museo d’arte contemporanea di Lugano con un opera omaggio a Duchamp.
Sempre del 2009 è stata la grande installazione a New York in occasione del D.U.M.B.O. Art Festival che quest’anno ha visto un affluenza di più di 5.000 visitatori, dove l’artista ha presentato una aggiornata versione dello “Spazio permeabile” esposto nel 2003 alla Quadriennale, servendosi oltre che della fibra ottica anche della superficie elettroluminescente, un vero e proprio tessuto luminoso posto in dialogo con le geometrie lineari delle fibre ottiche.
Dopo i grandi interventi ambientali a Valencia (al Giardin Mediterraneo di Santiago Calatrava nel 2007) e a Bologna (a Piazza S.Stefano, la Piazza delle Sette Chiese in occasione di Art First 2009) non viene smentita la propensione di Carlo Bernardini a misurarsi con architetture di grandi dimensioni: a metà novembre infatti è stato presentato l’ambizioso progetto di Palazzo Litta, dove le fibre ottiche partendo dalla facciata del palazzo seicentesco si insinuano sino alle sue sale interne attraversando pavimenti e pareti, inglobando e ridisegnando gli spazi architettonici.
Da non dimenticare infine la partecipazione al progetto Twister dei musei lombardi, che ha portato all’acquisizione da parte del MAM di Gazoldo degli Ippoliti di una sculto-installazione di 6 metri in acciaio e fibre ottiche ora in mostra permanente nei giardini del museo.
A coronare questo denso anno espositivo a gennaio 2010 verrà presentato in occasione dell’Arte Fiera di Bologna un volume monografico che ripercorre 20 anni di attività, comprensivo dei testi teorici di Bernardini e i principali testi critici sul lavoro dell’artista.

Vernissage venerdì 4 dicembre ore 19.00

Fino al 15 febbario 2009

Galleria Delloro
Via del Consolato 10
Roma 00186
Tel +39 06 64760339
info@galleriadelloro.it
www.galleriadelloro.it

"IL GIARDINO DEGLI ELFI"

PRESENTAZIONE dell'Associazione Culturale

"IL GIARDINO DEGLI ELFI"

Venerdì 11 Dicembre ore 18,30



Vernissage dell'artista Barbara Boretti

Spettacolo di Flamenco dell'artista Laura Torricini



Caffè Leonardo – Prato L'Aperitivo dell'11 dicembre al Caffè Leonardo di Prato ospita la Presentazione dei Corsi dell'Associazione Culturale "Il Giardino degli Elfi".

In tale occasione saranno esposte alcune opere dell'artista Barbara Boretti e si esibirà in uno spettacolo di Flamenco l'artista Laura Torricini, entrambe docenti dell'associazione.

L'evento sarà ripreso da Toscana Tv con interviste ad alcuni docenti dell'associazione a cura di Fabrizio Borghini.

Obiettivo dell'evento è far conoscere alla città la realtà di questa nuova associazione, con i suoi corsi, oasi d'arte e benessere e trascorrere insieme una piacevole serata "alternativa", nella quale tutti e cinque i nostri sensi verranno "allietati": arte da guardare, musica da ascoltare, profumi e sapori da gustare e... amici da abbracciare

l'Evento è aperto a tutti.

Una fantastica sorpresa per coloro che verranno alla Presentazione dell'Associazione: CARTA REGALO per un corso o seminario.


Vi aspettiamo al Caffè Leonardo, Via Rimini, a Prato.

VENTICINQUE TONDI TONDI





VENTICINQUE TONDI TONDI

Artisti: Ennio Alfani, Ubaldo Bartolini, Aurelio Bulzatti, Alessandro Cannistrà, Bruno Ceccobelli, Francesco Cervelli, Marco Colazzo, Alessandra Di Francesco, Andrea Di Marco, Mauro Di Silvestre, Stefano Di Stasio, Stefania Fabrizi, Ettore Frani, Lino Frongia, Paola Gandolfi, Felice Levini, Salvatore Marrone, Adriano Nardi, Luca Padroni, Hannu Palosuo, Gioacchino Pontrelli, Giuseppe Salvatori, Orsina Sforza, Francesca Tulli, Marco Verrelli.

Poesia: Nicola Monti




Inaugurazione: sabato 12 dicembre ore 18

durata mostra: fino al 20 gennaio 2010

orari: da martedì a sabato ore 16 - 20 e per appuntamento



Venticinque artisti invitati a misurarsi con un piccolo formato, una tela tonda di 25 cm, uguale per tutti, con un unico intento: creare venticinque momenti di seduzione, attirare il nostro sguardo e catturare la nostra curiosità per trascinarci in altretanti microcosmi che attendono di essere conquistati.
Una mostra all'insegna dell'amicizia tra pittori più giovani e meno giovani, tra pittori, pittura e poesia.




Catalogo in galleria.

GALLERIA MANIERO VIA DELL'ARANCIO 79 ROMA