venerdì 23 gennaio 2009

FRANCESCO FANTINI


FRANCESCO FANTINI

Mozambico
La stagione del futuro


CENTRO CULTURALE (ex Tribunale)
Padova - Via Altinate, 71
31 gennaio – 15 marzo 2009



Si inaugura 31 gennaio alle ore 17.00 nel Centro Culturale (ex Tribunale), la mostra Francesco Fantini. Mozambico, la stagione del futuro.
Cento fotografie stampate su lastre tipografiche: immagini documenti di un passato, memoria negata dalla guerra e testimonianza di un futuro incarnato dalle speranze di bambini ormai diventati adulti che sono passati attraverso un inferno fatto di morte e dolore. “Bambini che - ricorda Francesco Fantini - attendono fiduciosi una rinascita. Così il Mozambico, dopo anni e anni di guerra; così i suoi figli orfani, esuberanti e festosi, ballando oltre il ricordo, tentando una vita in ritardo che ha dovuto rinunciare all’infanzia e all’adolescenza per cercare di portarsi alla pari”.
Fantini compie così il suo viaggio raccogliendo immagini di chi si è perduto, e scava nelle macerie del passato, in sordidi mucchi di spazzatura, lungo un racconto che si snoda fino al mare, per ritrovare la bellezza, una normalità tesa a riprendere il proprio corso nel lavoro degli uomini, nei villaggi tra le donne e la gioia festosa di bambini che giocano perduti. E’ attraverso le parole di un bambino, ormai diventato un giovane uomo, che termina il suo viaggio: “Tante stagioni sono andate perdute, non ci rimane che la stagione del futuro…”e prosegue ricordando “ …la stagione del futuro è anche vostra, piena di pericoli, le nostre storie devono stringersi una all’altra per sostenersi e non avere più paura…”. Inizia così un percorso e l’appello a cui il fotografo padovano ci spinge: quello della solidarietà. Le immagini di Fantini hanno il potere di catturare lo sguardo, e risultano affascinanti sia sotto l’aspetto formale, che sotto il profilo umano.
Il reportage fotografico dell’autore, si propone di utilizzare il mezzo fotografico, quale strumento di sensibilizzazione, finalizzato al sostegno di progetti volti all’istruzione dei bambini in Mozambico. Il lavoro di Fantini è un reportage sociale, utile a veicolare una campagna nazionale itinerante; in seguito presente a Cagliari, Milano, Torino.
Una visita teatrale completa la mostra: Marta Bettuolo e Stefano Eros Macchi del teatro de LiNUTILE accompagneranno il visitatore a rivivere la particolare esperienza di Fantini nell’incontro con gli uomini di strada a Maputo.
E’ stato inoltre realizzato un importante catalogo, che oltre alle fotografie, presenta un racconto di Francesco Fantini. Parte del ricavato del volume sarà devoluto all’associazione A.Mo. nell’ambito del progetto Esmabama.
La mostra è promossa dall’Amministrazione Comunale di Padova, in collaborazione con l’Associazione A.Mo. Onlus - Amici del Mozambico, con il contributo di IKEA FAMILY Padova, dell’associazione IAI, della GB Sportelli Torino ed è curata da Enrico Gusella.
Biografia

Nasce a Padova il 21 dicembre 1957, dopo gli studi al Liceo Artistico frequenta l’Accademia di Belle Arti di Venezia (allievo di Emilio Vedova), dove inizia ad occuparsi di fotografia. Nel 1978 fonda lo studio fotoGraf, svolgendo per un ventennio attività fotogiornalistica con frequentazioni nel settore pubblicitario.
Nel 1994 diventa presidente del consorzio fotogirnalistico “Lux Scribo” comprendente le agenzie fotogiornalistiche: D-Day, Vision, Errebi, Foto Cronaca, fotoGraf
Nel 1997 dirada le collaborazioni con la stampa quotidiana; sviluppa l’interesse per le nuove tecnologie - la fotografia digitale in particolare – oltre l’approfondimento delle tradizionali tecniche in bianco e nero. L’esperienza del reportage prosegue, ma indirizzata alla produzione di servizi di impegno sociale, sviluppati sulla base di progetti in collaborazione con il mondo delle associazioni del volontariato.
Ha realizzato reportage in Afghnistan, Pakistan, India, Kenya, Marocco, Turchia, Portogallo, Nord Europa, Doubai, Bosnia, Cambogia, Argentina, Kurdistan Iracheno, Brasile, Camerun, Uganda, Rwanda, Messico, Perù, Ecuador, Mozambico.
Ha pubblicato nei maggiori giornali e riviste nazionali ed internazionali: Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa, Epoca, Panorama, Espresso, Gente, Oggi, Specchio della Stampa, Vouge, Now Magazine, Time, Dier Spiegel, Time Life, Foto.
Oltre alle pubblicazioni, in particolare con “il Venerdì di Repubblica” con il quale collabora continuativamente dal 2000, i reportage si concretizzano in pubblicazioni di volumi e mostre itineranti. Ha pubblicato “Terre e popoli senza pace, il Kurdistan” nel 1999, “Schiavi della vita, viaggio nel lavoro minorile in Brasile” nel 2001, “AvsiAfrica” nel 2002, la multivisione digitale “L’albero di Jorge” nel 2003, “WNairobiW” nel 2004, la multivisione digitale “Peace” nel 2004, la multivisione digitale “Compartimos, il viaggio di Manuel Montes Figueroa”, nel 2005.
Ad ogni pubblicazione dei libri e dei DVD, sono seguite mostre itineranti in tutta Italia e all’estero; fra le più importanti: Roma, Milano, Bologna, Napoli, Venezia, Ginevra (Palazzo dell’Onu), Nairobi, Rio de Janeiro e da ultimo un’esposizione al museo d’arte moderna Mart con la mostra WNairobiW.
Nel 2001, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Padova – Centro Nazionale di Fotografia, si è svolta nelle sale espositive del Palazzo del Monte di Pietà, una sua importante mostra personale dal titolo “Francesco Fantini. Schiavi della vita “, un reportage sulle condizioni di vita dei bambini brasiliani.
Nel 2004 un’altra mostra: WNairobiW”, sempre con l’Assessorato alla Cultura di Padova – Centro Nazionale di Fotografia, al Museo del Santo. Questo evento iniziava l’omonima campagna in favore degli abitanti delle baraccopoli del Kenya, promossa da Alex Zanottelli.
L’attività comprende anche conferenze, interventi in corsi universitari e incontri con il pubblico con particolare attenzione al mondo del volontariato, scolastico e universitario.
Il reportage realizzato in Brasile sul tema del lavoro minorile, gli è valso – primo fotogiornalista – l’attribuzione del premio speciale della giuria per il giornalismo alla XVII edizione del premio E. Hemingway. Nel 2004 riceve la menzione d’onore per una multivisione digitale titolata “Peace” al World Digital Creators Contest di Tokio. Nel 2007 riceve il terzo premio al Nikon Photo Contest International con l’immagine “I volti del segreto” tratta dal reportage “Compartimos” viaggio nel mondo del micro-credito in America Latina.


Prenotazioni visita teatrale (max 20 persone): Centro Culturale (ex Tribunale), v. Altinate
Teatro de LiNUTILE: tel 049 2022907
Tutte le mattine dalle ore 10.00 alle 13.00

Info: Centro Nazionale di Fotografia
Tel. 049 8204518/4530
Fax: 049 8204532
e-mail: cnf@comune.padova.it
Sito internet: http://cnf.padovanet.it
Palazzo Zuckermann
Corso Garibaldi, 29
35122 Padova

Padova, Centro Culturale Altinate
Date 31 gennaio – 15 marzo 2009
Orario martedì – domenica 10.00 – 18.00 orario continuato

martedì 20 gennaio 2009

EM'ARTE 2009 Concorso Internazionale di Arte Visive

Con la collaborazione del Comune di Castellina Marittima ed i
Patrocinii della Regione Toscana e della Provincia di Pisa, la C.Æ.S.A.R. ONLUS
bandisce il 6° Concorso Internazionale di Arti Visive
“EM'ARTE 2009 ” che si tiene a Castellina Marittima Pisa nello Spazio Espositivo dell’Ecomuseo dell’Alabastro.
Il concorso è aperto a tutti gli artisti, italiani e stranieri, e comprende sei sezioni così articolate:


A Pittura (grafica, collage, aerografia, ecc)
B Piccola scultura (citazioni speciali per sculture in alabastro)
C Multimedia (video artistici, computer art, ecc)
D Fotografia tradizionale e digitale
E Installazioni, performance
F Giovani critici (fino a 35 anni di età)

Gabriele Di Matteo


“Jackson Pollock.
Une vie, éléments et documents”

Federico LugerInaugurazione mercoledì 21 gennaio ore 19:00Dal 22 gennaio al 19 aprile 2009Catalogo edito da CHARTA testi di Giorgio Verzotti e François MichaudLibro d’artista in 200 esemplari
Un’analisi attraverso la pittura del personaggio Jackson Pollock; dal rapporto conflittuale con la madre, alla realizzazione delle prime opere, dal periodo di Springs, alla sua fine.Nel 1982 viene pubblicato dal Centre Pompidou di Parigi un catalogo che ripercorre la retrospettiva di uno dei maggiori rappresentanti dell’Espressionismo Astratto Americano.Gabriele Di Matteo sottopone le oltre settanta illustrazioni della sezione “Une vie, éléments et documentes”, quelle che vanno da pagina 213 a pagina 310, a un processo di riproduzione. Tutte le fotografie che ritraggono Pollock nei diversi momenti della sua vita, sono state tradotte in pittura e trasformate in quadri. Tutti i documenti invece (lettere, dattiloscritti, inviti e altro), alcuni riscritti a mano, sono stati rifotografati e ingranditi.Resta fuori da questo processo di traduzione la pittura di Pollock. Così, le vedute delle mostre, delle sale o saloni espositivi che hanno ospitato i famosi dripping e le altre opere di Pollock, ci presentano solo quadri bianchi.Spogliando l’artista dell’immagine che ci ha lasciato, Di Matteo mette da una parte la pittura e tutto quello che ha d’incommensurabile con qualsiasi dinamica attuale, dall’altra la vita dell’artista e l’impossibilità con cui essa si è scontrata.Un viaggio nel passato di un mito, un grand tour sensibile alla ricerca del lato più umano, della normalizzazione di un capitolo di storia d’arte contemporanea. Un’immersione nel celebre catalogo, dove l’osservatore entra a far parte visibilmente e percettibilmente di un arco d’esistenza, percependone i dolori e i successi, la privazione e una lontana serenità.
Federico Luger Via Domodossola 17 (interno) 20145 Milano
Aperto dal lunedì al venerdì dalle 15:30 alle 19:00 Sabato su appuntamento
Tel: +39 02 67391341 info@federicoluger.com
Come raggiungerci: da Cadorna Ferrovie Nord prima fermata Domodossola A 50m; tram 1, 19, 33; autobus 43, 57
The gallery will be in ArteFiera-Bologna, Art Rotterdam, Arco-Madrid, Volta-New York, MiArt-Milano

Alcuni aspetti del simbolismo nell’arte contemporanea

Mostra a cura di Giampaolo Trotta

PIETRASANTA (Lucca)
STUDIO D'ARTE RIOTTO, Via Oberdan, 24
24 gennaio – 8 febbraio 2009
Inaugurazione:Sabato 24 gennaio ore 17,30
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Si intitola “Symbolica / alcuni aspetti del simbolismo nell’arte contemporanea ” la mostra curata da Giampaolo Trotta in cui lo scultore Ignazio Fresu presenterà alcune delle sue più significative installazioni. La manifestazione è organizzata dallo Studio d’Arte Riotto in collaborazione con il Comune di Pietrasanta.
Gli artisti proposti sono: CRISTIANO ARCADI, DANIELE CASTAGNOLI, LUCA DI CASTRI, IGNAZIO FRESU, PAOLO LANTIERI.
Troveremo “le istallazioni ‘rugginose’, frammenti monumentali alla deriva di misteriosi archeologismi tecnologici, di Ignazio Fresu, nei quali un tecnicismo ammaliante trasforma residui industriali e di imballaggi effimeri in fantascientifici portali, architetture, colonnati, reticoli tubolari dalle reminiscenze classiche, precolombiane e protoindustriali. Equilibri ancora una volta precari, messaggeri di profonde e criptiche concettualità cosmiche, superfici dilavate dal tempo e corrose sotto gli agenti meteorici che disvelano pensieri escatologici entro panorami scenici dalle sonorità corali e coinvolgenti. Simbologia mediata attraverso l’apparenza delle cose, simbologia del divenire attraverso la metamorfosi, la mutazione che mantiene come costante universale dell’esistenza la sublimazione poliedrica del Bello. Divenire – sostiene l’artista – s'impone come la sostanza stessa dell'Essere, che a sua volta ci appare come il rinnovarsi di un ente che prima mancava di una caratteristica e in seguito l'acquista diventando forma-estetica ”.
Giampaolo Trotta
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PIETRASANTA (Lucca)
STUDIO D'ARTE RIOTTO, Via Oberdan, 24
24 gennaio – 8 febbraio 2009
Tutti i giorni, dalle ore 16 alle 20
Informazioni:
Comune di Pietrasanta, Assessorato alla Cultura
Tel. 0584 795234
e-mail: cultura@comune.pietrasanta.lu.it
Studio d’Arte Riotto, Pietrasanta
Tel. 347 5756857
e-mail: info@eugenioriotto.it

MARCO COLAZZO

Artista: MARCO COLAZZO
Titolo mostra: AUDIOFONOVISIVI
Testi in catalogo: Lorenzo Canova, Marco Meneguzzo
Inaugurazione: venerdì 16 gennaio 2009 ore 18
Durata: fino al 28 febbraio 2009




Luogo: Galleria Maniero Via dell’Arancio 79 – 00186 Roma
Info: tel./fax: 06 68807116 - info@galleriamaniero.it -



La Galleria Maniero inaugura il 16 gennaio 2009, la mostra personale di Marco Colazzo “Audiofonovisivi”, composta da un’installazione di recentissime opere su carta di grandi dimensioni dove l’artista ha sviluppato i soggetti dei suoi ultimi cicli pittorici in cui le raffigurazioni visionarie e quasi postumane di fantocci, robot, burattini, giocattoli e maschere compongono un mondo parallelo e inquietante, enigmaticamente abitato dai simulacri artificiali di un uomo forse per sempre assente. In queste ultime opere, Colazzo ha bloccato i suoi soggetti su uno sfondo monocromo che mette in risalto la rapida qualità di un segno liquido e scuro che traccia e compone le forme e le strutture plastiche di questi personaggi che già a partire dal titolo stesso della mostra evocano un contesto analogico e ormai distante, il senso di un’archeologia di una modernità scaraventata in un universo digitale, la fisicità di una presenza tattile che s’impone al centro di uno spazio riconquistato all’interno dell’ordine costruito di un mondo sempre più elettronico e immateriale.

On the 16th of January Marco Colazzo‘s one-man exhibition entitled “Audiofonovisivi” opens at the Galleria Maniero. The exhibition is composed of an installation of his latest works on large sheets of paper where the artist has created the subjects of his latest pictorial cycles in which the visionary and almost post-human representations of dummies, robots, puppets, toys and masks compose a parallel and disturbing world, mysteriously inhabited by the artificial simulacrums of a man perhaps forever absent. In these most recent works, Colazzo has trapped his subjects on a monochromatic background which exalts the immediate quality of a liquid and dark marking that traces and composes the plastic shapes and structures of these characters evoking an analogical and distant context starting from the title of the exhibition - the sense of an archeology of a modernity thrown into a digital universe, the materiality of a tactile presence that imposes itself in the center of a regained space inside the constructed order of a world ever more electronic and immaterial.
Marco Colazzo è nato nel 1963 a Roma dove vive e lavora. Ha tenuto mostre personali nelle gallerie Alfonso Artiaco, Pozzuoli (Na), La Nuova Pesa, Roma - Associazione Culturale L'Attico, Roma - Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, Palermo - Numerouno ArteContemporanea, Trento. Tra le mostre collettive dal 1992: A parete, Galleria Ennio Borzi, Roma - Giovani artisti IV, Palazzo delle Esposizioni, Roma - Ritratto-autoritratto, Trevi Flash Art Museum, Trevi (Pg) - Martiri e Santi, Associazione Culturale L'Attico, Roma - Ultime generazioni. XII Esposizione Nazionale Quadriennale d’Arte, Palazzo delle Esposizioni e Ala Mazzoniana, Roma - Four young painters, Galleria Generous Miracles, New York - Futurama, Museo Pecci, Prato - Bandierarossa, Associazione Culturale L’Attico, Roma Anableps, Studio Stefania Miscetti, Roma - Codice Mutante. XXVI Premio Avezzano, ex Granai Torlonia, Avezzano (Aq) - Resistenza, Palazzo Comunale, Tivoli (Rm) - Antologia Romana, Galleria Alessandro Bagnai, Siena - Pagine nere, Associazione Culturale L’Attico, Roma - Arte Italiana per il XXI Secolo, Ministero degli Affari Esteri, Roma -Interni romani, Auditorium Parco della Musica, Roma - On the Edge of Vision. New Idioms in Indian & Italian Contemporary Art, Victoria Memorial Hall, Calcutta (IN) - I colori di Roma, Auditorium Parco della Musica, Roma - XV Quadriennale, Palazzo delle Esposizioni, Roma
GALLERIA MANIERO VIA DELL’ARANCIO, 79 00186 ROMA

lunedì 12 gennaio 2009

Georges Seurat, Paul Signac e i neoimpressionisti

Apre a Milano la prima grande retrospettiva realizzata in Italia e dedicata al neoimpressionismo, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e promossa dal Comune di Milano – Cultura. Con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero degli Affari Esteri, dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lombardia, della Provincia di Milano, del Centre culturel français de Milan, e con la partecipazione del Musée d'Orsay, la mostra è prodotta da Palazzo Reale e da Arthemisia.

A cura della studiosa francese Marina Ferretti Bocquillon, "Chargée de Mission" al Musée d'Orsay di Parigi e con importanti incarichi museali in Francia, la mostra s’incentra sulle figure di Georges Seurat e Paul Signac, presentando una scelta di loro straordinari dipinti provenienti dai più importanti musei del mondo (tra cui il Musée d'Orsay di Parigi, il Metropolitan e il Guggenheim Museum di New York) ed è pensata per far scoprire al pubblico le due personalità artistiche nel rispettivo ruolo e nel fondamentale contributo che diedero alla nascita e allo sviluppo del neoimpressionismo, diffusosi rapidamente soprattutto in Francia ed in Belgio.

La storia del neoimpressionismo inizia nel 1884, quando i due artisti si incontrano per la prima volta, e la mostra evidenzia la loro evoluzione fino alla nascita del movimento, durante l’inverno 1885-86.
La Seine à Courbevoie è l’opera dipinta da Seurat nel momento in cui le sue ricerche segnano un vero e proprio traguardo artistico, dopo i numerosi studi eseguiti nell’isola della Grande Jatte. Ed è proprio in quel momento che il pittore mette in pratica il principio fondamentale della divisione del colore, secondo il quale, ponendo sulla tela piccoli tocchi di colori puri, viene lasciato alla retina dello spettatore il compito di operare, in una visione a distanza, la mescolanza dei toni cromatici.
Il neoimpressionismo è nato e la nuova tecnica, applicata con più o meno rigore, conosce un’ampia diffusione fino alla morte di Seurat nel 1891. Durante gli ultimi venti anni del movimento, dal 1891 al 1910, è soprattutto sotto l’impulso di Signac che la tecnica neoimpressionista si libera maggiormente ed evolve verso un’espressione sempre più intensa del colore.

Il percorso della mostra è organizzato secondo uno sviluppo tematico in sette sezioni che colloca le opere nel loro contesto storico, e offre altresì una coerenza cronologica che consente di seguire l’evoluzione stilistica del neoimpressionismo. Inoltre, un’opera italiana, divisionista o prefuturista (tra cui dipinti di Balla, Previati, Russolo, Longoni), completa ogni sezione in cui è diviso il percorso, per sottolineare la confluenza degli interessi artistici europei durante quel periodo, particolarmente ricco d’innovazioni estetiche.

Sezioni della mostra:

1 - Seurat e Signac prima del neoimpressionismo
Di formazione e temperamento opposti, Seurat e Signac si conoscono nel 1884 durante la prima mostra del gruppo degli “Artistes Indépendants” a Parigi. Georges Seurat (1859-1891) ha ventiquattro anni e cerca leggi sicure che regolino il concetto di bellezza in quanto ai suoi occhi “l’arte è armonia”.
È l’anno in cui Seurat, formatosi all’Ecole des Beaux-Arts, espone la sua prima grande composizione Une baignade. Asnières (1884, Londra, National Gallery), nella quale conferisce ad una scena di vita moderna le dimensioni di un quadro storico. Le opere del giovane Seurat si distinguono subito per una geometria insistente, e negli studi si può notare, sin dal 1882-83, una “mise en place” dai tocchi regolari come in Paysan à la houe (1882) e Paysannes au travail (1882-83) (entrambi dal Solomon R. Guggenheim Museum di New York), che rendono uniforme e unitaria l’insieme della superficie.
Paul Signac (1863-1935) ha vent’anni e dipinge da autodidatta, dopo essere rimasto affascinato da una mostra di Monet, per cui molto presto assimila la tecnica impressionista. La libertà offerta dal lavoro “en plein air”, l’amore per una luce ed un colore scintillanti, corrispondono alla sua sensibilità. Tutto ciò però non gli impedisce di privilegiare, come Seurat, le composizioni frontali e ben orchestrate che limitano gli effetti prospettici ed affermano la superficie della tela. Tanto Seurat è riservato, quanto Signac è estroverso e preso dalla passione per il colore. Sicché toccherà a lui, chiamato ben presto il San Paolo del neoimpressionismo, diffondere e divulgare la teoria della divisione dei toni.
Nonostante le differenze, i due artisti, divenuti amici, condividono il gusto del rigore, della modernità e soprattutto l’ambizione di essere innovativi. Vogliono essere obiettivi scegliendo di descrivere il mondo moderno, secondo il linguaggio che gli è proprio ovvero nuovo e scientificamente all’avanguardia. Si interessano quindi ai trattati di ottica ed allo studio della percezione dei colori.

2 - Periferie
Nel corso della seconda metà del XIX secolo, Parigi, come la maggiore parte delle grandi città europee, si espande e nella periferia i neonati quartieri residenziali confinano con le zone industriali. Questo nuovo paesaggio fa sì che i parigini ricerchino nuovi svaghi sulle rive della Senna.
Appassionato di vela, Signac, scopre ad Asnières, dove vive la madre, contemporaneamente le gioie della navigazione e quelle della pittura “en plein air”. Sempre ad Asnières, Seurat inizia nel 1883 la sua prima composizione: Une baignade. Poco lontano si trova l’isola della Grande Jatte, dove i parigini si recano a passeggiare, ed è questo il luogo che l’artista sceglie per dipingere il quadro considerato l’icona del neoimpressionismo, Un dimanche après-midi à l’île de la Grande Jatte (1884-86, Art Institute of Chicago). Iniziato nel 1884, il quadro viene ripreso e modificato da Seurat, nel corso dell’inverno 1885-1886, raggiungendo una divisione sistematica dei toni.
Signac non perde tempo e subito dopo, nel marzo-aprile 1886, dipinge Les Gazomètres. Clichy, (Melbourne, National Gallery of Victoria) il suo primo paesaggio rigidamente neoimpressionista. Nel maggio 1886, espongono quindi entrambi, con Camille e Lucien Pissarro all’ottava ed ultima esposizione impressionista, presentando le loro prime opere “neoimpressioniste” intorno a Un dimanche après-midi à l’île de la Grande Jatte. Rapidamente il neoimpressionismo si diffonde in Francia e in Belgio, con sempre più numerosi emuli, sedotti, se non dalla portata scientifica, sicuramente dalla novità del procedimento.

3 - Le stagioni e i lavori
I giovani pittori neoimpressionisti hanno ereditato dai fratelli maggiori impressionisti un gusto spiccato per l’analisi e la traduzione della luce dell’Ile de France. Spesso privi di presenze umane, i paesaggi di Camille Pissarro, di Albert Dubois-Pillet e di Henri Edmond Cross, dei belgi Henry van de Velde o Théo van Rysselberghe e dell’olandese Jan Toorop, si organizzano secondo una geometria semplice in cui lo studio della luce diventa il vero e proprio soggetto del quadro. Queste tele esprimono una poesia distaccata, quasi astratta, e possono riassumersi in un’armonia cromatica più o meno sfumata secondo il temperamento dell’artista. Significativi in tal senso Briqueterie Delafolie à Eragny (1886-88) di C. Pissarro e Paysage avec marronnier (1889, Dordrechts Museum) di Toorop.
Tuttavia, nelle opere di alcuni pittori appare una preoccupazione d’ordine sociale: il belga Constantin Meunier è un precursore in questo campo, seguito da Georges Morren, e in Francia, da Maximilien Luce che diventa il poeta del mondo operaio.

4 – Seurat, Signac: marine
Grazie allo sviluppo della ferrovia, i parigini scoprono il fascino delle spiagge normanne e bretoni. Come Monet, anche Seurat e Signac trascorrono di solito l’estate in riva al mare e se nei mesi invernali, Seurat nel suo atelier si dedica alle grandi composizioni che chiama “Immagini di lotta”, in estate lavora alle Marine.
Marine che sono spesso un puro studio di linee e di colore e che costituiscono un punto fra i più alti dell’arte di Seurat e Signac. Entrambi danno libero corso alla passione per l’analisi della luce e allo sviluppo degli accordi cromatici particolarmente raffinati, in cui la piccola pennellata fa vibrare la superficie della tela come in Port-en-Bessin, avant port, marée haute del 1888 (Parigi, Musée d’Orsay) e in Le chenal de Gravelines: un soir (1890, New York, The Museum of Modern Art) di Seurat. La purezza formale di queste immagini conferisce loro una poesia quasi musicale e, infatti, non contento di attribuire ai suoi quadri un numero “d’opus”, Signac li ha spesso sottotitolati evocando il ritmo di una partitura, come “l’allegro maestoso” di Concarneau: Calme du soir (New York, The Metropolitan Museum of Art, Lehman Collection).

5 - La città
La Parigi di fine Ottocento è un immenso cantiere. Dopo aver visto il tessuto urbano rimodellato dal prefetto Haussmann, i parigini assistono al completamento della ristrutturazione delle Halles e alla costruzione della Tour Eiffel.
Ma, per gli artisti, Parigi evoca principalmente l’atelier, quello in cui le modelle posano e dove sono elaborate le composizioni più ambiziose perché i pittori neoimpressionisti hanno un approccio del tutto diverso da quello impressionista. Tramite disegni, studi dipinti e schizzi procedono con un lavoro progressivo, riannodando così con le tradizioni della pittura classica.
Parigi è comunque un luogo di svaghi e di ritrovi e gli artisti s’incontrano nei caffè, frequentano locali notturni ed assistono a spettacoli alla moda: il circo, il cabaret e soprattutto il “Can-can”, come testimoniano i due più importanti studi di Seurat, eccezionalmente in mostra, Chahut (ètude), 1889-90 (London, Courtauld Institute of Art) e Chahut (ètude), 1889-90 (Buffalo, Albright-Knox Art Gallery) mentre Louis Hayet dipinge per esempio, e sono anch’essi in mostra, Au café e La Halle au blé.
Di notte poi, l’illuminazione a gas dà un nuovo viso alla capitale e il pittore Angrand è il primo a studiarne gli effetti, mentre la poesia notturna delle grandi città con i lampioni accesi seduce particolarmente Maximilien Luce, di cui vediamo Quai de l'Ecole, Paris. Le soir del 1889. La città è infine il luogo delle mostre, tuttavia i giovani pittori rifiutano di sottoporre le loro opere alla Commissione del “Salon Officiel” (esposizione annuale che si teneva nella Parigi ottocentesca i cui organizzatori controllavano l’intero settore artistico) ed espongono in alternativa sia al “Salon des Artistes Indépendants” di Parigi sia al “Cercle des XX” di Bruxelles.

6 - Ritratti
La figura umana è il soggetto più rappresentato nella storia della pittura occidentale. I pittori neoimpressionisti affrontano questo tema sia nelle loro grandi composizioni sia nei numerosi ritratti, per lo più dei loro familiari: Héloïse Signac, madre dell’artista, è ritratta in La Salle à manger (1886-87), di cui è esposto un mirabile studio, e vediamo la sua compagna, Berthe Roblès, in Femme sous la lampe (Parigi, Musée d'Orsay) e in Femme se coiffant. Lucien Pissaro dipinge il giovane fratello Georges al lavoro, come si vede ne L'Atelier de l'artiste. Portrait de son frère (1887, Indianapolis Museum of Art). Anche Théo van Rysselberghe ci ha lasciato numerosi ritratti, tra cui, splendidi, quelli della figlia Elisabeth e dell’amico Emile Verhaeren (1892, Bruxelles, Bibliothèque Royale de Belgique), poeta e difensore della causa neoimpressionista. Georges Lemmen ci ha consegnato invece, da ammirare ora in mostra, il meraviglioso dipinto delle piccole Serruys, Les Soeurs Serruys (1894, Indianapolis Museum of Art) sorelle della sua allieva, la pittrice Yvonne Serruys.

7 - Dopo Seurat: marine
Dopo la morte di Seurat nel 1891, Signac è a capo del neoimpressionismo. Lo stesso anno, Cross si stabilisce nel Sud della Francia dove vive come un eremita a Cabasson. Nel 1892 Signac scopre intanto Saint-Tropez e decide di trascorrervi parte dell’anno e viene qui raggiunto da numerosi amici.
La sua tecnica evolve nel giro di qualche anno verso una maggiore libertà: nel 1895 il tocco si espande ed il colore viene rafforzato. Le sue opere assumono la forma di mosaici e guadagnano in forza e in semplicità; Saint-Tropez. L'orage (1895, Saint-Tropez, Musée de Saint-Tropez, L’Annonciade), qui esposto, ne è un chiaro esempio. D’altro canto, sia Clocher de Saint-Tropez (1896, Tolosa, Fondation Bemberg), sia la furia colorata del bellissimo Voiles et pins (1896) sono testimoni di questa evoluzione: lo studio del colore puro primeggia sull’analisi della luce ed annuncia oramai il Fauvismo. Nel 1899, Signac pubblica il volume D’Eugène Delacroix au néo-impressionnisme che spiega gli elementi propulsivi della tecnica divisionista e li integra in una prospettiva storica. Questo trattato (presente in mostra), tradotto in tedesco e spesso ripubblicato, sarà letto ed avrà un grande impatto su un’intera generazione di pittori con la passione per i colori e per le teorie estetiche, tra cui in particolare Wassily Kandinsky. Matisse soggiorna a Saint-Tropez nel 1904 e pratica, seppur per poco tempo, la divisione dei toni e lo stesso anno Mondrian lavora presso Toorop a Domburg nei Paesi Bassi.
A Parigi, Balla (in mostra Agave sul mare del 1908) e Severini s’interessano anch’essi, affascinati, alla teoria e alla tecnica della divisione e del colore puro. Alla morte di Cross nel 1910, Signac rimane l’ultimo rappresentante del primo neoimpressionismo. Dipinge d’ora in poi sempre meno ad olio e pratica sempre più la tecnica dell’acquarello. Una nuova storia inizia, quella delle avanguardie del XX secolo.

La fotografia del colore e la teoria del colore
Nel percorso della mostra, due sezioni specifiche sono dedicate rispettivamente alla fotografia a colori, a cura di Silvana Turzio, e all’approfondimento delle teorie del colore, a cura di Francesca Valan.
Fin dal 1860 alcuni fotografi sperimentatori si ispirano alla “miscela ottica” e alla teoria del “contrasto simultaneo”, studiati da Eugène Chevreul, individuando soluzioni interessanti, ma occorre aspettare l’inizio del Novecento perché si concretizzi il sogno della “fotografia del colore”: l’autocromia, messa a punto dai fratelli Lumière. Le straordinarie autocromie esposte in questa sezione, provenienti dalla collezione della Société française de photographie, sono state scelte tra quelle prodotte nei primissimi anni della loro diffusione e tra quelle che più si avvicinano ai quadri neoimpressionisti sia per i soggetti che per la ricerca estetica.
Nella sezione dedicata alle teorie del colore è possibile invece realizzare veri e propri esperimenti visivi ideati e documentati dallo stesso Chevreul; esercizi che aiutano a "vedere" le vibrazioni luminose e a capire la ricerca dei neoimpressionisti. Alcuni esperimenti visivi si possono altresì effettuare lungo il percorso della mostra, di fronte ai quadri, in modo da comprendere a fondo la tecnica dei pigmenti puri composti direttamente sulla tela e i diversi stili di pennellata. Al termine del percorso, ogni visitatore potrà altresì partecipare alla divertente interpretazione collettiva del grande capolavoro di Seurat Un dimanche après-midi à l’île de la Grande Jatte, posando sulla traccia grafica del dipinto un pallino adesivo colorato ovvero il proprio "puntino" cromatico.

Una mostra eco-sostenibile
Allineandosi agli obiettivi del Comune di Milano per una città sempre più ecologica, in previsione dell’Expo 2015, questo evento espositivo è stato realizzato ad “alta attenzione” ambientale. Grazie alla collaborazione con ClimatePartner, azienda leader che mira a ridurre le emissioni di anidride carbonica in modo sostenibile e duraturo, l’impatto ambientale della stampa del catalogo e, laddove possibile, del materiale cartaceo è stato azzerato grazie al progetto Climaneutral. Inoltre, nel contesto della mostra vengono proposti alcuni messaggi per sensibilizzare il visitatore a comportamenti più corretti nel rapporto con l’ambiente.
Una mostra, dunque, in nome della salvaguardia del clima e dell’ambiente, per contribuire ad una sinergia sempre più stretta tra arte, cultura e natura.



Arthemisia
Alessandra Zanchi
T 0721 370956 M 349 5691710
az@arthemisia.it

Comune di Milano
Martina Liut
T 02 88450150/56796 www.comune.milano.it

Skira
Lucia Crespi
T 02 89415532 M 338 8090545 lucia@luciacrespi.it
CONFERENZE
GIOVEDÌ 15 GENNAIO
ore 18
QUIRINO PRINCIPE
"Il suono giallo"... E il suono azzurro? E il suono rosso? Tra tonalità e sfumatura, la musica ai tempi dei neoimpressionisti

Quirino Principe è nato a Gorizia nel 1935. Insegna filosofia della musica, nella facoltà di lettere dell'università di roma III. Fra i suoi libri di argomento musicale: Mahler (1983), Strauss (1989), I quartetti di Beethoven (1993), La musica a Milano nel Novecento (1996), Il teatro d'opera tedesco (2004). Traduttore da varie lingue, è il curatore dell'edizione italiana del Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien. E' croce d'onore della Repubblica d'Austria e Accademico di Santa Cecilia.

Premio "POESIA SENZA CONFINE" 2009

Premio "POESIA SENZA CONFINE" 2009

LA GUGLIA
Associazione Culturale - Onlus, con sede adAgugliano (Ancona) ha indetto il concorso di poesia"POESIA SENZA CONFINE" 2009. che si sviluppa in tresezioni :

A) a carattere nazionale, poesia in lingua, sezione rivoltaa tutti i poeti italianiB) a carattere regionale, poesia dialettale, riservata aipoeti marchigiani

C) a carattere regionale, poesia in lingua e in dialetto,riservata agli studenti marchigiani Scadenza 31 marzo 2009

La partecipazione al concorso è gratuita.

I REGOLAMENTI e la scheda di iscrizione sono reperibili nelsito www.associazionelaguglia.it

"POESIA SENZA CONFINE"2009info@associazionelaguglia.it
cell. 329.9293623

sabato 10 gennaio 2009

SENZ’ANIMA: l’ultimo paradiso




PRIMO PIANO LIVINGALLERY
COMUNICATO STAMPA

SENZ’ANIMA: l’ultimo paradiso
Lecce - Primo Piano LivinGallerydal 10 – 01 – 2009 al 28 - 01-2009

INFORMAZIONI UTILI
Evento: SENZ’ANIMA: l’ultimo paradiso
Orario vernissage: sabato 10 GENNAIO, ore 19,00
Sede: Primo Piano LivinGallery
Indirizzo: Puglia - Lecce - Lecce Viale Guglielmo Marconi 4
Orari: dal lunedì al sabato 10-20; mattina su appuntamento
Telefono Sede: 0832.304014
Curatori: Dores SacquegnaArtisti: Tag: arte mostre lecce puglia
Catalogo: bilingue (italiano-inglese)

Ad inaugurare il primo appuntamento del 2009 una mostra collettiva di artisti nazionali ed internazionali che affrontano con differenti metodologie espressive la fragilità umana che qui diviene musa ispiratrice e humus di un tessuto culturale e sociale.
SENZ’ANIMA intende riflettere su quello che oggi è il nostro ultimo paradiso, cioè la nostra Terra, il nostro modo di vivere, sentire, partecipare agli eventi della storia, per iniziare a recuperare il senso della vita e dell’uomo, verso quella sublime dimensione dell’anima che si materializza in un altrove sconosciuto ma che è capace di affascinare, incuriosire l’essere umano.
Last Paradise.. è davvero il nostro ultimo paradiso? Possiamo ancora svegliarci da questo sonno profondo in cui la nostra mente cavalca pensieri futuristici e il nostro corpo è ancora legato alla terra e alle sue leggi? Saremo capaci di trattenere la nostra anima nel corpo e non farla fuggire via da noi? ai posteri larga sentenza….

La mostra “Senz’Anima”è suddivisa in due sessioni:
L’anima insegue il corpo di cui gli artisti invitati: CORNEL BARSAN, NATA MARCILLAC(Francia), DANIEL BALANESCU(Romania),GIORGIO CARLUCCIO(Italia),FELIPE GARCIA, AMANDA SEARS (Usa),IRMA HINGHOFER-SZALKAY(Austria), RACHEL SILSKI (Belgio),MERCEDES VANDENDORPE (Spagna).
Last Paradise di cui gli artisti invitati: EFRATH BOUANA, PIERS HENRIOT (Francia)
NATHAN BRUSOVANI (Israele),PAOLO CONSORTI, LETIZIA MARABOTTINI, MARIA ANTONIETTA SCARINGELLA(Italia),DEBRA MARIE DREXLER, DIRK PETCHULL (Usa)
MAGGY JACOT (Belgio),NOELLA ROOS(Olanda).

L’anima insegue il corpo
L’arte si sa è un modo di esprimere i fenomeni universali della vita, della morte, della spiritualità, dell’amore. Cornel Barsan (Transilvania,1965, vive ed opera a Parigi) utilizza il linguaggio della scrittura come espressione e simbolo di uno stato metafisico che precede il verbo, la parola. Nelle opere di Daniel Balanescu (Romania,1967) l'identità del modello proposto risulta sacrificata e pronta ad espellere i sentimenti dell'anima: disperazione, sogno ed estasi. Sulla scia del “sogno” e della sua “trasfigurazione” le opere scultoree di Giorgio Carluccio (Tuturano,Br, 1948), che giocano su elementi onirici, composti da materiali eterogenei di grande impatto visivo.
Più dissacrante Felipe Garcia (Chicago, Illinois), che con il dittico fotografico “Pray two” mette in dualità due mani, sulla sinistra il rosario e sulla destra un preservativo.
Simbolicamente esiste una chiave per accedere nei meandri dell’anima, e molto spesso è la musica che aiuta l’artista Irma Hinghofer-Szalkay (Graz, Austria) ad entrare in comunione con l’altro di sé. Ella gioca su tematiche che uniscono filosofia, armonia, mito, per individuare anche aspetti dei sentimenti, dei sogni, delle visioni. La musica come la danza trasportano i nostri sensi in un dolce oblio e il nostro corpo si adagia in una dimensione spirituale e meditativa, nelle opere di Noella Roos (Olanda, 1969). Tra natura e industria, tra anima e oggetto, emergono i lavori grafici di Amanda Sears (Chicago, Il). Rachel Silski (Bruxellel,1962) si concentra su problemi delle relazioni umane e sulla memoria, mentre la giovane Mercedes Vandendorpe (nasce in Canada, vive ed opera in Spagna) è interessata alle dinamiche dell’inconscio nella psicoanalisi di Jung. Archetipi, ombre ed Ego sono miti e credenze di varie culture, simbologie importanti nella vita.
Il nostro corpo è lo specchio dell’anima nelle opere di Nata Marcillac.

Last Paradise

Dopo la mitica caduta in volo di “Dedalo ed Icaro”, dell’artista belga Maggy Jacot (Bruxelles,1958) entriamo nelle “segrete cose ” di Paolo Consorti (San Benedetto del Tronto, 1964), presente con il video “Inside the secret things “, ispirato al terzo canto dell’inferno dantesco della Divina Commedia, in cui uomini e donne nude di diversa età corrono nei meandri infernali alla ricerca di se stessi, in un’atmosfera artificiale carica di plasticismo teatrale. Sulla stessa direttiva ma con una pittura espressionista post moderno Efrath Bouana (Israele,1986vive ed opera a Parigi), porta in scena la disperazione e la solitudine dell’uomo causata dalla perdita del proprio io, nella sanguinosa battaglia alla ricerca di sé, mentre Nathan Brusovani (Leningrado, 1956, vive ed opera in Israele) in fotografia porta “last Paradise” nel tentativo di riprendere gli ultimi istanti del paradiso, pegno, la perdita dell’innocenza. Debra Marie Drexler (Missouri,Usa,1958,) ha vissuto per alcuni anni a Tahiti nelle Hawai, studiando il contesto dove ha vissuto Gauguin,padre dell’arte moderna, esaminando il confine tra arte visiva, filmografia e romanzo. Letizia Marabottini (Aquapendente,Vt,1974, vive ed opera a Roma), lavora sul paesaggio urbano, mixando, quasi fossero matrici xilografiche fotografia e pittura, intervenendo con solchi e materiali eterogenei sulle immagini urbane, sulle prospettive di palazzi, luoghi del nostro vivere ma anche del caos.
Anche la leccese Maria Antonietta Scaringella (Campi Salentina,Lecce) gioca sul paesaggio e la sua trasfigurazione. Tagli trasversali propongono allo sguardo prospettive di fuga e angoli urbani, palazzi totemaitici dipinti tra realtà e lirismo, che sprigionano un senso di malinconia, di attesa, di tensione. Nella serie fotografica “The Santora Session” di Dirk Petchull (California, 1959),c’è la rappresentazione della grazia e della quieta agonia, le emozioni di una donna, la sua vita, e la ricerca di se stessa.