martedì 24 marzo 2009

“AMERICAS LATINAS. Las fatigas del querer”

Mostra promossa e organizzata dalla Provincia di Milano
in collaborazione con Adac/Associazione Diffusione Arte Cultura di Modena
curata da Philippe Daverio
Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2, Milano
dal 14 maggio al 4 ottobre 2009
orari: tutti i giorni 10-19.30, martedì e giovedì fino alle 22, chiuso il lunedì
biglietto: intero €4,00, ridotto €2,50; gruppi scolastici €1,50
ingresso libero il primo martedì di ogni mese
inaugurazione: mercoledì 13 maggio, ore 18.30
conferenza stampa di presentazione: mercoledì 22 aprile, ore 11.30

L’arte contemporanea latinoamericana è una delle più interessanti realtà del panorama artistico internazionale: la difficile situazione politico-economica del Continente Sud-americano ha generato pulsioni e passioni artistiche estremamente dense. Per lo più si tratta di un’arte politica, di ribellione e di rivoluzione. Un’arte forte, come ancora rimane forte in America Latina la memoria della conquista e dell’evangelizzazione europea, e violenta come violente furono le sanguinarie usanze dei popoli indigeni precolombiani. Un’arte contemporanea tendenzialmente barocca, figlia di una mentalità complessa e di una cultura di osmosi: quella tra le tradizioni indigene e quelle occidentali-europee.
Durante il lavoro di ricerca sono emersi alcuni temi stabili attorno ai quali si coagulano energie molto precise di artisti con provenienze disparate. L’indagine sulla natura, l’attenzione alla mutazione dei popoli, il rapporto con la vita, con la morte, con il sangue. Essi si declinano dall’intellettualità alla passionalità, dall’istintività ad una ipotesi di razionalità, in modo ben diverso tra un luogo e l’altro del continente. La stessa evoluzione dei rapporti fra popoli preesistenti e immigrati di varie origini, europee e interamericane, la mescolanza e talvolta il conflitto tra religioni, cosmogonie e evangelizzazioni portano a nodi problematici paralleli ma non necessariamente similari.
Parlare di un’arte latinoamericana come di un’unità generale coerente e specifica appare però come una semplificazione. E’ difficile parlare di un’arte pan-latino-americana, se non forzando un po’ le cose: poco ha a che vedere il Cile con Panama, come quasi nulla ha a che fare il Brasile con il Messico o un argentino con un boliviano.

La mostra “Americas Latinas: Las fatigas del querer” infatti, come recita il titolo stesso (“Americhe Latine”), offre un panorama multiplo, diversificato e complesso, come è quello della



realtà politica economica sociale e creativa del continente sudamericano. Non un’interpretazione univoca e definitiva, bensì spunti poetici per avvicinarsi alla comprensione di un paese così lontano e così vicino a noi. Una mostra che lascia aperto l’enigma e si limita solo ad essere una documentazione delle più significative correnti e qualità artistiche. Un ritratto variegato che, con la presenza sia di Maestri ormai defunti sia di artisti dell’ultima generazione, sarà una narrazione personale di Philippe Daverio sulla sua percezione dell’America Latina.

La mostra ha per contenuto le evoluzioni delle arti figurative dell’America Latina nella contemporaneità ed è basata su alcuni nuclei tematici “chiave” (sangue, morte, anima, natura, città), che saranno anche declinati e ripercorsi, allo Spazio Oberdan, attraverso contributi di autori e incontri rappresentativi della letteratura latino-americana.
Si passa dalla truculenta crudezza delle opere della cubana Tania Bruguera alla sottile spietatezza delle opere dell’argentina Nicola Costantino, senza trascurare le impressionanti visioni sanguinose della brasiliana Adriana Varejão. Dalle installazioni filamentose di Ernesto Neto, alle performance (fotografate) di Ana Mendieta, alle ispirazioni folli di Arthur Bispo do Rosario, fino a Beatriz Milhares, Vik Muniz, al fotografo guatemalteco Louis Gonzales Palma, ai giovani cubani Los Carpinteros, Ivan Capote, al cileno Demian Schopf, al brasiliano Josè Rufino, per citarne alcuni. Non mancano artisti poco frequentati dal mercato.
L’artista argentina Alejandra Mettler nei mesi precedenti all’apertura della mostra ha lavorato con le donne indigene di Salta – una provincia al nord-est dell’Argentina, ai piedi delle Ande – per la produzione di un’enorme bandiera latinoamericana. L’opera rientra nel progetto comunitario Banderas Unidas, e per lo Spazio Oberdan è coordinata da Jean Blanchaert.

Un sezione video a cura di Paz A. Guevara e Elena Agudio viene programmata nella sala cinematografica dello Spazio Oberdan con video di artisti come Iván Navarro (Chile), Mika Rottenberg (Argentina), Martin Sastre (Uruguay), Nada Alvarado (Bolivia), Eduardo Srur (Brasile), Javier Tellez (Venezuela), Regina José Galindo (Guatemala), Ana Mendieta (Cuba), Antonio González Paucar (Perú), Rosangela Rennò (Brasile).





Informazioni al pubblico:
-Spazio Oberdan, tel. 02 774063.02/41; www.provincia.milano.it/cultura
-Biglietteria (Ticket One), tel. 02 774063.00

mercoledì 18 marzo 2009

Exposition du 23 au 28 mars 2009 à la galeriedu Tableau


LE CENERI DEL BAOBAB

IL CAFFE’ LETTERARIO DELL’ANGOLO DELL’AVVENTURA

LE CENERI DEL BAOBAB

di Umberto Cecchi, Vallecchi OFF THE ROAD

Dai leggendari romanzi di Hemingway alla realtà:
l’Africa del nostro immaginario e l’Africa vera, mito, fierezza e crudeltà

INCONTRO CON L’AUTORE E STEFANO RICCI

Mercoledì 25 marzo 2009, ore 21.30 Libreria Edison
Piazza della Repubblica 27R, Firenze



Il vecchio baobab sembra quasi un guardiano, in quella grande pianura ai piedi della Montagna Splendente, dove tutto è pronto per l'ultimo safari del secondo millennio. È il leone che parla con la voce di Kimani, il Masai: il leone ricorda le leggende e conosce i fatti recenti. Il vecchio cacciatore interpreta il suo racconto, risponde, o tace, alle molte domande. Le tribù sono in lotta, etnie diverse si sterminano a vicenda, i giovani vorrebbero andarsene per cambiare le cose e i bianchi arrivano per lo stesso motivo; alcuni hanno cibo e medicine, altri invece portano un nuovo dio. È nel suo nome che qualcuno combatte miseria e malattia, qualcun altro lo usa per giustificare i massacri, e tutto questo non cambierà, allo scoccare del nuovo millennio. Una leggenda però si può ancora cambiare: quella dell'"uomo di cenere", raccontata all'alba allo spegnersi dei fuochi, che narra di un cacciatore senza preda.
Quell'uomo in Africa è tornato a imparare
Umberto Cecchi , giornalista specializzato in politica estera, è stato inviato speciale in Asia e Africa per il quotidiano La Nazione, del quale è stato una delle firme più note, fino a divenirne direttore per diversi anni. Grande viaggiatore e autore di libri di viaggio, tutt’ oggi editorialista de La Nazione, è direttore del quotidiano on line Pratoblog e dell’emittente Canale 10.

Stefano Ricci , raffinato stilista di moda maschile di fama internazionale, è cacciatore esperto e appassionato, ma soprattutto profondo conoscitore, sostenitore e amante dell’ Africa, delle sue genti e del suo ambiente. Ha organizzato il safari di fine millennio che fa da scenario al romanzo-diario di Umberto Cecchi.

MANOD'OPERA

CANTIERE D'ARTE CONTEMPORANEA



Siamo presenti a
Vernice Art Fair, VII Edizione
Forlì, Fiera - 27, 28, 29 marzo 2009

stand 22

Artisti presentati

Carla Accardi
Daniele Angelini
Armodio
Agostino Bonalumi
Nicola BusaccaAlessandro Di Giugno
Mimmo GermanàEmanuele Giuffrida
Giovanni LetoRenato LipariRenato MeneghettiMarcello Palminteri
Pino Pinelli
Mimmo Rotella

PIERLUIGI ANTONUCCI

internoundici
studio d'arte contemporanea
e di antiquariato

VERNISSAGE
21 MARZO 2009 ORE 18.00
PIERLUIGI ANTONUCCI

Allo sguardo dispiegarsi
23 marzo - 24 aprile
lunedì - sabato 15.00 - 19.00
o su appuntamento
studio d'arte interno 11
via castiglione 27
40124 Bologna - tel. 051 273526
info@studiodarteinterno11.com

www.studiodarteinterno11.com

MENU CINEMA

venerdì 20 marzo 2009
Cral Eni - viale Ippolito Nievo 38
Menu della Serata
21.15 La recensione del Marmugi
21.30 L'ospite inatteso di Tom McCarthy
23.30 Fichi alla siriana
L'ospite inatteso (The Visitor), Usa 2007, 104'

Piccolo avamposto dell'era Obama e delle aspettative che alimenta, è L' ospite inatteso dell'americano Tom McCarthy. In altre tonalità rinnova Terminal di Spielberg con Tom Hanks: raccontare sullo sfondo delle fondate paure conseguenti all'11 settembre la semplice esperienza umana di un incontro tra diversi. Con tutte le sfumature di fiducia, paura, buonsenso, curiosità. Ciò che appartiene alle esperienze reali, alle ipotesi verosimili. All'orizzonte del sempre più possibile incrociare la propria vita con chi arriva da altri luoghi con bagagli e fardelli non solo disperati, o non sempre per le stesse ragioni. Le occasioni si stanno moltiplicando dai banchi di scuola all'inserimento di giovani lavoratori nel Nordest. Secondo una gamma che prevede di tutto. Anche che l'immigrato non abbia un'identità standard. Che, per esempio, sia un artista o un ingegnere, una persona in qualcosa migliore di noi.
C'è un americano di mezza età solitario, metodico, spento (l'attore è Richard Jenkins). Vedovo, docente universitario, pendolare. Ama la musica, beve buon vino, si intuisce che nutre sentimenti progressisti ma anche che non gli interessa più niente. Una sera trova l'appartamento occupato. Più che indignato è sorpreso e spaventato. Ma subito dopo aver cacciato gli abusivi si affaccia e li richiama. Tarek e Zainab, un siriano e una senegalese. Clandestini. Si arrangiano con dignità: lui suona il tamburo da dio, con un gruppo di amici nella metro. Sono perbene, sono grati a Walter al quale il ragazzo dona con slancio la sua amicizia. È tanto denso il legame che si crea, senza dirsi troppo, che anche Walter comincia ad andare con Tarek nella subway, da apprendista percussionista. Il giovane passa all'anziano quello che sa, e l'anziano ritrova una spinta vitale. Ma la metropolitana sarà maledetta perché proprio lì sotto Tarek viene fermato, messo dentro, rimpatriato. Walter si fa in quattro e durante una delle visite in carcere perde le staffe al rifiuto di dargli informazioni sul trasferimento dell'amico, probabilmente ha una reazione passionale per la prima volta da un'eternità. E rivendica la genuina natura dell'America che accoglie, dove tutti sono "diversi" e tutti sono americani se si comportano onestamente con questa terra che sentono la loro terra, l'America che non respinge chi abbia voglia di rimboccarsi le maniche. Come Tarek, che non deve vergognarsi e avere paura per essere arabo. Un delicato apologo. Senza retorica, senza proclami che le persone normali non si possono permettere e che, travolte dagli eventi, neanche penserebbero di poter fare: la sfuriata di Walter è dettata dall'istinto di cui per primo si spaventa. Ma contiene tutto. L'idea semplice che lo straniero non è per forza un nemico, l'immigrato non è necessariamente un terrorista, il clandestino non è sempre un pericolo ma può essere un ospite, magari diventare un amico e perfino uno che ti insegna qualcosa.
Paolo D'Agostini, La Repubblica, 5 dicembre 2008
La fortuna di Richard Jenkins, fantastico, finissimo attore, professore universitario quasi pensionato, è di trovare nel suo appartamento a New York una coppia di immigrati, lui un siriano e lei senegalese. Invece di cacciarli, fa amicizia e coltiva perfino l'arte della percussione, al tamburo: quando il ragazzo viene arrestato, s'adopererà per confortarlo e ci sarà anche un tentativo sentimentale, complice Il fantasma dell'opera, con la mamma venuta dalla Siria. È la morale di aggiungi un posto a tavola aggiornata alle velenose leggi di Bush dopo l'11 settembre: in questo senso McCarthy tocca con mano la delusione americana e ci insegna con sottili tocchi etnici, da un Lévi Strauss di stanza a New York, l'arte della tolleranza, che può passare anche attraverso il rullo di un tamburo. Sono gli incastri affettivi a sedurre e Hiam Abbas, nel ruolo della madre, è una presenza quasi magica. Voto 8.
Maurizio Porro, Il Corriere della Sera, 12 dicembre 2008
Esistono film-Davide e film-Golia. Questi ultimi sono le superproduzioni, i blockbusters che spendono in pubblicità più di quanto sono costati e ammiccano da tutti i manifesti, giornali e tv. I Davide sono i film piccoli, fatti con pochi soldi, che per forza propria si assicurano un durevole spazio nella memoria senza clamori a pagamento. Rientrano in tale categoria i classici del neorealismo italiano, le scoperte della Nouvelle Vague, gli esordi di Ferreri e Olmi, le sortite di Cassavetes e altri americani indipendenti. Tutte imprese di stazza orgogliosamente inferiore, il cui segno incide più di molte roboanti chiamate cadute presto nell'oblio.
A tale schiera appartiene certo L'ospite inatteso: tenuto a battesimo dal Sundance e vincitore a Deauville sempre in virtù della qualità. Saldamente poggiato sulle robuste spalle di Richard Jenkins, attore con splendidi precedenti teatrali che il cinema si accontenta di usare come caratterista, il film scritto e diretto da Tom McCarthy presenta un uomo di mezza età insegnante di economia in un'università provinciale, disamorato della vita e con il bicchiere a portata di mano. Vani risultano i suoi tentativi di imparare a suonare il pianoforte in omaggio alla moglie scomparsa, che era una brava concertista. A spezzare la triste routine di Walter Vale interviene un viaggio di lavoro a New York, dove ha mantenuto, senza più utilizzarlo, un appartamento al Village che scopre occupato da una coppia di squatters: il siriano Tarek (Haaz Sleiman) con la compagna senegalese Zainab (Danai Gurira). Smaltito il primo scontro i due accettano di sloggiare, ma vedendoli spaesati Walter si rassegna a tenerseli per un po'. E subito Tarek incuriosisce il professore con i suoi esercizi di percussione sullo jambè, che gli fa rimediare qualche soldo come ambulante, e si accinge a insegnarglielo. Pian piano Walter si concede tante passeggiate con il nuovo amico, mangia il kebab e partecipa suonando a certi collettivi che gli fanno recuperare un'inattesa pulsione di vita. Sostituendo l'impossibile ritorno del pianoforte, il tamburo risuona come una metafora della sopravvivenza al lutto. Il dramma scoppia quando Tarek viene arrestato perché senza documenti e rinchiuso fra altri 300 nel centro di detenzione di Queens. Toccato con mano il frutto avvelenato delle leggi emanate dopo l'11 settembre, Walter ospita Mouna (Hiam Abbas, splendida attrice anche lei), la madre dello sventurato accorsa dalla Siria, si unisce al gruppo etnico degli stambureggiatori e perfino sostituisce Zainab quando deve assentarsi dalla bancarella dove vende ninnoli artigianali. Nello sforzo di rasserenare un po' le due donne in ambasce, l'amico americano le asseconda nell'ingenuo svago di andare su e giù gratis sul traghetto di Ellis Island, all'ombra di quella Statua della Libertà simbolo di valori ben lontani dalla cieca xenofobia dell'amministrazione Bush. A sorpresa, infine, Walter realizza il sogno di Mouna di vedere a Broadway Il fantasma dell'opera, e nel corso della serata si capisce che fra i due potrebbe nascere qualcosa di più. Ma il film è troppo serio per scivolare su un finale consolatorio... Alla sincerità che McCarthy sa unire a un talento di osservatore della realtà e direttore di attori, bisogna rispondere adeguatamente. Siamo di fronte, rara avis, a un bel film che fa del bene. Ti insegna ad accettare l'"ospite inatteso" anche quando è profondamente diverso; e chiamiamolo pure "abbronzato", secondo la nota espressione del Cavaliere. Un tipico film-Davide che pur maneggiando la fionda del messaggio politico non trascura di impartire un augurio esistenziale: possa il ritmo vitale dello jambè rimettere la tua anima in movimento facendo balenare due soldi di speranza.
Tullio Kezich, Il Corriere della Sera, 5 dicembre 2008

Pierluigi Pusole etichetta il Barbaresco Fenocchio


Circolo Culturale AMANTES
Via Principe Amedeo 38/a. Torino.
Tel. 0118172427 . info@arteca.org
ABC per Bevitori Gaudenti.
Etichetta d’autore
di Pierluigi Pusole

Mercoledì 11 marzo 2009 ore 19.30

Presentazione del Barbaresco 2006 di Renato Fenocchio,
con etichetta creata dall'artista torinese Pierluigi Pusole. 100 etichette d’autore in copia unica.
Un’idea così non poteva che nascere davanti ad un buon bicchiere di vino con gli amici ... e quando gli amici sono produttori di vino, organizzatori di eventi e artisti ecco fatta la frittata; la serie limitata e numerata di etichette d’autore ideata dall’Amantes raggiunge quota dieci; Questa volta sarà un evento ancor più speciale, infatti l’artista Pierluigi Pusole ha deciso di realizzare le 100 etichette a mano, 100 pezzi unici in esclusiva per l’Amantes, 100 piccole opere da collezionare, “CENTO SOLI” (è il titolo della serie) per riscaldare un inverno che non ci vuole lasciare con l’ultimo Barbaresco di Fenocchio, sopraffino produttore di Neive.

L’incontro di mercoledì 11 marzo sarà occasione unica per far proprie alcune bottiglie in copia unica con firma dell’autore, che sarà partecipe all’incontro a partire dalle ore 19.30.
Degustazione guidata di Nebbiolo e Barbaresco con prodotti tipici, su prenotazione per 30 persone.

Per prenotare scrivi a
bevitorigaudenti@arteca.org
o telefona dopo le 14 allo 0118172427.

F r a n c o R o g n o n i



Catalogo con presentazione di Sandra Nava
Inaugurazione e cocktail

venerdì 20 marzo 2009 ore 18-21
Dal 20 marzo al 20 giugno 2009












A dieci anni dalla scomparsa di Franco Rognoni, la galleria Dep Art ripropone a Milano una ventina di opere del suo percorso artistico in una mostra che include alcune delle sue tematiche privilegiate quali gli interni esterne, le storie medioevali, le Venezie, gli incontri umani il tutto però visto attraverso una visione talvolta ironica, talvolta drammatica della vita nella città contemporanea.
Il linguaggio di Franco Rognoni è riconoscibile per l’uso assolutamente originale del disegno nel rapporto con il colore che invade espandendosi entro e fuori dalle coordinate preesistenti.
Franco Rognoni nasce a Milano il 20 settembre 1913 da Giuseppe, agente di commercio e da Giuseppa Carabelli. Cresce in una famiglia della piccola borghesia che, per sfortunate vicissitudini, passa da una discreta condizione economica ad un tenore di vita assai difficoltoso. Rognoni, che ha sempre manifestato fin da bambino una grande passione per il disegno e la pittura, deve rinunciare a coltivare questo interesse per diplomarsi perito tessile impiegandosi poi presso l’Istituto Cotoniero Italiano (si può immaginare con quale profitto!). Tale esperienza, con suo vivo sollievo, è di breve durata e inizia a frequentare i corsi serali presso la Scuola Superiore d’Arte del Castello Sforzesco di Milano dove insegna Arte Applicata il pittore Gianfilippo Usellini. La sua formazione artistica, quasi interamente da autodidatta, lo porta a godere e capire molto presto le nuove forme d’arte e ad amare artisti come Modigliani, Sironi, Licini e gli stranieri Picasso, Chagall, Rouault, Beckmann, Grosz, Klee, Kokoschka.
Ma la svolta della sua formazione artistica avviene frequentando la ricchissima biblioteca del critico d’arte Raffaello Giolli dove, attraverso le riproduzioni, studia l’opera degli artisti stranieri che lo entusiasmano e lo stimolano molto più di quella della tradizione italiana studiata nelle accademie. È proprio il critico Giolli (antifascista morto nel campo di concentramento di Mauthausen nel 1945) a scorgere nel giovane Rognoni un talento meritevole di considerazione. L’opinione di Giolli veniva condivisa da Franco Ciliberti, intellettuale attento alle nuove forme d’arte, che dimostrò stima per questo giovane rivelandone le qualità. Dopo la scomparsa di questi critici e dopo aver trascorso un breve periodo in un gruppo di artisti uniti nel movimento della “Rotonda”, contemporaneo di “Corrente”, Rognoni, che nel 1946 sposa Mariuccia Noè, viene sostenuto dal gallerista Bruno Grossetti titolare della Galleria dell’Annunciata di Milano presso la quale esporrà per oltre trent’anni a partire dal 1949 / ’50. In questo ambiente stringe rapporti di stima e di amicizia con il filosofo Dino Formaggio e intellettuali come Adalgisa Denti e Luigi Rognoni (suo omonimo) entrambi fondatori di case editrici piccole ma d’avanguardia (M. A. Denti e Minuziano). Frequenta altri artisti e poeti quali Salvatore Quasimodo e Alfonso Gatto e, appassionato di musica, segue con interesse le nuove forme compositive dodecafoniche grazie al carissimo amico Riccardo Malipiero. l’architetto Giò Ponti è interessato ai lavori di Rognoni e lo invita alla VII Triennale di Milano per la realizzazione di bozzetti. Di rilievo l’incontro con l’imprenditore Giovanni Botta, appassionato di disegni, incisioni ed ex libris che gli commissiona un imponente lavoro illustrativo di alcuni tra i principali capolavori della letteratura europea (I Promessi Sposi, la Divina Commedia, le Poesie di Carlo Porta, Don Chisciotte, I Miserabili). L’eccezionalità consiste nel fatto che i testi venivano copiati a mano dallo stesso Botta e da Rognoni illustrati poi direttamente su carta da disegno di grande formato, seguendo pagina per pagina, per essere poi rilegati elegantemente in esemplari unici. I disegni, il cui numero è elevatissimo poiché i volumi illustrati sono oltre venti, sono stati eseguiti in gran parte ad acquerello. Artista indipendente, Rognoni si avvia per un percorso solitario lontano dalla seduzione delle nuove avanguardie, che peraltro propongono forme a lui ben note già dagli anni ’30 (Licini, Melotti, Veronesi, Soldati), elaborando il suo mondo alla continua ricerca di un linguaggio personale. È un periodo questo di ripensamenti durante il quale egli alterna e sviluppa modalità di diverse culture; da quella francese di Matisse e Dufy, a quella tedesca di tendenza espressionistica di Beckmann, Grosz e Dix estendendo il proprio interesse anche a Chagall e Kokoschka. Alla fine della guerra mondiale Rognoni si trova in una situazione conflittuale: da un lato è spinto da una forte motivazione a partecipare, con la propria opera, ai movimenti politici e sociali, dall’altro, a causa della sua visione tendenzialmente pessimistica, profondamente colpito dall’evento atomico, ritiene esaurita la funzione dell’arte e della pittura in particolare, specie quella di cavalletto. È più propenso all’idea della funzione della pittura murale riconoscendone l’efficacia così come esposto nel 1933 dal Manifesto della pittura murale (Campigli, Carrà, Funi, Sironi). Cade di conseguenza in una crisi esistenziale che supera dedicandosi temporaneamente all’illustrazione per l’editoria, al disegno di impegno politico e di costume con esordio, a cavallo tra il ’39 e il ‘43 su La Rivista Illustrata del Popolo d’Italia, il cui nome di maggior prestigio era Mario Sironi. Qualche tempo dopo la fine del conflitto, nel 1947, inizia la collaborazione con il giornale l’Avanti!, secondo la tradizione dei grandi Scalarini e Galantara. Il 30 aprile 1950 l’Avanti! dedica una pagina ai principali artisti del quotidiano e di Rognoni così si scrive ”...rinserrandosi poi in una autodidattica severa e laboriosa, stimolato da un irrequieto spirito di satira contro ogni sorta di conformismo artistico, sociale e morale.”
Si dedica all’attività di scenografo, anche se in modo non strettamente professionistico, lavorando per la Piccola Scala di Milano (La donna è mobile di Riccardo Malipiero), la Fenice di Venezia (Il Circo Max di Gino Negri), il Teatro Regio di Torino (El Retablo di De Falla), il Teatro Politeama Margherita di Genova (Battono alla porta di Riccardo Malipiero su libretto di Dino Buzzati) nonché sperimentando nuove soluzioni per la televisione, nata da pochissimo, con le scenografie e i costumi per l’opera Mavra di Stravinsky. Non è però certo facile per Rognoni conciliare il dualismo interiore: poiché trova difficoltà a individuare le coordinate di natura estetica ma ancor più quelle di carattere etico. Le sue varie esperienze e soprattutto l’intensa attività che derivava dalla collaborazione con altri nel teatro e nell’editoria, gli servono ad uscire dalla solitudine sia esistenziale che artistica. La sua pittura che negli anni ’60 appare scura, tormentata, a volte sovraccarica, diviene meno ossessiva, acquisendo forme più libere e ispirate a una visione fantastica rasserenata da guizzi ironici dove il suo inconfondibile disegno arabesca la stesura del colore ottenendo un esprit de finesse particolare che diventa la sua cifra. La sintesi biografica non può ignorare la profondità con la quale Rognoni ha fatto propri stimoli umani, culturali ed artistici. Ne sono conferma le amicizie e le intense frequentazioni negli anni con il poeta e coetaneo Vittorio Sereni, con il filologo Dante Isella e il rapporto di collaborazione e affetto con il musicista Riccardo Malipiero. Tra gli incontri più significativi della maturità emerge quello con Leonardo Sciascia del quale illustra con sei acqueforti la Storia della povera Rosetta.
Uno dei luoghi di grande rilievo che ha influito sulla vita artistica e umana del Maestro è stata la Galleria Annunciata, come già ricordato, diretta da Bruno Grossetti e punto d’incontro per letterati ed artisti tra i più significativi del momento. Franco Rognoni, dopo oltre sessant’anni di vita artistica ininterrotta, muore a Milano l’11 marzo 1999 ed è sepolto nel cimitero di Luino nella tomba di famiglia. Per l’approfondimento dell’opera di Franco Rognoni si rimanda alla corposa documentazione in calce al catalogo “Franco Rognoni – Interni / Esterni” a cura di Luigi Cavallo, Silvana Editoriale,2003.
Orario di apertura
da martedì a sabato 15 - 19
Mattina e festivi su appuntamento
Durata della mostra
20 marzo – 20 giugno 2009
Catalogo in galleria
Dep Art Arte Moderna & Contemporanea
v. Mario Giuriati, 9 Milano 20129
tel./fax +39 02 36535620
www.depart.it
Per ricevere immagini della mostra inviarne richiesta a: art@depart.it

Futurismo 1909-2009

Futurismo 1909-2009
Velocità + Arte + Azione

Milano Palazzo Reale

6 febbraio - 7 giugno 2009


Milano, la città che sale - qui il Futurismo è nato e ha vissuto la sua prima, entusiasmante stagione - dedica al Centenario di questa avanguardia rivoltosa e visionaria una mostra esplosiva posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, promossa dal Comune di Milano e da Skira Editore, curata da Giovanni Lista e Ada Masoero, prodotta da Palazzo Reale in collaborazione con Skira e Artemisia e sostenuta da Fastweb come main sponsor e da Corriere della Sera. La grande esposizione occuperà, eccezionalmente, l'intero piano terreno della Reggia milanese e sarà l'evento centrale di un ricchissimo programma di iniziative promosso dal Comune di Milano, con manifestazioni di teatro, cinema, danza, moda, che faranno della città, per l'intero 2009, la capitale del Futurismo.

Sono circa quattrocento le opere che la compongono, oltre 240 delle quali sono dipinti, disegni, sculture, mentre le restanti spaziano dal paroliberismo ai progetti e disegni d'architettura, alle scenografie e costumi teatrali, dalle fotografie ai libri-oggetto, fino agli oggetti dell'orizzonte quotidiano: arredi, oggetti di arte decorativa, pubblicità, moda, tutti segnati dall'impronta innovatrice del Futurismo.
Unica tra le numerose manifestazioni espositive del Centenario, questa mostra intende infatti documentare l'intero, vastissimo campo d'azione del Futurismo, ponendo l'accento sulla sua generosa e per certi versi utopistica volontà di ridisegnare l'intero ambito dell'esperienza umana in una chiave inedita. Ridurre l'esame del Futurismo alla sola pittura e scultura rischia infatti di snaturarne il volto, cancellando quella che resta la sua più vistosa e ineguagliata specificità.
Non solo, ma poiché il Futurismo non operò nei soli, più celebrati, anni Dieci, ma fu vitale per almeno un trentennio, la mostra ne rileggerà l'intera estensione, fino allo scadere degli anni Trenta, ampliando poi ulteriormente il suo orizzonte temporale per evidenziare da un lato le eredità che raccolse, dall'altro i lasciti che seppe affidare alle generazioni future: il percorso si avvia infatti nell'ultimo decennio dell'Ottocento, documentando la cultura visuale entro cui il Futurismo si formò e si inoltra nella seconda metà del Novecento, con alcuni dei protagonisti di quella stagione (Fontana, Burri, Dorazio, Schifano, i poeti visivi) che al Futurismo guardarono o resero un esplicito omaggio.
Così come i futuristi volevano porre lo spettatore “al centro del quadro”, un allestimento fitto e incalzante porrà il visitatore “al centro del Futurismo” in una mostra vitale, esuberante e polifonica come fu quella straordinaria e irripetibile avanguardia, che da Milano si irradiò nell'intera Italia e di qui in Europa, coinvolgendo una vera folla di artisti.
Tuttavia, di tutti coloro che in Italia operarono in seno al Futurismo si è scelto di presentare solo quelli che diedero un più importante contributo alla causa, sul piano della qualità della loro ricerca o sul versante del dibattito teorico: entrati nel nuovo secolo, è infatti ormai possibile gettare su questo movimento uno sguardo che travalichi la mera cronaca per servirsi dei soli strumenti della storia e della storia dell'arte.
Sezioni della mostra
Prima del Futurismo
La mostra si apre con una panoramica della cultura visiva lombarda di fine Ottocento. Ecco allora il Simbolismo notturno e visionario, di segno “nordico”, di Alberto Martini, Romolo Romani e Luigi Russolo e, insieme, la scultura di Medardo Rosso, creatore di una forma instabile, fusa nell'atmosfera e smaterializzata dalla luce cui attingeranno i futuristi. Ed ecco il Simbolismo di segno più mistico di Gaetano Previati, ma anche l'arte impegnata nel sociale di Pellizza da Volpedo, tutti rappresentati con opere capitali, che scatenarono al loro tempo un acceso dibattito. Ma già in questa sezione d'avvio entrano in scena i cinque firmatari dei manifesti pittorici del 1910: Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini, la cui militanza in seno al Divisionismo, nelle sue diverse declinazioni, viene ampiamente documentata: perché, come scrissero essi stessi in Pittura futurista. Manifesto tecnico: “Non può sussistere pittura senza divisionismo”.

F.T. Marinetti
Tocca poi alla figura di Filippo Tommaso Marinetti fungere da snodo tra questa stagione ancora radicata nell'Ottocento e la nuova, deflagrante età dell'avanguardia: è lui infatti il vero detonatore del nuovo corso dell'arte italiana, il demiurgo della rivoluzione estetica che segna trent'anni del nuovo secolo. Di qui in poi la mostra è articolata per decenni, secondo un percorso che si propone di individuare la dominante estetica di ognuno.

Gli anni Dieci e il Dinamismo plastico
Con il tema del dinamismo si introduce nell'arte quello che viene inteso come il nuovo valore assoluto della modernità. Non più un'arte statica, estranea al flusso del reale, ma un'arte capace di incorporare in sé la vita in quanto pulsione vitale e di connettersi alla realtà nel suo farsi. Questi anni, illustrati in mostra da un centinaio di preziose opere giunte da importanti raccolte pubbliche e private, rappresentano la fase più sperimentale del Futurismo e le proposte estetiche formulate dai protagonisti sono numerose e articolate, scaturite ora dal confronto dialettico con il Cubismo (in Boccioni dopo il 1912 e anche più precocemente in Carrà), ora da un'evoluzione personale, come accade a Balla, che sin dal 1915 giunge alle soglie dell'astrazione pura, ora invece derivate dall'apporto di idee delle generazioni più giovani di futuristi, che portano linfa nuova al movimento. Fra questi ci sono i giovani che con manifesti e scritti teorici contribuiscono al dibattito sul dinamismo plastico (come Depero e Prampolini) sia altri artisti, come Sironi, che transita per il movimento declinandone i principi in modo del tutto personale, o Soffici, che da Firenze conduce la sua battaglia per il nuovo, o come alcuni dei membri del gruppo Nuove Tendenze (Funi e Dudreville soprattutto): tutti artisti che, spesso in modo decisamente autonomo, danno un apporto significativo alle ricerche futuriste.

Gli anni Venti e l'Arte meccanica
Lungo gli anni Venti, in un'Europa impegnata nella ricostruzione e nella riconversione industriale dopo la Grande Guerra, l'arte futurista appare fortemente connotata da una nuova esigenza di ordine e di chiarezza, ponendosi --- in stretta consonanza con l'appello, diffuso un po' dovunque, del “ritorno all'ordine”. Il Futurismo non si pone più, dunque, in antagonismo bensì in piena e stretta concordanza con le altre avanguardie europee, contribuendo a mantenere aperta una dimensione internazionale dell'arte italiana anche in questi anni politicamente bui, in cui si insedia e si impone il fascismo. Balla, il vecchio maestro capace però di sempre nuove invenzioni, crea in questi anni dipinti caratterizzati da rigide architetture formali, posti quindi sotto il segno del “macchinismo”, sebbene non vi figuri una sola macchina. Depero, che già nel pieno degli anni Dieci aveva inaugurato il filone dell'arte meccanica, prosegue su questa strada dando vita a un'inedita e personale vicenda in cui il Futurismo entra in consonanza con la metafisica, ibridandosi in opere singolari immerse in un tempo fermo e sospeso; Prampolini, grazie anche alla sua rivista Noi, da subito aperta all'Europa, è il tramite con le altre avanguardie internazionali e crea opere dalle fitte concatenazioni prima di piani, poi di volumi. I futuristi torinesi, Fillia, Diulgheroff, Farfa, Mino Rosso, che nella seconda metà del decennio tengono alto e vivo il dibattito teorico, formulano da parte loro opere esemplari di questa temperie meccanica e del nuovo culto della macchina, ora intesa come “idolo” dispensatore di rigore geometrico e di nitore formale.

Gli anni Trenta e l’Aeropittura
Nelle opere esposte in questa sezione viene esemplificato un inedito alfabeto della modernità, declinato secondo le due direttrici fondamentali dell'esperienza fisica e mentale del volare. Frutto della nuovissima avventura percettiva consentita dal volo aereo, l'Aeropittura apre orizzonti inattesi, rimettendo in discussione quei codici della prospettiva che da sempre costituivano i principi ineludibili della pittura italiana. Con il volo aereo la prospettiva rinascimentale si annulla: la visione si fa strapiombante, i rapporti spaziali si distorcono, gli orizzonti si incurvano, trasferendo l'uomo “volante” in una dimensione spaesante e talora perfino allucinatoria.
Se per alcuni lo sguardo si volge dall'alto verso il basso, per altri la prospettiva si inverte e l'occhio si alza a penetrare le profondità del cosmo. Il volo si fa così esperienza mentale, incarnando l'utopia antica del mito di Icaro, cioè dell'uomo che affonda lo sguardo nel mistero del divino. È il versante fascinoso dell' Idealismo cosmico, dalla cui costola prende forma l'esperienza del Polimaterismo: in seno a questa nuova sensibilità “cosmica” Prampolini trasfigura infatti la materia caricandola di inediti valori emozionali, fino a “spiritualizzarla”.
Completano l’indagine sul Futurismo importanti opere appartenenti agli altri innumerevoli ambiti che questa generosa avanguardia ha investito con i suoi principi: in mostra figurano così delle sezioni dedicate all'esperienza dirompente del Paroliberismo; alle sperimentazioni messe in atto nella fotografia e nel cinema; alle ricerche innovative condotte nell'ambito della musica, della scena e del teatro (qui si potrà ammirare una straordinaria ricostruzione di scenografia di Balla); alle futuribili novità concepite nell'architettura come nelle arti decorative, nella pubblicità, nella moda.
Da ultimo, una sezione intitolata Dopo il futurismo presenta opere di Fontana, Burri, Schifano, Dorazio, e di esponenti della Poesia Visiva come Miccini e Pignotti, documentando, tanto l’azzeramento dell’arte operato dalla nuova generazione del dopoguerra, quanto l’omaggio, ideale ma palpabile e talora dichiarato, che questi artisti, ognuno a suo modo, hanno reso al Futurismo.
Una saletta cinema, con un montaggio di spezzoni di film futuristi chiude il percorso di questa imponente rassegna che vuole ripercorrere nel modo più esaustivo, in occasione del suo centenario, la leggendaria storia del movimento futurista.


La grande mostra del centenario futurista è realizzata “ad alta tensione ambientale” grazie al progetto di ClimatePartner Italia, con l'impiego di alcuni materiali ecologici per l’allestimento e neutralizzando le emissioni di gas serra generate dalla produzione dei materiali cartacei (il catalogo Skira e i biglietti di entrata stampati a emissioni azzerate). Nell’ultima sala, sull'esempio di alcune frasi di personaggi celebri sul concetto di "futuro" oggi, i visitatori sono invitati a costruire insieme il "Manifesto per il Futuro del Pianeta" in qualsiasi forma, disegnata o scritta "in libertà", sullo stile di Marinetti.
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FUTURISMO 1909-2009
Velocità + Arte + Azione

SCHEDA INFORMAZIONI

Sede
Palazzo Reale, piazza Duomo, 1220121 Milano

Date
Dal 6 febbraio al 7 giugno 2009

Vernice per la Stampa
Giovedì 5 febbraio 2009, ore 12.00

Inaugurazione
Giovedì 5 febbraio 2009, ore 18.30

Orari
• Tutti i giorni 9.30-20.00
• Lunedì 14.30-20.00
• Giovedì 9.30-22.30
La biglietteria chiude un’ora prima

Informazioni
• www.futurismo.milano.it
• Infoline: 02.54919 (dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 17.00; pagamento: carta di credito o vaglia)

Prenotazioni Scuole(biglietti e visite guidate)
(diritto di prevendita € 1,00 a persona)
• Ufficio gruppi Ticket.it: 02.54919(dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 17.00; pagamento: carta di credito o vaglia)
• Ad Artem: 02.6597728, info@adartem.it
• Aster: 02.20421469, info@spazioaster.it

Prenotazioni Gruppi(biglietti e visite guidate)
(diritto di prevendita € 1,50 a persona)
• Ufficio gruppi Ticket.it: 02.54919(dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 17.00; pagamento: carta di credito o vaglia)
• Ad Artem: 02.6597728, info@adartem.it
• Aster: 02.20421469, info@spazioaster.it

Prevendita Biglietti
(diritto di prevendita € 1,50 a persona)
• www.futurismo.milano.it
• Infoline: 02.54919(dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 17.00; pagamento: carta di credito o vaglia)
• Punti vendita Ticket.it nelle principali città italiane
Biglietti
• Intero € 9,00
• Ridotto € 7,50
• Ridotto scuole € 4,50
Il biglietto consente l’accesso ridotto (6 euro) alla mostra “F.T. Marinetti=Futurismo” in programma alla Fondazione Stelline a Milano fino al 7 giugno

Sezione Didattica di Palazzo Reale
Laboratori gratuiti per le scuole secondarie di primo grado
tel. 02 860649

Visite riservate ed eventi in mostra
Per associazioni, gruppi e aziende è possibile prenotare visite riservate alla mostra e attività di Corporate Hospitality nelle sale di Palazzo RealePer informazioni:Skira: Stefano Rommel, srommel@skira.netArthemisia: Simona Serini, ss@arthemisia.it

Ufficio Stampa
Lucia Crespitel. 02.89415532 - 02.89401645lucia@luciacrespi.it

Ufficio Stampa Arthemisia
Alessandra Zanchitel 0721.370956 - 349.5691710az@arthemisia.it

Ufficio Stampa Comune Di MilanoMartina Liuttel. 02.88456796martina.liut@comune.

DF_ARTE CONTEMPORANEA



DF_ARTE CONTEMPORANEA


Rúa de San Pedro 11, baixo 15704

SANTIAGO DE COMPOSTELA

Tel. 607 24 75 25 / 981 56 36 08



Si desexa darse de baixa da nosa lista de envíos, envíe un e-mail a Si desea darse de baja de nuestra lista de envíos, envíe un e-mail a info@dfarte.comComing soon:

RUIDO! 7 01/04/09Phroq
Francisco Meirino (spanish born, 1975) first began recording in 1994 sometimes under the moniker Phroq sometimes under his own name. His music, a complex and constantly changing electronic soundscape, range from ultra dynamic electro-acoustic to sheer noise passages, is fascinating by it intensity and precision. He works mainly with the computer, contact microphones and acoustic devices. The music of F. Meirino explores the tension between programmed and accidental results. He released many recordings (cd’s, lp’s, cdr, tapes etc..) for labels such as : Entr’acte, Groundfault, Banned Productions, Even Stilte, Solpisism, Gameboy, 23 five etc... and his own label : Shiver Sounds. Francisco Meirino has shown his multimedia works at the Mostra d’Art Sonor I Visual in Barcelona, The Scenario Pubblico in Catania, the Standard-Deluxe art gallery in Lausanne. Performed live at festivals : Activating The Medium (San Francisco), Observatori (Spain), Akousma (Montreal), LUFF (Switzerland), Norberg (Sweden) and in cities such as : Tokyo, Osaka, Kobe, San Francisco, Los Angeles, Oakland, Paris, Marseille, Zurich, Genève, Lausanne, Rotterdam, Nijmegen, Cologne and many more... During this years Francisco Meirino has had the honour to perform & record with : Scott Arford, Dave Phillips, Randy HY Yau, Michael Gendreau, Astro, Lasse Marhaug, Zbigniew Karkowski, Cindy Van Acker, Tim Olive, Kasper T. Toeplitz, Mike Shiflet, Bob Bellerue, Goh Lee Kwang, Kazuya Ishigami, Guilty Connector and others... http://www.phroq.com/


Durán Vázquez


Duran Vazquez was born in Vigo on 1979. Start to work at the beginning of 1998, using self-taught methods and without prior musical formation. In 2003 was released his first work, Pigua, Megapigua, published by Crónica Electrónica record label (Portugal). Also composed music for the shortfilm Paranoias from the Galicia Cinema School on 2003 and made, collaborating with Sumugan Sivanesan, the video Goebbels Pupils published by Crónica Electrónica and selected for contest by the 15º International Electronic Art Festival VIDEOBRASIL (Sao Paulo, 2005). He was between the selected ones of the first radio art contest En el Aire, of the Hablar en Arte association (Madrid, 2005). In 2006 returned to appear between the five selected of this contest with the piece Chernobil, mon amour! and was also between the artists selected by Hablar en Arte association for the In Sonora III and In Sonora IV soundart show (Madrid 2007 and 2008). The piece Terror Film for Radio was broadcasted by the RADIOZERO.PT as part of the biannual radio art festival RadiaLx 2008, in Lisbon. And his videoart piece Physikos, Aphysikos has been exhibited by Art Tech Media (Puerto de la Cruz of Tenerife 2008).

Duran Vazquez played at the Contemporary Art Museum of Vigo on 2003 and 2007; also in Sonar and LEM festivals (Barcelona 2004), Maus Hábitos club (Porto 2004), Fine Arts Faculty (Pontevedra 2005), NASA club (Santiago de Compostela 2006), Spanish Cultural Centre (Montevideo 2007), LIMb0 (Modern Art Museum, Buenos Aires 2007),Ruido! 6 (DF_Arte Contemporanea , Santiago de Compostela 2008), ArtEx Sonora (Contemporary Art Museum Unión Fenosa, A Coruña 2008), Club Le Larraskito (Bilbao 2008), Experimentaclub festival (Madrid 2008), Cervantes Institute (Berlin 2008), MEM festival (Bilbao 2008). http://www.myspace.com/durnvzquez

venerdì 6 marzo 2009

GALERIE AUGUST ART – LONDON - U.K

ART SWAP “ JAPANESE SOUNDS”



Video

By

STEFANO FANARA


FROM 05 MARCH UNTIL 12 MARCH 2009

Wharf Studios, Baldwin Terrace, Islington, N1 7 RU – LONDON – U.K.


+44 (0)2073540677

Info@augustart.co.uk

www.augustart.co.uk


www.stefanofanara.it

www.stefanofanara.com

LETTERE

LE ARIE DEL TEMPO
Associazione Culturale, via Lomellini 3/3, 16124, Genova, Italy
Tel: 00 39 0102468446 -
E-MAIL: info@leariedeltempo.it -
www.leariedeltempo.it













Lettere

A cura di Luisella Carretta, Marco Ercolani e Giuseppe Zuccarino.

Inaugurazione della mostra 6 marzo 2009 ore 17,00con
gli interventi di Stefano Bigazzi e Giuliano Gallettapresso la Sala Lignea della Biblioteca BERIO di Genova, Via Seminario,16 Italia
La mostra resterà aperta nei giorni feriali fino al 18 marzo 2009
dalle ore 16.00 alle 18.30.

In un’epoca in cui la corrispondenza tradizionale sembra in via di estinzione, sostituita da messaggi trasmessi solo per via telematica, e in cui pochi pensano ancora alla possibilità di scrivere una missiva a mano, può essere utile tornare a farlo, per una volta, in forma personale e inventiva. L’intento della mostra è quello di riportare l’attenzione sul genere «lettera», intesa come «frammento intimo», foglio sparso, appunto necessario a scandagliare l’animo umano con emozioni e pensieri pertinenti al processo creativo dell’artista. Scrive Rainer Maria Rilke a un’amica: «No, non lo faccio per lei, ma piuttosto per la “cosa”, per ciò che è il mio lavoro – finalmente in tutte le lettere c’è una traccia della sua intensità che vibra e si comunica; niente è perduto di ciò che ha vibrato una volta oltre un certo grado di intensità».

Lettere ormai impossibili da scrivere
Lettere segrete e misteriose
Lettere scritte in lingue sconosciute
Lettere ironiche
Lettere oniriche
Lettere ludiche
Lettere illeggibili
Immagini di lettere…


La proposta, rivolta ad artisti visivi e scrittori, era quella di realizzare una lettera con le seguenti caratteristiche:
. creata su unico foglio (di carta, cartoncino o altro materiale), le cui dimensioni massime erano di cm. 21 x 30.
. scritta a mano con la possibilità di includere interventi visivi (disegno, fotografia, collage, ecc.).


Sono giunti oltre 200 contributi provenienti da:
Argentina, Belgio, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, India, Iran, Israele, Macedonia, Marocco, Messico, Norvegia, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Turchia
Ai quali si aggiungono le lettere storiche messe a disposizione dalla Biblioteca Berio di Genova.


Tutti i contributi saranno visibili a partire dal 4 marzo 2009 sul sito dell’Associazione Culturale Le Arie del Tempo www.leariedeltempo.it

Progetto e sito web a cura di :
Silvia Ballerini, Luisella Carretta, Carolina Cuneo, Domingo Donato, Maurizio Olita, Viola Pagliano, Alessandra Russo
e con il contributo di Viviane Ciampi.

In collaborazione con:
Biblioteca Berio-Sezione di Conservazione e Ufficio Comunicazione Promozione Eventi
Culturali.


Copyright – Le Arie del Tempo 2009

Elenco dei partecipanti alla mostra Lettere

Lettere storiche
Gabriele D'Annunzio, Silvio Pellico, Massimo D'Azeglio Marcello Piacentini , Fortunato Depero, Giuseppe Prezzolini , Charles Dickens, Gabriele Rossetti, Edoardo Firpo, Giuseppe e Giuseppina Verdi, Eugenio Montale, Gian Pietro Vieusseux
Lettere dall’Italia
Giorgio Aceto, Roberto Agostini, Silvia Ambrosi, Marta Ampolo, Vincenzo Ampolo, Maria Andreozzi, Anonimo, Comasia Aquaro, Luigi Ballarin, Silvia Ballerini, Luisa Bergamini, Stefano Bigazzi, Alessandra Bianchi, Fabia Binci, Elena Bono, Alessio Brandolini, Wolf Bruno, Viviana Buttarelli, Lino Cannizzaro, Daniela Carati, Luisella Carretta, Gianfranco Carrozzini, Fabrizio Casapietra, Bruno Cassaglia, Marco Cassini, Alessandra Cenni, Viviane Ciampi, Sergio Cignoli, Viana Conti, Clara Crovetto, Carolina Cuneo, Brunetto De Batté, Valeria De Rienzo, Vincenzo Di Maio, Angela Donna, Marco Ercolani, Monica Ferretti, Franca Fioravanti, Lucetta Frisa, Giuliano Galletta, Marco Fabio Gasperini / Daniela Kalepyros, Giorgio Gazzolo, Nini Giacomelli, Gustavo Giacosa, Rosa Elisa Giangoia, Stefania Giazzi, Mimmo Grasso/Adriana Del Vecchio, Laura Gratton, Roberto Guerrini, Carla Iacono, Aldino Leoni, Dante Maffei, Ruggero Maggi, Giuseppina Mancuso, Daniela Marin, Ponziano Medda, Maurizio Olita, Serena Olivari, Concetta Paglialonga, Mari Rita Parsi, Giuseppe Pellegrino, Agostino Perrini, Manuel Perrone, Raffaele Perrotta, Pino Petruzzelli, Irina Possamai / Giuseppe Zuccarino, Luciano Provenzano, Davide Puccini, Mario Ranieri, Alina Rizzi, Luciano Roncalli, Leonardo Rosa, Margherita Levo Rosenberg, Alessandra Russo, Lucrezia Salerno, Luigi Sasso, Bruno Servi, Gruppo Sinestetico, Giorgio Teglio, Alberto Terrile, Emanuela Tortello, Giorgia Ugo, Sandra Verda, Susanna Viale, Guido Zavanone, Piero Zino
Lettere dal mondo
Meral Agar – Turchia, Lilla Agrafioti – Grecia, Ivica Ajanovski – Macedonia, Aytül Akal – Turchia, Ela Altay – Turchia, Sebnem Altuntas – Turchia, Fortner Anderson – Canada,
Tülay Araz – Turchia, Zuhal Arda – Turchia, Bala Ariduru – Turchia, Linet Asafrana – Israele, Hélène Aubry – Canada, Painter Aysel – Turchia, Clément Barniaudy – Francia, Deniz Bayav – Turchia, Sive Nese Baydar – Turchia, Sinan Beler – Turchia, Graciela Bello – Argentina, Claudine Bertrand – Canada, Angela Biancofiore – Francia, Leyla Buhara – Turchia, Mario Callens – Belgio, Müge Cansez – Turchia, Peter Carravetta – Cina, Diomenia Carvajal – Francia, Jean Chiang – Cina, Santina Chirulli – Belgio, Antonio D'Alfonso – Canada, Pierre Damiens – Francia, Hulya Degerbilir – Turchia, Denise Desautels – Canada, Banu Dizdar – Turchia, Ugurcan Dostel – Turchia, Louise Dupré – Canada, Emel Duyan – Turchia, Ercan Enterli – Turchia, Safiye Mine Erdurak – Turchia, Feray Erkis – Turchia, Berna Erkün – Turchia, Ahu Ersöz – Turchia, Bartolomé Ferrando – Spagna, Alberto Ferretti – Finlandia, Carla Ferro – Belgio, Chiara Fiorini – Svizzera, Ines Fontenla – Argentina, Jean Foucault – Francia, Pedro Garciarias Spagna, Nini Giacomelli – Brasile, Deniz Gokduman – Turchia, Yves Gonthier – Canada, Gülsah Güran – Turchia, Ziya Gürel – Turchia, Leila Habibi – Iran, Merih Havug – Turchia, Bambu Hellstedt – Finlandia, Atilla Ilkyaz – Turchia, Feyza Ilkyaz – Turchia, Ceren Ilyasoglu – Turchia, Tugçe Ipekten – Turchia, Gülistan Isik – Turchia, Melik Iskender – Turchia, Nurdan Iskender – Turchia, Mufit Iscer – Turchia, Renu Iyer – India, Cecile Jajalali – Germania, Hasa Kahrona – Turchia, Elif Karaaslan – Turchia, Banu Karal – Turchia, Polixene Kasda – Grecia, Melike Kaynak – Turchia, Onur Kaynak – Turchia, Jung Sook Kim - Corea del Sud , Neslihan Kiyar – Turchia, Katharina Kreil – Svizzera, Hulya Küpgüoglü – Turchia, Egil Martin Kurdol – Norvegia, Béatrice Libert – Belgio, Fügen Leman – Turchia, Daniel Leuwers – Francia, Aylin Menekse – Turchia, Melissa Mey – Turchia, Emrah Nallar – Turchia, Knud Steffen Nielsen – Danimarca, Bernard Noël – Francia, Esin Oktayer – Turchia, Sezen Ögünç – Turchia, Meral Oprukçu – Turchia, Cécile Oumhani – Francia, Ümran Özbalci Aria – Turchia, Fatma Özberki – Turchia, Halil Ibrahim Özcan – Turchia, Kyung Won Park - Corea del Sud, Senay Pehlivan – Turchia, Nurcan Perdahci – Turchia, Daniel Poulin – Canada, Bruno Roy – Canada, Ana Rossi – Francia, Ertugrul Saraç – Turchia, Funda Sorican – Turchia, Sevgi Soylu Koyuncu – Turchia, Cornelia Studer – Svizzera, Asli Tanrikulu – Turchia, Marcia Theophilo – Brasile, Muzzaffer Tire – Turchia, Soner Tire – Turchia, J.C. Todd – USA, Pascal Truchet – Francia, Nuray Turan – Germania, Imren Tuzur – Turchia, Alpaslan Ucar – Turchia, D. Udaiyvan – UK, Benoît Vincent – Francia, Anna Voegtli – Svizzera, kin Onat Von Merhart – Turchia, Belgin Yaran – Turchia, Hasan Yel – Turchia, Huseyin Yel – Turchia, Mavisel Yener – Turchia, Nurhan Yesil – Turchia, Fathima Rimh Zahra – Marocco, Mohammad Ziar - Iran

lunedì 2 marzo 2009

Al via le mostre dei vincitori di EM'ARTE 2008


L'ecomuseo dell'alabastro di Castellina Marittima inaugura il prossimo 7 marzo alle ore 17 le mostre dei vincitori della passata edizione del V concorso internazionale di arti visive EM'ARTE 2008. Si tratta di Gloria Vanni e Toshiko Kitatami, rispettivamente prima e seconda classificata nella sezione pittura, e Giorgio Conti, secondo nella fotografia e già protagonista di un'apprezzata personale negli scorsi mesi.
Gloria Vanni, giornalista di nascita genovese ma residente a Milano, si propone per la prima volta in una personale dal titolo “Collageamodomio”, dove già il titolo fa intravvedere una disincantata visione della realtà che si tramuta in ben composti collages, dove spicca la ricerca di effetti monocromi e il frequente ricorso all'ironia di certi 'tormentoni linguistici', spesso inseriti a forza dai media nella nostra quotidianità. Kitatami, invece, fa parte di quella tendenza all'iperrealismo magico che molti giovani artisti adottano con un ritorno ad un modo apparentemente classico di raccontare la realtà. E' la favola di certe immagini 'Winx-like', ma che sottendono una ricerca spasmodica dell'essere nella difficile congiuntura contemporanea. Conti conferma nelle sue belle fotografie un'automatica connessione con le tematiche del primordiale e della lettura cosmica attraverso i macro sull'elemento a lui più caro e congeniale: il mare.
Sempre sabato l'artista Enrico Carniani, primo vincitore del Concorso "La vela della Felicità", donerà una propria opera alla raccolta d'arte contemporanea dell'Ecomuseo.
Le mostre saranno aperte al pubblico fino al 5 aprile prossimo il sabato e la domenica dalle 15,30 alle 19,00 con ingresso gratuito. Per informazioni, Caesar Onlus tel. e fax. 0586260837, arte@caesaronlus.it



Enti promotori
Comune di Castellina Marittima (PI)


Organizzazione Coop C.AE.S.A.R. Onlus

Curatori Raffaela M.Sateriale e Roberto Russo

Gli artisti
Personale di Gloria Vanni "collageamodomio"

Collettiva di Giorgio Conti e Toshiko Kitatami " I due emartiani"

Opera donata di Enrico Carniani

Segreteria organizzativa
Coop. C.AE.S.A.R. Onlus tel/fax 058 6 260837

Promozione CAESAR EDITRICE

Progetto per l’allestimento Raffaela M.Sateriale
Sede: Ecomuseo dell'Alabastro
Piazza Cavour Castellina Marittima (PI)

Inaugurazione Sabato 7 Marzo 2009 ore 17.00
Mostra dal 7 marzo al 5 aprile 2009
apertura venerdì, sabato e domenica ore 15.30-19.00
sito: www.caesaronlus.com

PSICOSOLUZIONI PNL



Di Lucy M Pole, con le tecniche della "Programmazione Neurolinguistica".Disciplina naturale, alternativa e complementare
Un'approccio Olistico utilizzando tecniche naturali per superare il disagio e i sintomi da stress

FÒGOLA GALLERIA DANTESCA

FÒGOLA GALLERIA DANTESCA
Piazza Carlo Felice , 15 - Torino


La s.v. è invitata mercoledì 4 marzo 2009 alle ore 18,00
Presenta Angelo Mistrangelo Critico d’arte e Giornalista de La Stampa

Maurizio Boscheri -
Opere Oli su tela
4 - 31 marzo 2009

Orari Lunedí: 15,30-19,30 Martedì - Sabato: 10,30-19,30 Domenica: 15,30-19,30
Info: FÒGOLA GALLERIA DANTESCA
info@fogola.com Tel.: 011.535897 - Fax: 011.530305

Atelier Maurizio Boscheri Via Principale 21 – 39044 Laghetti di Egna Bz
Tel. 0471 818233 - 349 5654485 www.maurizioboscheri.it


È con una nuova idea di figurazione, non tanto interessata alla resa fedele del dato reale, quanto nell’attribuire a questa scelta stilistica un significato altro, che si confronta l’opera di Maurizio Boscheri, in mostra a Torino presso la galleria La Fògola, a partire dal 14 marzo (fino al 31 marzo 2009).
Nelle opere in mostra, si individuano un insieme di emozioni ed espedienti tecnici volutamente portati all’eccesso: da una parte sospensione e stupore, dall’altra esaltazione timbrica della tavolozza, effetti flou e decorativismo. Ma della natura non potrebbe essere data altra lettura al giorno d’oggi: i documentari scientifici sul regno animale portano in sé un terribile presagio di incombente minaccia di estinzione che interessa sempre più specie animali. E poco ci consola il fatto che ancora oggi vengano trovate specie sconosciute come nell’importante successo del topo-ragno elefante scoperto recentemente dallo staff del Museo Tridentino di Scienze Naturali.
Questa è la ragione che spiega come dietro a tutto il fulgore dei fiori e alla varietà delle razze animali messe in campo da Boscheri si celi una diffusa dimensione malinconica.
L’impostazione generale dell’opera di Boscheri e la sua particolare attenzione al mondo naturale gli derivano dalla personale esperienza di vita. È autodidatta e, dopo anni di lavoro nell’ambito manageriale delle multinazionali, approda alla pittura rendendosi conto che il linguaggio a lui congeniale per dire qualcosa al mondo è quello dell’arte. La forte attrazione per viaggi in zone esotiche e la conseguente riflessione sul tema della natura vengono espresse dall’artista ricorrendo ad una stratificazione di tecniche: l’aerografo con effetti flash, pittura ad olio e infine ritocchi decorativi circolari, dati in punta di pennello al modo dei dipinti rupestri degli aborigeni australiani, destinati a suggellare un’atmosfera scintillante dei quadri. Il risultato che ne consegue è una serie di opere che si pongono al di fuori da fini meramente illustrativi, proponendosi invece come monito, come una sorta di paradossale “memento mori”, lanciato per rammentare allo spettatore il drammatico rischio di estinzione a cui stanno andando incontro i molti degli animali immortalati.

Maurizio Boscheri nasce a Mezzolombardo nel 1955. È attivo nel campo dell’arte da circa dieci anni. Le sue opere, presenti in numerose esposizioni personali e collettive sono conservate in collezioni private italiane,europee ed americane.